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"Spesso la condotta di un uomo, riscaldata dal vino, non è che l'effetto di ciò che, negli altri momenti, avviene nel suo cuore" J. J. Rousseau
 

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FATTORIA di LAMOLE

Posted By Franco Traversi on novembre 25th, 2009

Oggi finalmente dopo tanta pioggia splende un bel sole, decido quindi di recarmi a visitare la Fattoria di Lamole, situata nell’omonima località; visita gia programmata dal momento che ho assaggiato i loro vini durante l’anteprima del Chianti Classico alla Stazione Leopolda di Firenze.
Lamole è situata nel comune di Greve in Chianti ed è praticamente un terrazzo naturale sulla vallata del torrente Greve; essa è protetta dai venti del nord dal monte San Michele, mentre da ovest arrivano i venti caldi provenienti dal mar Tirreno.
Da sempre quindi il vino di Lamole è sinonimo di alta qualità.
Ad accogliermi trovo Paolo Socci, proprietario dell’azienda che mi introduce in una piccola cantina ( un tempo destinata a pollaio) dove fanno mostra le bottiglie del vino in produzione e sul tavolo bicchieri pronti per degustarlo; non è grande come ambiente ma molto caldo, muri spessi riparano dal freddo invernale e mantengono il fresco estivo, inoltre appesi alle pareti vecchie etichette dei precedessori della famiglia Socci, oltre a vari attrezzi storici.
Il Signor Socci si dimostra molto cordiale ed inizia a raccontarmi, con orgoglio, la storia della sua famiglia legata al territorio fin dal 1071.
Giovanni Socci fu notaio a Siena e con i guadagni amplia la proprietà; il figlio Giovanni, anche lui notaio, inizia la ricostruzione dei vigneti che erano andati distrutti dalla filossera e con l’aiuto di Silvio Piccini, nel 1924, è uno dei fondatori del Chianti Classico.
Fu sotto la conduzione di Giorgio, padre di Paolo, che la fattoria nel 1956 viene premiata fra le grandi aziende .
Dal 2003 è divenuta proprietà del figlio Paolo e della moglie, che si è dedicato, rifiutando il lavoro del padre, ingegnere alle ferrovie dello stato, al recupero dei vigneti precedentemente abbandonati; infatti fino a 50 anni fa, l’agricoltura a Lamole si effettuava faticosamente nei terrazzamenti.

L’azienda ha una superficie totale di Ha 270, a vigneto Ha 16,5, circa 800 piante di olivo, i rimanenti Ha sono destinati a bosco e pascolo per l’allevamento delle pecore, comunque dei 16,5 Ha di vigneto in produzione soltanto una parte dei vigneti più vecchi, circa 2 Ha, il vino prodotto viene imbottigliato dall’azienda, mentre la maggioranza della produzione viene ceduta alla cantina sociale.
Oltre alla bontà del Chianti Classico “ Le Stinche” perché ho voluto conoscere il Signor Socci?
Per avere la possibilità di imparare tantissime cose, la prima è constatare quale opera di restauro delle vigne abbia effettuato, ben 7 Km di muri a secco, con una fatica disumana, si è passati da impianti di vigna a rittocchino agli attuali terrazzamenti, come 50 anni fa, perché?
Il rittocchino ha filari da nord a sud, almeno qui a Lamole, il sole è esposto in modo perpendicolare alle foglie, mentre il terrazzamento ha esposizione est-ovest, meno esposta al sole, ma in considerazione che le pietre dei terrazzamenti assorbono il calore del sole rimandandolo alla pianta per un tempo molto più lungo, funzionando praticamente da stufa, in considerazione che la forma di allevamento del vigneto è ad alberello.
Mi diceva appunto Paolo che la fotosintesi è completamente diversa e si è potuta rilevare nella nuova produzione, i profumi, il terroir di Lamole si sente in modo incredibile.
In considerazione del fatto che la densità d’impianto è di 230 x 60, ossia circa 7.200 piante x Ha.
Incuriosito ho voluto camminare per le vigne a terrazzamento, ho notato questa opera di restauro, che è solo agli inizi, inoltre esse hanno una leggera pendenza sia da destra che da sinistra creando al centro del vigneto una specie di fosso per il deflusso delle acque; per capire quanto erano intelligenti i nostri avi, in fondo alla vigna c’è ancora una ruota di pietra che serviva a macinare i sementi, la quale ruota era alimentata dal deflusso delle acque, certo l’ingegno era tanto, si utilizzava proprio tutto.
I terreni sono di origine Eocenica, un misto di arenaria e sabbia, con del galestro e argilla, siamo a ben 650-700 metri di altezza, intorno boschi di castagni, querce e larici, infatti nel passato prima si raccoglievano i marroni, poi si vendemmiava.
Devo anche specificare che di questa zona è originario il Sangiovese di Lamole, detto anche polveroso, chiamato anche Sangioveto, che non è altro che il padre del Sangiovese Grosso, poi diventato Brunello.

Viene prodotto anche un vino bianco, Chardonney e Sauvignon sempre a tale altitudine, sopra il Castello delle Stinche, vigna di circa 7.000 m/q, tale vigneto impiantato nel 1991, 5.550 ceppi per Ha, sesto d’impianto 260 x 70, questo vino fa solo acciaio, presenta una spiccata acidità, frutta esotica, Paolo vendemmia quasi in ritardo di 15 giorni l’uno dall’altro, al Sauvignon fa fare una maturazione meno profonda, mentre allo Chardonny ritardata, ne consegue una maggiore grassezza, creando un bellissimo e intrigante connubio.

La prima annata prodotta di Chianti Classico è la 2002 e sono soltanto 5.000 bottiglie circa ogni anno, fra riserva e base, mentre per l’ultima annata, il 2006 del Chianti Classico base bottiglie 2.300 più 15 magnum, la riserva ne sono state prodotte 980 bottiglie, questo per far capire la scelta che viene effettuata.
Da aggiungere che ci sono ancora vigneti vecchissimi di franco piede, circa 4 Ha, con una densità piccolissima.

Abbiamo degustato l’annata 2006 di Chianti Classico base, devo dire che è un vino molto emozionante, un color rubino tenue, degli ottimo profumi violetta a mammola, frutta rossa come il ribes, la fragolina di bosco, ciliegia e lampone, una leggera speziatura, e una ragionevole corposita, il tutto in un bilanciamento e finezza uniche.
Il Signor Socci mi ha regalato una Riserva di Chianti Classico del 2006 che aprirò in un secondo tempo, più una bottiglia sperimentale di Sangiovese di Lamole del 2007 dal nome scritto a mano “ ANTICO LAMOLE” quest’ultima non è altro che un prototipo delle nuove vigne ad alberello e a forma di terrazzamento.

Che dire? Sicuramente questa azienda, per come lavora, l’impegno che ci mette, la competenza, l’opera di ripristino, per le tradizioni è sicuramente avviata ad un grande successo, almeno dal mio punto di vista, i suoi vini mi hanno entusiasmato, credo che ne sentiremo parlare molto in futuro.

Alcuni cenni storici di Lamole:

All’interno della proprietà è situato il castello delle Stinche.
Il Castello fu costruito dai Longobardi su un precedente insediamento romano e vigilava un’importante via di comunicazione.
Sul versante settentrionale del Poggio delle Stinche è abbarbicato Il Villaggio di Lamole.
Il Castello fu proprietà della famiglia dei Cavalcanti Potente (Guido, amico di Dante Alighieri, è Considerato uno dei maggiori poeti del dolze stil novo).
Caduti in Disgrazia i Cavalcanti, Il Castello Venne assediato dalle milizie fiorentine.

Gli abitanti del castello vennero imprigionati su un isolotto in mezzo al fiume Arno ed il carcere prese nome da questi primi reclusi.
Fino al 1700, a Firenze, Stinche fu sinonimo di prigione ed ancor oggi una delle antiche strade del quartiere di Santa Croce si chiama “Via dell’Isola delle Stinche”.
Nello scrittoio della Fattoria di Lamole, un Cabreo del 1772 mostra pianta e veduta del Castello.
L’immagine è divenuta il marchio Che contraddistingue i prodotti dell’azienda.

Mentre il Dizionario Geografico-Fisico della Toscana di Emanuele Repetti dice:

Lamole in Val di Greve a circa 3 miglia a scirocco di Greve.
Trovasi sulla pendice settentrionale del Poggio alle Stinche fra i due primi rami della fiumana di Greve, nella strada pedonale che guida sulla cresta del monte di Cintola.
I vigneti che danno il buon vino di Lamole cotanto lodato, sono piantati fra i macigni di cotesto poggio, quasi sull’ingresso della contrada del Chianti.
La parrocchia di San Donato a Lamole nel 1833 contava 359 abitanti.

Uccelliera Montalcino Azienda Agricola

Posted By Franco Traversi on settembre 22nd, 2009

Uccelliera Azienda Agricola

Montalcino zona vinicola Toscana che rappresenta, a ragion veduta, il buon vino non solo in Italia ma nel mondo.
Tanti e poi tanti i produttori della zona che in un modo o in un altro traggono dalla loro terra il prodotto in cui credono, e in cui hanno messo la propria passione, la propria conoscenza, e il proprio amore.
Tra questi spicca l’Azienda Uccelliera di proprietà di Andrea Cortonesi, persona competente che negli anni è riuscito a conquistare il mercato con i propri prodotti, ma questo non gli ha impedito di rimanere la persona semplice che era come quando acquistò nel 1986 un casolare con terreno situato sotto il Borgo Antico di Castelnuovo dell’Abate, dando così inizio alla coltivazione sia della vite che dell’olivo.
Numerose migliorie necessarie, furono fatte per trasformare il tutto in una Azienda Agricola dedita però soprattutto alla viticoltura.
Con la crescita dell’Azienda si sono presentate le necessità a nuovi spazi e alla costruzione quindi di nuove cantine per consentire una maggiore qualità e una maggiore produzione.
Andrea Cortonesi è una persona schietta, molto attaccata al territorio e alle tradizioni, non guarda molto alla forma ma soprattutto alla sostanza.
La sua esperienza lavorativa come cantiniere da Mastrojanni, vissuta accanto a Maurizio Castelli per molti anni gli consente di sviluppare le sue idee, idee che ha potuto mettere in atto da quando ha acquistato l’Azienda da Ciacci Piccolomini, si parla degli anni 1986.
Un’antica torre di guardia di proprietà della chiesa, costruita nel medio evo, portava il nome di Uccelliera, (nome che è stato mantenuto da Andrea), si trova all’inizio della zona di Sesta, lasciato il paese di Castenuovo dell’Abate sulla destra, troviamo di fronte l’Abbazia di Sant’Antimo, proseguendo per circa 400 metri fin dove a inizio la strada sterrata, possiamo infine vedere su la sinistra il complesso aziendale.
Si estende per circa 10 Ha, dei quali a vigneto Ha 6, più alcuni Ha di oliveto, i terreni in questa zona sono ricchi di scheletro, argilla sabbiosa e calcare, il sistema di allevamento è a cordone speronato, sesti d’impianto non molto fitti dalle 2.700 alle 3.000 piante per Ha.; la prima vigna è stata impiantata nel 1987 e le prime bottiglie, come esperimento, nel 1991 ma solo 1.000, pertanto la prima vera annata di produzione è stata la 1993.

Adesso veniamo a questa interessante verticale:

Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1993
bottiglie prodotte 5.340 data imbottigliamento 14-06-1997 alcol 13,35 estratto secco totale 29,3 acidità totale 5,78
rubino non troppo marcato, note fruttate ancora evidenti, fresco e senza cedimenti, note iniziali di cuoio, e in seguito note balsamiche, liquirizia, terra, muschio, sapido e minerale, elegantissimo e fine, una persistenza medio-alta, comunque mi stupisce per la tenuta nel tempo, considerando che questa annata insieme alla 1994 non ha avuto un controllo della temperatura.

Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1994
bottiglie prodotte 5.408 data imbottigliamento 17-07-1998, alcol 13,57 estratto secco totale 31,4 acidità totale 5,96
rubino senza cedimenti, si differisce dalla 1993 per una maggiore ruvidità e chiusura poi durante la serata si distende e mi ricorda il 1994 di Piero Palmucci, veramente una bella giovinezza ancora, considerata l’annata non una delle migliori, ma bella interpretazione del sangiovese maturato in botti di Slavonia.

Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1995
bottiglie prodotte 13.131 data imbottigliamento 04-06-1999, alcol 13,42 estratto secco totale 29,3 acidità totale 5,39
rubino vivace, prugna, note di caffè iniziali che virano in erbe aromatiche e di macchia, cuoio, terra, tartufo, cioccolata, menta, elegante e abbastanza intenso, nel senso che in bocca ha più volune, ampiezza, un tannino fine e cremoso.
Andrea diceva che con questa annata sono arrivati dei legni nuovi, esperimenti con alcune barrique di Allier

Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1996
bottiglie prodotte 6.144 data imbottigliamento 10-06-2000 alcol 13,88 estratto secco totale 28,5 acidità totale 5,30
sempre un bel rubino, annata più sfavorevole, si sente nel complesso, un vino che durerà meno di altri, almeno sembra adesso, comunque una buona finezza nei profumi e molto elegante, manca di corposità.

Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1997
bottiglie prodotte 12.533 data imbottigliamento 11-07-2001 alcol 13,99 estratto secco totale 32 acidità totale 5,6
Rubino vivo, un’intensità maggiore di profumi fruttati, belle note terziarie, buon equilibrio, e un tannino sempre molto fine, potenza e eleganza.

Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1998
bottiglie prodotte 14.400, data imbottigliamento 19-07-2002, alcol 13,94 estratto secco totale 32,9 acidità totale 5,45
bello vivace il suo colore, forza, carattere, eleganza, sapidità e sottobosco, leggera vaniglia, terroso, sapidità e infine una bella finezza tannica.

Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1999
bottiglie prodotte 12.000, data imbottigliamento 23-07-2003 alcol 14 ,03 estratto secco totale 30,8 acidità totale 5,40
rubino leggermente più marcato, frutta, prugna in evidenza, liquirizia, macchia, erbe, sigaro, deciso e molto potente, profondo con una terrosità intrigante, espressivo, sanguigno, ferro, - definito ma con un’anima maggiore, una volatile maggiore rispetto ad altri, a me è piaciuto molto nel proseguo della serata, altri lo hanno trovato un po’ polveroso, ma penso che sia dovuto ad un arresto fermentativo, che poi ha ripreso senza il contatto delle fecce.

Brunello di Montalcino Uccelliera anno 2000
bottiglie prodotte 12.488 data imbottigliamento 07-07-2004 alcol 14,38 estratto secco totale 32,2 acidità totale 5,47
rubino più marcato, una leggera nota verde, molto fresco con un buon frutto, impressionante per l’annata, luminosissimo e credo che con questa annata c’è un passaggio qualitativo, vini più potenti e maschili.

Questa degustazione è stata fatta a Siena il 18 Settembre 2009 presso l’ Enoristorante IL CASATO la quale proprietà è di Andrea Cortonesi.

Volevo aggiungere che nella zona di Castelnuovo dell’Abate le proprietà terriere erano divise fra 2 possidenti, i Ciacci Piccolomini e i Fanti, pertanto molti degli attuali produttori hanno acquistato da loro, oltre a essi, ma più verso Sant’Angelo in Colle ci sono i Lisini, tutte aziende con una storia importante alle spalle.

La vallata di Sesta è attraversata dal torrente Starcia famoso per la leggenda che narra di Carlo Magno, attorno all’anno 800, di ritorno a Roma, accampò i suoi uomini, colpiti dalla peste, in prossimità del fiume Starcia. All’Imperatore apparve in sogno un angelo che gli consigliò di raccogliere una particolare erba, disseccarla e farne un infuso con del vino (già il Brunello?) per poi farla bere ai suoi soldati. Così si fece e l’esercito guarì. Carlo Magno, il cui nome rimase legato a quello dell’erba detta “Carolina”, come ringraziamento per il miracolo, fece erigere l’Abbazia di Sant’Antimo, donando le ossa dei Santi martiri Antimo e Sebastiano.

Barbaresco Rabajà 2001 di Bruno Rocca

Posted By Stefano Ghisletta on luglio 18th, 2009

Quando si parla di Barbaresco Rabajà stiamo sicuramente riferendoci a una delle versioni più prestigiose della famosa denominazione piemontese. Un cru situato nel comune di Barbaresco posizionato in un bellissimo anfiteatro esposto verso sud-ovest ad un’altezza media di 300 metri.

L’anfiteatro di Barbaresco

Qui Bruno Rocca, uno di quei produttori che hanno contribuito a propagandare il Barbaresco nel mondo, possiede 5 ettari nella parte storica del cru, quella che confina con Camp Gross di Martinenga.

Bruno Rocca


Gli amanti del Barbaresco classico arricceranno il naso ma questo è veramente un gran bella bottiglia, giustamente evoluta e che ci regala bellissime sensazioni. Il bouquet è complesso ed esprime nitide sfumature di frutta nera, fiori secchi, balsamiche e di sotto bosco, le sensazioni date dall’invecchiamento in botti nuove sono completamente assorbite e tradotte in fini note speziate.
Al gusto da una botta d’energia, è lineare e teso, i tannini sono ben presenti e perfettamente integrati nella struttura generale. Grazie a una viva freschezza il vino si sviluppa verso un finale molto persistente, equilibrato e di grande completezza. Un vino che si beve alla grande e, che se ben conservato, potrà garantire queste caratteristiche per un’altra decina d’anni.

Insomma una gran bella bottiglia …

In Borgogna con amici (1a parte)

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on giugno 27th, 2009

Molto spesso i nostri pensieri vanno alla Borgogna, sia per le amicizie che oggi possiamo vantare, sia per il fascino di questa terra e per l’unicità dei suoi vini. Per trasmettere le nostre emozioni, agli amici di Nonsolodivino “IL CLUB”  abbiamo proposto una visita di due giorni per capire meglio quanto la viticoltura sia fondamentale nelle tradizioni di questa gente.

Un giusto numero di persone hanno aderito con entusiasmo ed interesse, le 6 ore che separano il Canton Ticino da Beaune sono state abbastanza faticose, ma vedere l’estenzione dei vigneti che circondano la città borgognona ha risollevato il morale di tutti i partecipanti infondendo nuovo entusiasmo.

 

Tutto è pronto la Borgogna ci attende

 

Già in mattinata eravamo attesi da Thibault Morey per una visita del domaine famigliare Morey-Coffinet che ha sede a Chassagne-Montrachet. Nelle stupende cantine costruite nel 1500, tra le più belle da noi visitate in Borgogna, abbiamo incontrato anche Patrick Maclart, un grande appassionato di vini che abbiamo conosciuto negli ultimi mesi su Facebook e che ci ha gentilmente accompagnato durante tutto il nostro soggiorno, consentendoci di approfondire le nostre conoscenze.

 

La dimora della famiglia Morey costruita nel 1820

 

Le splendide cantine dell’azienda

 

I partecipanti in degustazione

 

L’azienda è di piccola taglia ma vanta una qundicina di denominazioni situate nel comune di Chassagne-Montrachet, qui regna lo Chardonnay che genera straordinari Premiers e Grands Crus. Thibault ci riserva una bella ed interessante degustazione dei vini della vendemmia 2007, imbottigliati pochi mesi prima.

Bourgogne Chardonnay: una bella sorpresa per una denominazione generica, esprime soddisfazioni, una discreta struttura e un buon equilibrio. Un vino già piacevole che si conserverà per alcuni anni. Il prezzo ? molto interessante, soli 7 €.

Chassagne-Montrachet: denso, esotico e con una bella sfumatura boisé, in bocca è morbido, fresco, minerale e con un ritorno di mandorla tostata.  

Chassagne-Montrachet1er cru Cailleret: ha un carattere fine, maturo e delicato, vino di buona complessità. Da ricordi di frutta bianca, pompelmo e una sfumatura minerale. L’attacco è ampio e grasso, è tonico ed equilibrato, il finale è molto lungo, minerale e citroné.

Chassagne-Montrachet 1er cru En Remilly: il luogo è di quelli che fanno sognare, infatti “En Remilly” sovrasta il mitico Montrachet. Al momento non è molto espressivo ma ha un fondo minerale, esotico e floreale. È lineare, tonico e teso verso un lunghissimo finale, l’elevazione è ancora da assorbire alla perfezione, ma che vino; ottimo il potenziale d’invecchiamento.

Chassagne-Montrachet 1er cru La Romanée: presenta un naso un pò meno fine del precedente con note esotiche accompagnate da una sfumatura vanigliata. Una bella freschezza accompagna lo sviluppo gustativo, basato su una importante vena minerale ed un lungo finale citroné. Ha bisogno dell’affinamento in bottiglia per armonizzare alla perfezione le proprie sensazioni.

Chassagne-Montrachet 1er cru Les Farendes: un vino di grandi potenzialità, al momento discreto ma nel contempo deciso nel suo incedere. Ha una bella materia che non si è ancora sviluppata completamente, non dubitiamo assolutamente che quando la raggiungerà avremo una grande bottiglia. Molto buono.

Puligny-Montrachet 1er cru Les Pucelles: è frutto di una parcella posta nelle vicinaze “dei Montrachet”. Ha un carattere esotico e agrumato, è diretto, teso e marcato da fini note tostate. 

Bâtard-Montrachet: solo 700 bottiglie sono prodotte da questi magici filari che originano un vino in “fasce”. Ha bisogno di ossigeno per sviluppare potenza e ampiezza, percezioni sostenute da una viva acidità. Il finale ha già un buon equilibrio e attende di assimilare le sfumature date dalla maturazione in botte. In prospettiva gran bel vino.

Anche se l’azienda è conosciuta per i suo bianchi possiede alcuni ettari lavorati con il Pinot nero da cui sono prodotte quattro denominazioni. 

Bourgogne 2006: è da godere nella sua gioventù, fragrante, fruttato. Molto piacevole nell’arco dei 3-5 anni.

Chassagne-Montrachet 2006: ha un bel naso, emerge la purezza del frutto, si riconoscono note di ciliegia e di fragoline di bosco. Ha una discreta struttura, bei tannini e una bella energia, che rende il finale piacevole.

Chassagne-Montrachet 1er cru Morgeot 2006: si conferma più per finezza che per potenza, è succoso e con tannini discreti e vellutati. Il finale è di buona lunghezza ed equilibrato.

 

Da sinistra: Thibault Morey, Stefano Ghisletta, Patrick Maclart e Giorgio Buloncelli

 

Al termine della visita Thibault ha organizzato per noi una pranzo nelle vicinanze di Chassagne, condividendo con noi alcune magnum della sua cantina privata. Un momento di amicizia che ha coinvolto tutti i presenti.

 

Thibault Morey con gli amici del CLUB

 

Merci beaucoup Thibault et à bientôt

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