I Cru di La Morra
La Morra cuore delle langhe e della zona di produzione del Barolo.Qui il territorio è un tappeto di vigneti con 27 sottozone riconosciute tra le più prestigiose.

Queste sono oggi le nostre protagoniste alla ricerca del giusto riconoscimento di un territorio particolarmente vocato alla viticultura, terra benedetta dal signore.
A me piace risalire La Morra sempre dalla frazione Annunziata, non me ne vogliano gli abitanti della frazione Santa Maria.
Questo credo sia dovuto al fatto che nel 2004 quando arrivai alla mia prima esperienza lamorrese fu quella la mia risalita che mi toccò il cuore.
Ricordo che mentre salivo lungo la collina ammiravo questi vigneti così perfetti, curati in ogni suo particolare.
Mi sarò fermato almeno una ventina di volte, ogni volta attratto da un particolare diverso, dal grappolo di nebbiolo a quello di Barbera, fino albuon amato dolcetto.
La cura della defogliazione e del diradamento che viene svolta è ammirevole.
La prima volta arrivai proprio qualche giorno dopo il diradamento e per la prima volta vini tanti grappoli per terra lungo i vigneti e questo mi fece capire l’attenzione e la qualità nel lavoro in vigna che viene dato a La Morra.
Oggi è sempre più facile “costruire vino” con gradazioni alte, robusti, un po’ “palestrati”. Ma il vino si fa prima di tutto in vigna con giusti diradamenti e cure nei filari.
Prima di arrivare a La Morra mi fermo alla Chiesa dell’Annunziata, storica costruzione simbolo della frazione e del paese di La Morra .
Già nel giugno 1200 nel documento XXX del Rigestum Comunis Albe curato da Euclide Milano titola: De facto Marcenasci Sismundi et Guilielmi si trova nell’elenco reso dagli uomini del posto circa i possedimenti di Sismondo e Guglielmo, signori di Marcenasco, attuale frazione Annunziata. Su tale documento viene citato per la prima volta il luogo di Marcenasco, col suo castello e le sue pertinenze di vigne, campi e prati. Si fa pure riferimento ad un templum non identificato.
A Marcenasco, che all’epoca comprendeva anche l’attuale frazione di Santa Maria, era nato il primo nucleo abitativo della futura Murra. Tuttavia, già nel 1270 un altro documento del Rigestum parla di Marcenasci seu Murre: tale documento testimonia quindi la nascita del villaggio di Morra sulla sommità della collina, villaggio dal quale dipendeva l’area di Marcenasco.
Dopo la visita alla chiesa è arrivato il momento di visitare i “Cru” o meglio dire “Sottozone”, qui non amano troppo l’esterofilia ed ecco che le colline più prestigiose vengono chiamate BRICCO oppure SORI’ come a Diano d’Alba che per prima mappò le sue colline più prestigiose.
Ecco le mie visite ai principali Cru di La Morra.
Il primo che incontriamo è il BRICCO ROCCA ( siamo in Frazione Annunziata ).
La collina si eleva a circa 250 metri s.l.m.
Qui Il terreno è prevalentemente limoso-argilloso con la presenza di una stratificazione marnosa che permette di avere un terreno complessivamente diviso in strati. Questo cru è prodotto dall’Azienda Cascina Ballarin
Alta densità dei filari per garantire una maggiore competitività tra i grappoli e quindi “obbligare” in maniera naturale alla pianta produrre di meno. Altra attenzione che svolgono i produttori è quella delle tre sottovarietà di Nebbiolo “Lampia”, “Michet” e “Rosè”. Il “Rosè” è una qualità che oggi va un po’ scomparendo. Principalmente sono coltivati “Lampia” e “Michet”.
La Morra ha un terreno prevalemente marnoso-argilloso.I vini sono più profumati e un po’ meno tannici rispetto alle zone di Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba. I vini risultano più fini e piacevoli grazie alla stratificazione presente nel terreno contro una maggiore struttura data da un terreno compatto.
I secondi “cru” sono quelli dell’azienda Fratelli Ferrero e sono GATTERA e LUCIANI, dai quali si ottiene un Barolo dato dall’assemblaggio dei nebbioli da barolo ottenuti in queste colline e uno dei miei preferiti il BRICCO MANZONI
Il GATTERA si trova in frazione annunziata. L’altitudine è di circa 300 metri. Prende questo nome dalla zona storica, che sin dal 1340 si chiamava Gateria.
Il LUCIANI o meglio dire BRICCO LUCIANI si estende dalla Cascina Luciani fino alla borgata Gancia. L’altitudine è circa 250 metri e la pendenza permette alla collina di prendere il sole da sud.
Il BRICCO MANZONI ha un’esposizione a sud/sud-est e si trova a 254 metri. Di questo cru sono prodotte solo 2700 bottiglie.
Questa collina sembra innalzata da non so quale mano. La collina sembra simmetrica da qualsiasi punto lo si guarda, sembra disegnata da una mano di Van Gogh, nel periodo autunnale i colori esprimono l’essenza di questo bricco.
Vediamo colori rossi, verde e gialli. La maturazione della collina ci dice che per quest’anno il suo dovere l’ha fatto ed ora ha bisogno di riposo ma prima vuoel dare un’ultimo segnale per entrare nel cuore delle persone e far amare sempre più questo territorio.
Altra importante e quotata azienda che produce il BRICCO MANZONI e il BRICCO LUCIANI è l’azienda GRASSO SILVIO oggi portata avanti da Grasso Federico e dalla moglie Marilena. Da qualche anno anche Silvio il figlio di Federico e Marilena, che porta il nome del nonno fondatore dell’azienda, si sta impegnando a continuare la tradizione di questa azienda che lavora con passione producendo vini di qualità.
L’azienda Corino Giovanni di Corino Giuliano, vicino sia all’azienda Fratelli Ferrero che alla chiesa dell’Annunziata produce in particola il cru GIACHINI. Questa “sottozona” si estende a valle del piano di San Martino e si trova a 240-270 metri. L’esposizione è Ovest/Sud-Ovest e il tipo di terreno è in prevalenza argilloso con venature bianche.
L’azienda produce 6500 bottiglie. Altra azienda che produce il cru GIACHINI è l’azienda Fratelli Revello, anche questa azienda produce vini veramente di qualità e si trova subito 150 metri dopo l’azienda Corino scendendo dopo la chiesa dell’Annunziata.
Arrivo finalmente al centro di La Morra dove la panoramica su tutte le langhe dalla piazza Castello è qualcosa da non perdere.
Se il cielo è limpido si vedonole colline fino a Rodello in Alta Langa e dal lato opposto i castelli di Govone e Guarene nel Roero.
Di qui se volete avere conoscenza delle curiosità sui vini, sul territorio, sulle storie lamoressi cercate di Beppe nella Cantina Comunale.
Questa persona trasmette tutto l’amore dei lamorresi per il paese e per il vino.
Un passaggio obbligato per cui è la cantina comunale è un punto di riferimento per turisti, perché lì possono trovare tutti i vini delle cantine del comune di La Morra, ben 63 aziende sono presenti che imbottigliano i vini
Il territorio di La Morra, come quasi tutte le langhe, e il Piemonte intero che ha le caratteristiche di avere medie-piccole realtà a livello di ettari per produttore.
C’è una divisione dei vigneti delle sottozone come in Borgogna.
Per un “cru” può appartenere a più proprietari.
Oggi che si cerca di raggiungere sempre un’alta qualità è molto interessante vedere il diverso lavoro di ogni azienda sulla singola sottozona.
Qui escono le vere differenze del metodo di lavoro in vigna, di vinificazione, di macerazioni e d’invecchiamento.
Arriviamo al Bricco BRUNATE e CEREQUIO due dei cru storici di La Morra anche perché portati a riconoscimento nel mondo da Roberto Voerzio.
Qui incontriamo un piccolo produttore Flavio Saglietti che mi ha fatto scoprire queste sottozone e apprezzare il lavoro che si può svolgere nelle cantine a conduzione familiare di La Morra.
Nel cru CEREQUIO il substrato dei terreni sono in prevalenza marne di S.Agata fossili ( Marne sabbiose di colore grigio-azzurro con tenore in Carbonato di Calcio pari a circa il 35% quindi di Età Miocene medio Tortoniano) mentre spostandoci in profondità troviamo caratteristiche franco-limoso-argilloso con la presenza di una marna grigia. Non ci sono pietre.
Nel cru BRUNATE abbiamo una tendenza con maggiore frequenza di intercalazioni di livelli calcareo-marnosi e arenacei ben cementati a cemento calcareo. La colorazione varia da grigio-azzurrognola a grigio-verdastra. Forte la presenza di Tufo (più verso di Età Pilocene Inferiore Messiniano )
Sono zone così vicine ( 50 metri ) ma dalle quali si ottengono vini così diversi.
Più robusto e più potente Il BRUNATE, più fine e più profumato il CEREQUIO
Questa è la vera bellezza del vino se si conosce il territorio e si comprende la particolarià della combinazione microclima-terreno.
Per terminare la prima parte del mio viaggio ridiscendo da La Morra verso la frazione Santa Maria dove incontriamo molti produttori e alcune colline tra i più importanti.
Il cru SERRA DEI TURCHI è prodotto dall’azienda Viberti Osvaldo. Questa collina durante le invasioni dei saraceni di più di mille anni fa ne fecero una colonia. L’altezza è di circa 265 metri. Esposizione a sud. Il terreno è prevalentemente argilloso-calcareo di Età Miocene medio Tortoniano. Il versante di Santa Maria presenta un microclima diverso da quello che si presenta in fraz.Annunziata o nella parte alta di La Morra.
Per cui tutti i cru o sottozone di La Morra presentano una varietà di profumi e struttura da scoprire.
Questo è il bello del vino. Buon Barolo a tutti !

















Ho già avuto modo di “postare” su questo spazio il resoconto dell’analisi tecnica svolta dagli enotecnici sull’annata 2005 del Taurasi pertanto vorrei spendere due parole sulla manifestazione in quanto tale che ha retto bene l’impatto nonostante gli spazi sembrano essere sempre meno “ospitali” per la mole di affluenza che arriva ogni anno in questi giorni a Taurasi. Qui c’è il successo di un gruppo di giovani e motivati professionisti capitanati da Paolo De Critofaro e Raffaele Del Franco che hanno lavorato alacremente affinchè tutto si svolgesse nel miglior modo possibile nonostante le enormi difficoltà che hanno dovuto superare per far sì che questa manifestazione continuasse il suo percorso partito nel 2002 con la presentazione dell’annata ‘99. A tal proposito, sia ben chiaro, questo evento è necessario allo sviluppo del territorio e al successo di questo straordinario vino in Italia e nel mondo e proprio in questa direzione è opportuno prima che vi racconti le mie impressioni degustative in un prossimo Post, sottolineare le due questioni importanti che sono venute fuori dal dibattito di sabato 7 nel corso della conferenza stampa di apertura; La prima è, quale la migliore comunicazione per imporsi sul mercato? la seconda, certamente più complessa è stata: il disciplinare di produzione attuale è un limite o un ancora di salvezza irrinunciabile?
Le questioni sollevate, la seconda proprio da me hanno subito incontrato un dibattito aperto e molto interessante. La comunicazione è essenziale, e qui c’è poco da dibattere: istituzioni, produttori, giornalisti, professionisti debbono camminare tutti assieme poichè da soli non si va da nessuna parte ed ognuno, nel rispetto dei propri ruoli e con le dovute responsabilità deve avere voce in capitolo in tutte le fasi di ideazione, progettazione e sviluppo comunicativo. In merito al disciplinare (che ricordo prevede solo l’85% di Aglianico), la mia domanda rivolta agli enologi presenti in sala è stata una pura provocazione motivata dalla grande necessità di carpire dove si vuole (si può) arrivare con il Taurasi lavorandolo eslcusivamente sul monovitigno, domanda che ha scaturito tutta una serie di considerazioni assolutamente utili a comprendere la profonda diversità territoriale dove nasce questo straordinario vino che sa essere duro, acido e tannico tanto quanto concentrato, abbastanza morbido e profondamente ammaliante. Identificare il Taurasi univocamente quindi è praticamente impossibile poichè vi sono aree di maggiore vocazione (oltrechè aziende, persone, esperienza ecc… ) e pertanto “sottodenominare” magari autorizzando la menzione dei cru di provenienza (che sul territorio sono già più o meno evidenti) aiuterebbe il Taurasi a manifestare una più chiara lettura delle sue diverse anime di Aglianico che si palesano soprattutto in annate difficili come questa. Per intenderci, i territori di alcuni comuni come Montemarano, Paternopoli, Castelfranci, Castelvetere hanno certamente condizioni pedoclimatiche differenti da comuni limitrofi come lo stesso Taurasi, o Làpio, Mirabella Eclano, Pietradefusi sino a tutti gli altri 9 ammessi alla docg, pertanto potrebbe risultare utile e funzionale in futuro creare una sorta di “sottodenominazione comunale” (vedi borgogna) secondo me fondamentale se si vuole dare piena vita a quello che prima possibile sarà assolutamente necessario attuare, e cioè una vera mappatura e zonazione fisica del territorio utile ad elevare questo vino a massima espressione dell’areale Irpino. Altra questione, come detto è il monovarietale 100% Aglianico che tutti si affannano spesso a sbandierare in etichetta per manifestare la propria integerrima volontà di valorizzare il vitigno più che il disciplinare il quale rimane ancorato a parametri vetusti e di comodo in anni sicuramente floridi più per le enormi quantità di sfuso che partivano con la ferrovia per mete lontane che per il lento successo che mieteva il Taurasi della famiglia Mastroberardino di Atripalda in giro per il mondo.
Lento successo che negli anni è certamente cresciuto facendo sviluppare sul territorio tante piccole (alcune brillanti) aziende, ma che comunque soffre, ecco, di una precisa e meticolosa comunicazione della realtà territoriale e del vitigno Aglianico, fattori questi che in momenti di stasi del mercato economico come questo degli ultimi due-tre anni soprattutto, lasciano dietro di se strali e strascichi di difficoltà commerciale tali da mettere in seria difficoltà buona parte del comparto produttivo locale per un vino certamente straordinario ma ancora lontano dall’esser pienamente compreso dai consumatori, soprattutto per alcuni mercati come quelli esteri abituati a vini tutti rotondi e senza durezze (spesso senza anima alcuna). Personalmente concordo sul grande potenziale del vitigno vinificato in purezza che può assumere configurazioni straordinarie se giustamente lavorato ed interpretato, ma delle due l’una, o si tiene il vino in cantina per il tempo necessario per presentarlo sul mercato all’altezza della situazione oppure si affrontano a viso aperto le problematiche investendo sempre più su una giusta comunicazione del prodotto. Ops… Eureka!!