FATTORIA di LAMOLE
Oggi finalmente dopo tanta pioggia splende un bel sole, decido quindi di recarmi a visitare la Fattoria di Lamole, situata nell’omonima località; visita gia programmata dal momento che ho assaggiato i loro vini durante l’anteprima del Chianti Classico alla Stazione Leopolda di Firenze.
Lamole è situata nel comune di Greve in Chianti ed è praticamente un terrazzo naturale sulla vallata del torrente Greve; essa è protetta dai venti del nord dal monte San Michele, mentre da ovest arrivano i venti caldi provenienti dal mar Tirreno.
Da sempre quindi il vino di Lamole è sinonimo di alta qualità.
Ad accogliermi trovo Paolo Socci, proprietario dell’azienda che mi introduce in una piccola cantina ( un tempo destinata a pollaio) dove fanno mostra le bottiglie del vino in produzione e sul tavolo bicchieri pronti per degustarlo; non è grande come ambiente ma molto caldo, muri spessi riparano dal freddo invernale e mantengono il fresco estivo, inoltre appesi alle pareti vecchie etichette dei precedessori della famiglia Socci, oltre a vari attrezzi storici.
Il Signor Socci si dimostra molto cordiale ed inizia a raccontarmi, con orgoglio, la storia della sua famiglia legata al territorio fin dal 1071.
Giovanni Socci fu notaio a Siena e con i guadagni amplia la proprietà; il figlio Giovanni, anche lui notaio, inizia la ricostruzione dei vigneti che erano andati distrutti dalla filossera e con l’aiuto di Silvio Piccini, nel 1924, è uno dei fondatori del Chianti Classico.
Fu sotto la conduzione di Giorgio, padre di Paolo, che la fattoria nel 1956 viene premiata fra le grandi aziende .
Dal 2003 è divenuta proprietà del figlio Paolo e della moglie, che si è dedicato, rifiutando il lavoro del padre, ingegnere alle ferrovie dello stato, al recupero dei vigneti precedentemente abbandonati; infatti fino a 50 anni fa, l’agricoltura a Lamole si effettuava faticosamente nei terrazzamenti.
L’azienda ha una superficie totale di Ha 270, a vigneto Ha 16,5, circa 800 piante di olivo, i rimanenti Ha sono destinati a bosco e pascolo per l’allevamento delle pecore, comunque dei 16,5 Ha di vigneto in produzione soltanto una parte dei vigneti più vecchi, circa 2 Ha, il vino prodotto viene imbottigliato dall’azienda, mentre la maggioranza della produzione viene ceduta alla cantina sociale.
Oltre alla bontà del Chianti Classico “ Le Stinche” perché ho voluto conoscere il Signor Socci?
Per avere la possibilità di imparare tantissime cose, la prima è constatare quale opera di restauro delle vigne abbia effettuato, ben 7 Km di muri a secco, con una fatica disumana, si è passati da impianti di vigna a rittocchino agli attuali terrazzamenti, come 50 anni fa, perché?
Il rittocchino ha filari da nord a sud, almeno qui a Lamole, il sole è esposto in modo perpendicolare alle foglie, mentre il terrazzamento ha esposizione est-ovest, meno esposta al sole, ma in considerazione che le pietre dei terrazzamenti assorbono il calore del sole rimandandolo alla pianta per un tempo molto più lungo, funzionando praticamente da stufa, in considerazione che la forma di allevamento del vigneto è ad alberello.
Mi diceva appunto Paolo che la fotosintesi è completamente diversa e si è potuta rilevare nella nuova produzione, i profumi, il terroir di Lamole si sente in modo incredibile.
In considerazione del fatto che la densità d’impianto è di 230 x 60, ossia circa 7.200 piante x Ha.
Incuriosito ho voluto camminare per le vigne a terrazzamento, ho notato questa opera di restauro, che è solo agli inizi, inoltre esse hanno una leggera pendenza sia da destra che da sinistra creando al centro del vigneto una specie di fosso per il deflusso delle acque; per capire quanto erano intelligenti i nostri avi, in fondo alla vigna c’è ancora una ruota di pietra che serviva a macinare i sementi, la quale ruota era alimentata dal deflusso delle acque, certo l’ingegno era tanto, si utilizzava proprio tutto.
I terreni sono di origine Eocenica, un misto di arenaria e sabbia, con del galestro e argilla, siamo a ben 650-700 metri di altezza, intorno boschi di castagni, querce e larici, infatti nel passato prima si raccoglievano i marroni, poi si vendemmiava.
Devo anche specificare che di questa zona è originario il Sangiovese di Lamole, detto anche polveroso, chiamato anche Sangioveto, che non è altro che il padre del Sangiovese Grosso, poi diventato Brunello.
Viene prodotto anche un vino bianco, Chardonney e Sauvignon sempre a tale altitudine, sopra il Castello delle Stinche, vigna di circa 7.000 m/q, tale vigneto impiantato nel 1991, 5.550 ceppi per Ha, sesto d’impianto 260 x 70, questo vino fa solo acciaio, presenta una spiccata acidità, frutta esotica, Paolo vendemmia quasi in ritardo di 15 giorni l’uno dall’altro, al Sauvignon fa fare una maturazione meno profonda, mentre allo Chardonny ritardata, ne consegue una maggiore grassezza, creando un bellissimo e intrigante connubio.
La prima annata prodotta di Chianti Classico è la 2002 e sono soltanto 5.000 bottiglie circa ogni anno, fra riserva e base, mentre per l’ultima annata, il 2006 del Chianti Classico base bottiglie 2.300 più 15 magnum, la riserva ne sono state prodotte 980 bottiglie, questo per far capire la scelta che viene effettuata.
Da aggiungere che ci sono ancora vigneti vecchissimi di franco piede, circa 4 Ha, con una densità piccolissima.
Abbiamo degustato l’annata 2006 di Chianti Classico base, devo dire che è un vino molto emozionante, un color rubino tenue, degli ottimo profumi violetta a mammola, frutta rossa come il ribes, la fragolina di bosco, ciliegia e lampone, una leggera speziatura, e una ragionevole corposita, il tutto in un bilanciamento e finezza uniche.
Il Signor Socci mi ha regalato una Riserva di Chianti Classico del 2006 che aprirò in un secondo tempo, più una bottiglia sperimentale di Sangiovese di Lamole del 2007 dal nome scritto a mano “ ANTICO LAMOLE” quest’ultima non è altro che un prototipo delle nuove vigne ad alberello e a forma di terrazzamento.
Che dire? Sicuramente questa azienda, per come lavora, l’impegno che ci mette, la competenza, l’opera di ripristino, per le tradizioni è sicuramente avviata ad un grande successo, almeno dal mio punto di vista, i suoi vini mi hanno entusiasmato, credo che ne sentiremo parlare molto in futuro.
Alcuni cenni storici di Lamole:
All’interno della proprietà è situato il castello delle Stinche.
Il Castello fu costruito dai Longobardi su un precedente insediamento romano e vigilava un’importante via di comunicazione.
Sul versante settentrionale del Poggio delle Stinche è abbarbicato Il Villaggio di Lamole.
Il Castello fu proprietà della famiglia dei Cavalcanti Potente (Guido, amico di Dante Alighieri, è Considerato uno dei maggiori poeti del dolze stil novo).
Caduti in Disgrazia i Cavalcanti, Il Castello Venne assediato dalle milizie fiorentine.
Gli abitanti del castello vennero imprigionati su un isolotto in mezzo al fiume Arno ed il carcere prese nome da questi primi reclusi.
Fino al 1700, a Firenze, Stinche fu sinonimo di prigione ed ancor oggi una delle antiche strade del quartiere di Santa Croce si chiama “Via dell’Isola delle Stinche”.
Nello scrittoio della Fattoria di Lamole, un Cabreo del 1772 mostra pianta e veduta del Castello.
L’immagine è divenuta il marchio Che contraddistingue i prodotti dell’azienda.
Mentre il Dizionario Geografico-Fisico della Toscana di Emanuele Repetti dice:
Lamole in Val di Greve a circa 3 miglia a scirocco di Greve.
Trovasi sulla pendice settentrionale del Poggio alle Stinche fra i due primi rami della fiumana di Greve, nella strada pedonale che guida sulla cresta del monte di Cintola.
I vigneti che danno il buon vino di Lamole cotanto lodato, sono piantati fra i macigni di cotesto poggio, quasi sull’ingresso della contrada del Chianti.
La parrocchia di San Donato a Lamole nel 1833 contava 359 abitanti.








