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"Spesso la condotta di un uomo, riscaldata dal vino, non è che l'effetto di ciò che, negli altri momenti, avviene nel suo cuore" J. J. Rousseau
 

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Castello Luigi e Vinattieri, l’aristocrazia dei vini ticinesi

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on novembre 5th, 2008

Visitare le due aziende di Luigi Zanini è sempre un privilegio, soprattutto perché non sono molte le persone che lo possono fare. Grazie all’amico Savino Angioletti, che ci accompagna, siamo ricevuti per la visita e la degustazione dell’annata 2006, vini che sono da pochi giorni in bottiglia e che entreranno nelle case degli appassionati tra alcuni mesi.

Zanini è una persona ambiziosa, è uno dei personaggi che hanno contribuito, negli anni ottanta, alla rinascita del Merlot in Ticino. Uno dei primi, con gli svizzeri tedeschi stabilitisi in Ticino, a intravederne le grandi potenzialità ed iniziare ad elevare i vini in carati di rovere. Dopo vent’anni alcuni dei suoi vini sono in grado di rivaleggiare e, nelle migliori annate, superare alcuni dei migliori bordolesi.

 

Dapprima saliamo sulle colline del Medrisiotto, in territorio di Besazio per visitare Castello Luigi divenuto, oltre che la sede dell’azienda, la dimora della famiglia Zanini. La tenuta chiamata Belvedere fu acquistata nel 1988, oltre 4 ettari di cui 3 destinati a vigneto. Il primo passo fu quello di rimpiazzare le vigne: 2 ettari furono destinati al  Merlot (90%) ed al Cabernet Sauvignon (10%) e 1 ettaro allo Chardonnay. Il secondo passo fu, nel 1997, quello di demolire la vecchia casa colonica esistente per far spazio all’attuale castello dove sono situati anche gli spazi adibiti alla vinificazione ed alla maturazione dei due vini: il Castello Luigi Rosso e Bianco, prodotti difficilmente reperibili sul mercato e venduti esclusivamente su riservazione.

La cura di vigneti e della vinificazione è molto attenta, particolare attenzione viene data alla vendemmie, 2-3 passaggi in vigna per raccogliere esclusivamente gli acini perfettamente maturi e sani.

Il rimanente  ?

Il rimanente è destinato alla produzione dei vini minori dell’altra azienda, la Vinattieri Ticinesi.

 

 

 

La nostra visita continua ridiscendendo in direzione di Ligornetto dove ha sede appunto la Vinattieri, l’azienda principale della famiglia Zanini. Anche qui tutto è curato nei minimi particolari e l’immagine ha un’importanza rilevante. Quello che lascia senza fiato è la bellissima sala di degustazione da cui si gode, attraverso una vetrata, una vista stupenda sulla barricaia. Un anfiteatro romano dove sono allevati i vini.

Le vigne si estendono su circa 55 ettari, per lo più situate nei comuni del Mendrisiotto, superficie che riesce a garantire una produzione annua di 300′000 bottiglie. Roncaia, Ligornetto, Vinattieri: tutti sono fermentati in tini di legno e maturano in piccole botti di rovere con una presenza di legno nuovo variabile a seconda della struttura del vino.

La degustazione

Vinattieri Bianco 2007

Questo bianco è ottenuto da uve Chardonnay (70%) e Sauvignon (30%) raccolte nei vigneti di Rancate e Arzo. Vinificate separatamente, maturano in barriques di vario passaggio per 6-7 mesi; la produzione è di 30′000 bottiglie. Ci dà un colore luminoso e di media intensità, è fine e piacevolmente fruttato: ananas, limone, albicocca, pesca. Ha una discreta e fresca struttura che si sviluppa con un buon finale agrumato ed esotico, sapido e con una leggera sfumatura tostata.

Roncaia 2006

100′000 bottiglie che rappresentano 1/3 della produzione aziendale, le uve Merlot sono raccolte in vari vigneti del Mendrisiotto. Esprime una fresca fragranza con note di ciliegia, sfumature vegetali e di pepe in evidenza. Ha una buona bevibilità, ma una struttura abbastanza debole e semplice, tannini intensi e leggermente verdi danno al finale astringenza e una nota amarognola. Sufficiente. 

Ligornetto 2006

Due vigneti siti nel comune di Ligornetto danno origine alle uve Merlot destinate a questo vino. Dopo la fermentazione i vini riposano in botti di rovere di 1° e 2° passaggio; la produzione è di circa 25′000 bottiglie. Ha un colore di maggiore concentrazione rispetto al precedente, dà aromi di frutta rossa di buona maturità a cui si accompagnato fini note speziate. Ha un attacco di carattere, ricco e succoso, la struttura tannica è intensa e di buona fattura. Si sviluppa compatto fino raggiungere un finale di buona complessità. Si evidenziano le caratteristiche di un vino che necessita un ulteriore affinamento per “limare” alcune asperità. Buono.

Vinattieri 2006

Le prime vinificazioni risalgono alla metà degl’anni ‘80. Dopo una decina d’anni per aumentare lo standard qualitativo le produzioni sono state drasticamente diminuite fino raggiungere le attuali 10′000 bottiglie annue. Le uve Merlot sono selezionate sulle colline di Stabio e Besazio, vigne che raggiungono oggi i 35 anni d’età. Dopo le fermentazioni in tini  il vino invecchia 18 mesi in botti nuove. Un vino che esprime la consueta eleganza, ma denota un corpo inferiore rispetto all’eccellente 2005. Al primo naso è chiuso e soffre il recentissimo imbottigliamento. Poi l’ossigeno porta in evidenza note floreali, un bel frutto rosso e una piacevole nota di pepe. Ha un attacco delicato, poi sviluppa una bella progressione. La struttura tannica è ricca, matura e di nobile estrazione. Un vino che con il giusto tempo esprimerà un carattere più elegante che potente. Molto buono.

Castello Luigi Rosso 2006

Riporta la denominazione Rosso del Ticino, in quanto il Merlot è “tagliato” con un 15% di Cabernet Sauvignon. È il frutto di una rigida selezione dei vigneti della Tenuta Belvedere, le varietà sono vinificate e allevate per 18 mesi in botti nuove separatamente. Il solito vino, forse poco ticinese, ma di grande charme, forza ed eleganza. Al naso è pieno e, anche se ancora marcato dall’influenza del legno nuovo, ha un ottima impronta olfattiva. La sua forma è slanciata e sottolinea una struttura tannica vellutata ed intensa; il finale è di qualità assoluta. Un vino che potrà raggiungere l’eccellenza con il giusto riposo in bottiglia.

Castello Luigi Bianco 2006

Di questo vino sono prodotte esclusivamente 2′000 bottiglie, le uve destinate alla sua vinificazione sono selezionate dall’ettaro lavorato a Chardonnay che si trova  davanti al Castello Luigi. Savino Angioletti ci propone di degustarlo dopo il Rosso per valutarne le sue potenzialità e le capacità di tenuta. Si presenta con un ventaglio di sfumature mature di frutta esotica ed agrumi, a cui si alternano sensazioni fumé. È cremoso ed elegante, è ben rinfrescato da una bella acidità che esalta una bella mineralità. Giusto imbottigliato per l’occasione, pecca di gioventù, un vino che ha bisogno di mettere un po’ di muscoli nei prossimi anni. Da alcuni anni rappresenta il migliore bianco ticinese, l’anno scorso lo avevamo presentato a Meursault, uno dei migliori territori per i bianchi della Borgogna, dove in una degustazione aveva stupito e incuriosito esperti e produttori locali.

Ringraziamo Luigi Zanini per l’occasione concessaci.

I fratelli Meroni, quando il vino è solo passione …

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 13th, 2008

I francesi li chiamerebbero “vins de garage”: infatti, quella dei gemelli Meroni è una micro produzione.
Merlot Biasca 1′800 bottiglie; Merlot Biasca Riserva 900; Merlot Rampèda 2′000; Merlot Granato 3′500; Rosso del Ticino Cardo 2′500.

Il nostro girovagare per le cantine del Ticino ci porta questa volta a Biasca per visitare la minuscola azienda di Vincenzo e Marco Meroni, due fratelli di grande spirito e passione, aperti al dialogo e pronti a considerare le critiche costruttive. Li avevamo conosciuti alla recente presentazione della vendemmia 2006 di Lugano e visto la notevole considerazione nei loro confronti da parte di altri produttori ticinesi, avevamo preannunciato il nostro arrivo.
Siamo giunti qui incuriositi ed interessati a scoprire una nuova realtà, che vive sulla loro grande passione. Infatti per loro la viticoltura è un hobby da praticare nel tempo libero o durante le vacanze, perchè la vera professione è un’altra. Gli strumenti di cantina a disposizione sono limitati allo stretto necessario, lo spazio è veramente ristretto.

Il vero segreto ? La cura maniacale del vigneto.
La fortuna è di avere le migliori parcelle della zona, alcune delle quali ancora a pergola, le rese sono bassissime, alcuni ceppi hanno raggiunto un’età invidiabile e si arrampicano su pendii difficili da lavorare, …

Ma chi glielo fa fare, si potrebbe pensare. Il risultato ottenuto, un frutto di grande qualità.

La linea è chiara e definita, i colori sono intensi e profondi, tutti i vini si distinguono per la loro qualità olfattiva, per un frutto di perfetta maturazione, un bell’equilibrio gustativo e la qualità dei tannini.
Vincenzo e Marco hanno acconsentito alla nostra richiesta di potere degustare i vini della vendemmia 2007 che al momento sostano, da circa 8 mesi, nei fusti di rovere per il loro invecchiamento che durerà fino all’estate prossima. Vini che si trovano nel massimo periodo di cessione del legno, quindi marcati da aromi tostati e da un’intensa carica tannica. Sensazioni, queste, che saranno attenuate con il passare del tempo e, considerata la struttura dei vini, equilibrate alla perfezione.

Sarebbe stato più semplice proporre un’unica etichetta, invece la loro filosofia è quella di evidenziare le caratteristiche delle singole zone, filosofia che a noi ricorda quella borgognona.

Dopo tante parole, ma necessarie, eccoci alla degustazione. 

Granato 2007: Le uve Merlot provengono dai vicini comuni della Leventina e Blenio. È il vino base quello che genera il maggiore numero di bottiglie. È piacevole, vivo, fruttato, la sua semplicità permette di berne tutti i giorni.

Semione 2007: Siamo alla prima vendemmia, quindi un vino ancora da decifrare e da sviluppare. La sua struttura, forse sopravalutata, subisce molto l’influsso della botte, soprattutto quelle nuove. Considerazioni che portano a una discussione costruttiva sul loro impiego o meno. Lo degusteremo ancora dopo l’imbottigliamento sperando di essere smentiti.

Biasca 2007: I vigneti sono i migliori siti nell’omonimo comune, ceppi che raggiungono anche i 35 anni. Evidenzia una bella nota di ciliegia che percepiamo con bellissima nitidezza a bicchiere vuoto. È deciso e nervoso, la struttura tannica è intensa ma di fine estrazione, il finale ci accompagna con bella freschezza.

Cardo 2007: È l’unico assemblaggio, il Merlot è raccolto nei territori di Biasca, Malvaglia e Pollegio, mentre la percentuale di Cabernet Franc proviene da un ronco di Biasca. È vino di pregevole fattura aromatica, fruttata e fragrante. Ha una bella presenza gustativa, fruttato e con un finale molto piacevole.

Eccoci ai due gioiellini della casa.

Biasca Riserva 2007: La “cuvée speciale”, pochissime bottiglie provenienti da una parcella allevata ancora a pergola con ceppi che vanno dai 35 ai 50 anni di età. Il vino ha grandi potenzialità, è intrigante e che materia, i tannini sono fitti, l’equilibrio tra struttura, alcol e acidità è ottimo. In proiezione futura da non perdere assolutamente.

Rampèda 2007: I Ronchi di Rampèda si trovano a Semione ad un’altezza di 400 metri, un terreno ripido ed impervio. Qui nasce un Merlot di grande forza. Evidenti sono le note di ciliegia, lampone e ribes, ha volume e personalità, la bocca è vellutata ben rinfrescata e piacevolmente minerale. Il finale ? molto lungo. Che buono.

Di questi vini ve ne parleremo ancora quando nel mese di novembre presenteremo a Meursault, in Borgogna, una piccola degustazione dei campioni della prossima vendemmia. Al momento i fratelli Meroni commercializzano l’annata 2006, vini  di minori potenzialità, ma di bella finezza e di grandissima piacevolezza.

Siamo orgogliosi di potervi fare partecipi di questa piccola realtà che merita assolutamente di essere seguita ed approfondita nei prossimi anni. 

Cogliamo l’occasione per ringraziare i fratelli Meroni per la loro ospitalità.

Le Syrah del Rodano

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 9th, 2008

Il Grand Jury Europeen nella sua degustazione lo aveva preannunciato, venerdì 5 settembre anche noi abbiamo toccato con mano lo straordinario livello raggiunto della Syrah in Vallese.

Abbiamo spesso l’abitudine di cercare i grandi vini all’estero, in zone viticole pubblicamente riconosciute, senza pensare che forse questi grandi vini si possono trovare anche vicino a casa.

Ma perché sottovalutiamo quanto ci circonda ?
Il proverbio cita: “… l’erba del vicino è sempre più verde …”, non sempre è vero, infatti basta scoprire che nella regione alpina del Vallese si producono Syrah di straordinario carattere e grande finezza.

È un vitigno alternativo ai classici Cabernet Sauvignon e Merlot, lavorato in varie aree mondiali dedicate alla viticoltura ma che si esalta sui ripidi pendii che costeggiano il fiume Rodano, sia in territorio elvetico sia in quello francese.
La Syrah è il simbolo della parte settentrionale della Côte du Rhône, dove concorre alla vinificazione di tutti “crus” principali: Côte Rôtie, Cornas, Saint Joseph, Crozes-Hermitage ed Hermitage. Qui le viti si arrampicano sui forti pendii terrazzati che portano dal sud di Vienne a Valence sulle due rive del fiume; i terreni sono generalmente composti da detriti granitici con esposizione sud, sud-est.

Si pensava che il vitigno fosse stato portato dai crociati di ritorno dalle guerre, dalla città di Shiraz in Persia ma nuove ricerche sul DNA ci riconducono ad un incrocio tra due antichi vitigni qui coltivati per vari secoli: la Mondeuse blanche e la Durezza, oggi però quasi dimenticati.
Dunque si pensa che questo vitigno sia nato proprio nei vigneti della Côte-Rôtie nel primo secolo dopo Cristo. Raggiunge la giusta maturazione tra il 10 di settembre e la prima metà d’ottobre a seconda delle zone e delle annate, ama situazioni climatiche calde ed asciutte.Â
In Vallese, la Syrah è arrivata molto più tardi, fu introdotta da Henri Wuilloud nel 1926 dove ha poi conosciuto un rapido e continuo sviluppo. Sui pendii che portano da Leuk a Martigny trova le condizioni climatiche necessarie per svilupparsi alla perfezione. Di maturazione tardiva ama infatti colline ben soleggiate dove i propri acini possono maturare lentamente. Si esprime magnificamente nel territorio di Chamoson dove le migliori espressioni possono fregiarsi della denominazione Grand Cru.

La degustazione si è svolta alla cieca, la sequenza dei vini è stata sorteggiata. Le bottiglie sono state scaraffate ca 2 ore prima dell’assaggio.

bottiglia nr. 1

Syrah Quintessence 2006
- Benoît Dorsaz a Fully (Vallese)
Fully si trova presso Martigny nella bassa vallata, su queste ripide pendenze Benoît Dorsaz esalta il frutto e la fragranza della Syrah.
Il colore è brillante e vivace, ma scarico d’intensità con alcuni riflessi granati. Al primo contatto il naso è un po’ bloccato. Gli aromi sono comunque intensi e sintetizzano un frutto immediato e di bella definizione: al primo naso percepiamo il cuoio poi in successione note di ciliegia, lampone, frutti di bosco si alternano a sfumature floreali. Un vino delicato e fine, la struttura dei suoi tannini è dolce e ben rinfrescata. Il suo finale è coerente evidenza ritorni fruttati, floreali, minerali e speziate. È pronto e di grande piacevolezza. Valutazione: 16/20

 

bottiglia nr. 2

Cornas Terrasses du Serre 2006
- Domaine du Coulet a CornasÂ
Mathieu Barret lavora, seguendo i principi della coltura biodinamica, 13 ettari sui terreni granitici di Cornas.
Di colore rubino intenso con riflessi violacei. Al primo naso difficile d’affrontare poi, con l’ossigenazione, sviluppa note di erbe di montagna, cuoio, un frutto denso e profondo ed una evidente nota di pepe bianco. Al gusto è ricco ed austero, ancora un pò bloccato da una trama tannica un via di fusione, è virile e si profila con un fresco finale decisamente maturo e speziato. Un vino molto bello soprattutto in prospettiva futura, bisogna solo sapere attendere … Valutazione: 16.5/20

bottiglia nr. 3

Côte Rôtie 2004
- Tardieu-Laurent a Lourmarin
Dalle terrazze “arrostite dal sole” Michel Tardieu propone un vino di grande personalità.
Il colore è rubino intenso con lampi porpurei segno che non ha ancora lasciato la sua fase giovanile. Ha grandi complessità in via di formazione; dapprina note selvatiche che via via diventano calde e dolci, una vena fumé, poi frutta nera, cassis, ginepro, erba secca, … Ci intriga per quell’attacco morbido ma poi si sviluppa in progressione, con tannini molto fini, su un finale molto lungo. È teso e vibrante, ci fa solo presagire quello che ci darà nel prossimo decennio. Molto buono. Valutazione: 17/20

 

bottiglia nr. 4

Côte Rôtie Maison Rouge 2005
- Georges Vernay a Condrieu
L’azienda divide la propria superficie tra i miti di Condrieu e della Côte Rotie.
La parcella denominata Maison Rouge origina un vino di colore porpora di grande concentrazione.
Olfattivamente,anche se un po’ chiuso, sembra tridimensionale, con una sensazione di ricchezza di polpa: frutta rossa, erbe medicinali e speziature sono alla ricerca del giusto equilibrio. È ancora alla ricerca della giusta dimensione, è potente, profondo e dispone di una grande carica tannica che oggi ne maschera un pò il finale. Il finale è caratterizzato da un frutto puro e da una piacevole salinità. Peccati di gioventù, ancora qualche anno e poi … Valutazione: 16.5/20

bottiglia nr. 5

Syrah Encre de la Terre 2006
- Claudy Clavien a Miège
Da Claudy Clavien siamo stati settimana scorsa per conoscerlo e per degustare i suoi vini: proprio una bella esperienza.Â
Il nome del vino sintetizza alla perfezione il colore. “Encre” significa inchiostro, infatti alla vista è impentrabile. Le “nuances” sono delicate e per nulla invadenti e che equilibrio e maturità: cacao, mirtilli, ribes, violetta, speziature, liquirizia, … Questa sera è in forma strepitosa, la migliore bottiglia di questo vino finora degustato: potente, vellutato, profondo, un finale fruttato e minerale. Ragazzi che stoffa e che charme. Valutazione: 17/20

bottiglia nr. 6

Syrah Vieilles Vignes 2006
- Simon Maye et fils a Chamoson
Jean-François e Axel Maye lavorano poco più di 10 ettari a Chamoson nel Basso Vallese, la loro produzione è articolata su un grande numero di varietà tipiche, ma è soprattutto la Syrah che li ha resi famosi. Le loro “vecchie vigne” si trovano nella frazione di Prés des Pierres su terreni calcarei molto ciottolosi.
Di un bel rubino. Al primo naso e un po’ chiuso poi si esprime su sfumature di violetta, rosa, frutti di bosco e un tono speziato. Sempre magistralmente vinificato, presenta una bocca densa con una struttura tannica fitta, ha energia e finezza. Non ha la struttura dell’annata precedente ma sempre regolare e su alti standard. Valutazione: 16.5/20

bottiglia nr. 7

Syrah 2006
- Denis Mercier a Sierre
Denis Mercier è un’altro grande personaggio della viticoltura vallesana oltre che per la Syrah è conosciuto per la personalità del suo Cornalin.
Il colore è di buona densità e lucentezza. Evidenzia una componente floreale e fruttata di bella purezza accompagnate da note speziate e di liquirizia. È carnosa, ricca di materia ma vibrante e sempre ben rinfrescata. Spinge con grande vigore verso un gran bel finale vellutato, forse solo leggermente meno complesso di altri. Grande maestria nell’estrazione dei tannini. Valutazione: 16.5/20 

bottiglia nr. 8
Crozes-Hermitage Clos des Grives 2006 - Combier a Pont de l’Isère
La denominazione Crozes-Hermitage rappresenta l’estensione di quella dell’Hermitage limitata all’omonima collina. Qui Laurent Combier lavora 14 ettari seguendo il modello biologico.
Questo vino esce un pò dagli schemi riscontrati in questa degustazione, un naso discreto, solare e dolce, quasi esotico, marcato da note fumé, bacche nere, cacao. È rotondo, senza alcuna asperità, presenta una trama setosa che procura piacere. Termina su note boisé e minerali. Malgrado la sua gioventù già molto piacevole. Valutazione: 16/20

Conclusione

Una serata di grande livello dove tutti i vini sono racchiusi in una categoria superiore cioè dotati di una forte personalità, si distinguono per eleganza, complessità, consistenza e potenza, vini che al raggiungimento del perfetto equilibrio daranno grandi piacevolezze per lunghi anni.

I vini vallesani si accomunano per l’eleganza di tannini, una struttura completa ed una immediata espressione. Quelli della Côte du Rhône invece si differenziano per una certa difficoltà espressiva in fase giovanile ma con un potenziale evolutivo superiore.

Claudy Clavien a Sierre

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 8th, 2008

Scorrendo l’interessantissimo Blog di Jacques Perrin si conoscono nuovi produttori, sopratutto romandi, di assoluta personalità e capacità. Di Claudy Clavien si parla nell’articolo “Syrah du Valais, the show must go on ! ” dove, in una degustazione alla cieca, sono messe a confronto le migliori Syrah vallesane.
Un articolo che ha poi dato origine alla nostra proposta per una serata  sulle “Syrah del Rodano”, dove sono state messe a confronto, venerdì 5 settembre, vini vallesani e della Côte du Rhone.

La splendida giornata ha contribuito a rendere la gita monto appassionante. I paesaggi sono quelli di Miège un piccolo comune che sovrasta Sierre sulla strada che conduce a Crans-Montana, dove le case sono immerse nel verde dei vigneti. Siamo venuti fin qui per incontrare e conoscere Claudy Clavien, un viticoltore semplice, con idee chiare ed un unico obiettivo: quello di ottenere vini di personalità e capaci di esaltare il territorio a disposizione. 

Nella piccola cantina ci ospita per una degustazione dei suoi ottimi prodotti, vini che sono il frutto di 6 ettari che si sviluppano nei comuni di Miège e Veyras, vigneti lavorati seguendo i metodi della lotta integrata. Ci spiega che le prime vinificazioni risalgono al 1988, prima le uve venivano conferite alla cooperativa Provins, il più grande, per numero di bottiglie, produttore vallesano. Nei primi anni di attività gli sforzi furono concentrati sulla cantina, attrezzandola di moderne tecnologie, poi via via si è profusa una maggiore attenzione alla vigna allo scopo di avere una materia prima di assoluto livello.

E che livello ! diremmo noi 

La produzione prevede l’elaborazione di due linee ben distinte: la “Tradizionale”, vinificata esclusivamente in contenitori d’inox, e la “Selection Fûts Chêne”, vini che subiscono una maturazione in botti di rovere, ma soprattutto, da uve provenienti da vecchi ceppi e da severe selezioni.

La degustazione ha entusiasmato, lo stile dei vini è puro e preciso, sono evidenziate un’equilibrata concentrazione, eleganza ed armonia. Ecco alcune note sui vini.

Petite Arvine 2007
Un vino tipicamente vallesano, è di fine aromaticità con note di rabarbaro, glicine e sfumature esotiche. In bocca è vivo, nervoso, teso verso un fresco finale minerale. Un vino ideale all’aperitivo, ma si abbina anche ad entrate di frutti di mare e crostacei. Consumo ideale 2009 - 2011. Buono

Fendant Les Tsamps 2007
Lo Chasselas è un vitigno sottovalutato da noi ticinesi, certo non darà vini di grande struttura, ma se è ben lavorato da vini di piacevole personalità. Il vino degustato esprime fresche note floreali e una chiara impronta minerale. Un vino diretto con una silhouette longilinea, la consistenza è abbastanza buona ed il finale è fine, fruttato e minerale. Localmente è abbinato alla choucroute. Consumo ideale 2009 - 2011. Buono

Païen 2007
Il Savagnin in Vallese è chiamato Païen o Heida, genera un vino di fine aromaticità che ricorda le erbe aromatiche, frutta esotica, mandorla e rabarbaro. L’attacco gustativo è ben presente accompagnato da una certa quale grassezza, l’acidità e la mineralità che lo contraddistinguono conferiscono una discreta capacità d’invecchiamento. È un vino che si accosta a piatti di pesce o frutti di mare. Consumo ideale 2009 - 2011. Ottimo
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Perles de Soleil 2006 - Petite Arvine
Vecchi ceppi di Petite Arvine danno origine ad un vino di bella struttura, si mostra meno esuberante ma più complesso rispetto alla tipologia base. Gli aromi sono densi e profondi, esprime già un buon equilibrio tra le componenti fruttate e le speziature apportate dai contenitori di rovere dove matura per 12 mesi. In bocca è potente, ricco e di buona grassezza, il finale ha ben assorbito la percezione boisé, quindi è elegante, manca forse di un po’ di freschezza. Un vino capace di durare 6-7 anni, adatto soprattutto alla gastronomia e da accostare a piatti di pesce elaborati. Buono

Gamay 2007
È di bellissima lucentezza segno che il vino si dimostrerà vivo e fresco nella sua fase gustativa. Infatti olfattivamente è coerente, esprime grande finezza e fragranza. Emergono note di caramello,rosa, violetta, fragola e lampone. Dall’attacco è vivace, la percezione tannica è leggera e molto gradevole. Il finale ha una bella consistenza e termina abbastanza lungo su sfumature fruttate e minerali. Si abbina alla perfezione a salumi e a carni bianche. Darà piene soddisfazioni tra 2009 - 2011. Per un vitigno spesso trascurato è molto piacevole.

Pinot Noir 2007
Precisiamo subito, non si tratta dello stesso clone che siamo abituati ad assaggiare in Borgogna, ma bensì una varietà meno pregiata spesso coltivata in Svizzera. Comunque ci soddisfa per finezza e piacevolezza. Gli aromi invogliano per la loro freschezza e la buona maturità, le sfumature sono floreali e di piccoli frutti di bosco. Il bocca è delicato ma allo stesso tempo teso e longilineo, la consistenza è soddisfacente per dare al finale una bella presenza fruttata e speziata con anche note di cuoio. Un vino che non ha grande longevità ma grande bevibilità, l’ideale da consumare nei periodi estivi. Buono Â
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La Part des Anges 2006
“… è ottenuto da ceppi di Pinot Noir di circa 20 anni disposti su terreni molto calcarei. A lui ho dedicato le vigne più alte altrimenti il clima troppo caldo del Vallese può costituire un problema. Per garantire la necessaria freschezza necessita infatti, di una maturazione lenta e regolare ed una buona escursione termica tra il giorno e la notte …”.

Il vino degustato ha bisogno d’aria per potersi esprimere e all’inizio è ancora caratterizzato dalla presenza del legno. Con il tempo emergono aromi di equilibrata maturazione: di seguito ribes, lampone, cioccolato, una sfumatura fumé e speziata ben integrata. Ha corpo, una struttura tannica vellutata e già ben fusa, il finale è completo non potente ma  di assoluta finezza. Consumo ideale 2009 - 2013. Molto buono

“… certo, vorrei ispirarmi al modello borgognone ma per questo ci vuole tempo e sacrifici. Bisognerà fare nuovi impianti utilizzando gli stessi cloni, poi operare in cantina limitando al minimo gli interventi enologici …”

Carmin des Pierres 2006
Se vogliamo degustare il Cornalin lo possiamo fare esclusivamente in Vallese !
È considerato un tesoro del patrimonio ampelografico vallesano, può vantarsi di essere una delle varietà più antiche del cantone. Un vitigno che ha rischiato di scomparire e che oggi rappresenta una rara specialità coltivata solo su 27 ettari.

“… è di maturità molto tardiva, una varietà molto delicata ed esigente da lavorare. I rendimenti devono sempre essere bassi altrimenti produce vini rustici e di qualità modesta, ecco forse i motivi del limitato impianto”.

Anche questa degustazione ci consegna un vino che necessita ossigenazione, ma sotto sotto il frutto è denso e maturo. Lo sviluppo gustativo ci presenta un vino di nobile estrazione dove i tannini sono di grande finezza. Solo il finale presenta una leggera immaturità che noi percepiamo come un leggero amarognolo.
“… forse dovevo attendere ancora qualche giorno prima di raccogliere le uve” ci conferma Clavien.

Per comprendere veramente il potenziale di questo vitigno, su cui punta molto, stappa una bottiglia dalla sua riserva personale, un 2004.
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Carmin des Pierres 2004
Che buono ! Â
Di colore rubino profondo, già alla prima occhiata sintetizza ricchezza e concentrazione. Le sfumature di amarena, ciliegia nera e mora sono succose e ben amalgamate con note di cioccolata, caffé e minerali. È vellutato e croccante, più profondo del precedente, ricco di tannini ma perfettamente modellato da una bella acidità. Il lungo finale sintetizza la potenza della Syrah e la finezza del Pinot Noir. Gran bel vino ! 

Encre de Terre 2006
Ecco una delle Syrah vallesane che hanno stupito in occasione della grande degustazione “Le Syrah del mondo” proposta dal Grand Jury Europeen. Proveniente dalle colline dell’Hermitage e dalla Côte Rôtie fu introdotta in Vallese solo nel 1926.

“è una varietà che qui trova condizioni molto favorevoli, è coltivata da Leuk a Martigny in vigneti con le migliori esposizioni, infatti necessita di un clima secco ed asciutto, come quello vallesano …”

Il vino è strutturato e generoso evidenza aromi tipici del vitigno, frutta rossa a cui si alternano sfumature di pepe e spezie assortite. Ha una bella rotondità e una pregiata materia, un’architettura tannica fitta e vellutata. Il finale è molto lungo, fruttato e minerale. Oggi è un vino che esprime soprattutto la sua componente fruttata, ma tra qualche anno godrà di un bouquet di grandi complessità. Una grande Syrah che rivaleggia alla grande con quelle della Côte du Rhône.

Siamo sulla via del ritorno, è stata una giornata faticosa ma bellissima, che soddisfazione conoscere viticoltori di questa personalità …

“Merci Monsieur Claudy Clavien et au revoir à bientôt …”.

Ronco dei Ciliegi 2007 Azienda Mondò a Sementina

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 8th, 2008

Interessantissima serata quella che ci ha proposto Giorgio Rossi, giovane ed emergente produttore ticinese. Il suo Ronco dei Ciliegi ha oramai raggiunto notevoli e costanti livelli, infatti è considerato uno tra i migliori vini ticinesi. Giorgio ci ha voluto invitare per scoprire con lui le diverse potenzialità dei vari territori a disposizione, degustando dalla botte le singole parcelle della vendemmia 2007, vini che stanno riposando e che saranno assemblati ed imbottigliati solo nella primavera dell’anno prossimo.

Ronco dei Ciliegi 2007

Merlot di Montedato
I vigneti di Montedato si trovano sulle soleggiate colline che sovrastano il corso del fiume Ticino ben esposte verso sud-est, sud.

1° assaggio (barrique di 3° passaggio)
Ci offre un bel frutto, croccante e maturo, è fine e levigato il finale è consistente e leggermente vegetale.

2° assaggio (barrique di 2° passaggio)
Bel frutto, abbinato a sfumature floreali e leggermente boisé. Ha un bel volume, una bella spinta e una bella stoffa, il finale è minerale e delicatamente tostato.

Merlot proveniente dalle raccolte di pianura di Sementina
Sono i vigneti meno pregiati, infatti non è assolutamente sicuro il loro impiego nella cuvée definitiva.

1° assaggio (barrique di 2° passaggio)
Al naso è chiuso ma si dimostra un vino nervoso, teso e ruvido. (continua…)

Il 2007 da Enrico Trapletti

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 7th, 2008

Qualche settimana fa squilla il telefono, sul cellulare compare il nome di Enrico Trapletti, ma chissà cosa vorrà ?

Hei ragazzi ho qualche cosa da farvi assaggiare !

È sempre molto interessante stare con Enrico, “Ricu” per gli amici, per quella sua schiettezza, per la sua sincerità ma soprattutto per l’amicizia che oramai ci lega, quindi passare qualche ora con lui è sempre un grande piacere.

Quindi … eccoci in cantina con il bicchiere in mano a degustare i campioni dalla botte dell’annata 2007 dei suoi due vini principali: il Trapletti ed il Culdrée.

Ma quali sono le differenze tra i due ?

In parte sono vini identici ed in parte completamente diversi. Ma come, direte, cosa state raccontando ? 

Tranquilli ora vi spieghiamo con calma !

Identici perché sono le stesse uve Merlot lavorate negli stessi vigneti con la stessa cura e con la particolarità del taglio del tralcio alcuni giorni prima delle raccolte. Questa tecnica permette di arrestare il nutrimento agli acini creando un leggero appassimento degli stessi, permettendo una maggiore concentrazione dei frutti.
Le differenze iniziano nel periodo di fermentazione in quanto il Culdrée macera alcuni giorni in più sulle bucce prima di essere introdotto nelle botti nuove di rovere francese per un lungo periodo di maturazione.
Il Trapletti, invece, è assemblato immediatamente dopo la svinatura e affinato per alcuni mesi in tank di acciaio inox prima di essere immesso in commercio.
Le due diverse procedure di vinificazione creano sostanziali differenze tra i due vini: Enrico ama definire il Trapletti un vino senza “doping” che rappresenta fedelmente il lavoro svolto in vigneto, mentre il Culdrée lo cataloga nella categoria di stampo internazionale. L’affinamento in legno dà al vino maggiori complessità, ma soprattutto una maggiore rotondità ed apporta una massa tannica di maggiore intensità, ancorché fitta e di grande qualità.

Possiamo confidarvi che la vendemmia 2007 sarà di notevole livello, per questo motivo questa degustazione ci intrigava particolarmente.
Dobbiamo precisare che in questa annata Enrico Trapletti ha potuto rinunciare al tradizionale appassimento in quanto le uve erano già di per sé in uno stato di grazia.

La degustazione

Culdrée 2007
produzione: 2′200 bottiglie

1° botte nuova da 350 litri: dà un vino di colore intenso e profondo, caratteristica che si riscontra in tutti i campioni, “il colore più scuro mai ottenuto” ci conferma Enrico. Il frutto è denso e sfuma su note floreali, l’impronta boisé è molto marcata. È pieno e avvolgente, i tannini sono fitti e di grande classe, il finale è sapido. Il vino di questa botte risulterà il più fine ed elegante al momento attuale.

2° botte nuova da 350 litri: ha maggiore freschezza olfattiva grazie a una bella componente floreale, il frutto è nero e si alterna con sensazioni speziate e vanigliate. È più lineare e teso verso un lungo finale, i tannini sono di maggiore intensità ed il finale marcato dal legno.

A questo punto Enrico ci dice “aspettate facciamo un altro assaggio …”, arriva con un tubo ed estrae un campione dalla parte inferiore della botte. Perché chiediamo “perché i tannini si sono depositati nella parte inferiore …”. Bene il vino è completamente diverso è più grasso e ha maggiore volume.

3° botte nuova da 225 litri tostata forte: … e si sente, comunque la percezione del frutto è pieno e denso. Ha stoffa, l’entrata è  subito fruttata e morbida, i tannini intensi ma vellutati.

È inutile dirvi che a questo stadio la cessione di aromi da parte della botte è piuttosto invadente ma non temiamo per il vino in quanto con una struttura simile non avrà alcun problema ad assorbirlo.Â
Il vino sarà commercializzato solo a partire dalla primavera 2009, quindi avrà tutto il tempo per equilibrare un armonia già ben evidente e percettibile. 

Trapletti 2007
produzione: 10′000 bottiglie

Come abbiamo spiegato sopra i diversi tempi di vinificazione porta questo vino ad essere già imbottigliato e quasi pronto alla commercializzazione. Questo fa si che sia un vino non improntato sulla complessità, ma esprime note di ciliegia e ribes di piena soddisfazione. Ma al palato che vino, è subito ben rinfrescato e presenta una bella personalità, è equilibrato e non finiresti mai di berlo. Dà sensazioni immediate che possono durare nell’arco di 5-6 anni, poi lasciamoci sorprendere. Come ben si capisce a noi piace molto.

Ma la serata non termina qui: abbandoniamo il Merlot per passare ad una chicca. Siamo tra i primi a poterla degustare anche se ne avevamo già accennato sull’articolo pubblicato dopo la visita dell’anno scorso. 

Chi l’ha letto forse si ricorderà del progetto “Nabumba 2007″.

“… prima dell’avvento del Merlot in Ticino era in parte impiantato il Nebbiolo. Infatti il nostro cantone si inserisce perfettamente nella fascia che comprende il Piemonte e la Valtellinadove regna questa varietà. Per questo motivo ho deciso di reimpiantare delle vigne di Nebbiolo” ci ricorda Enrico.

Ebbene cos’è questo Nabumba 2007 ?Â
Un nuovo vino. Un uvaggio di Merlot (30%), Nebbiolo (30%), Arinarnoa (30%), Ancillotta e Galotta (10%). Le diverse uve, una volta raccolte, sono unite, fermentate, ed invecchiate in rovere nuovo per un paio d’anni. 

Cosa vuole ottenere Trapletti da queste 3 barriques ?
“l’obiettivo è quello di ottenere un vino capace di durare nel tempo e che si esprimerà al meglio solo dopo diversi anni dalla vendemmia. Un vino come piace a me, non ciccione ma un po’ rognoso con tannini di forte personalità”

La prima dà un vino di grande materia ben modellata da un’acidità elevatissima (7.3 g/l.). Il frutto nero è di buona maturazione, l’attacco è diretto, vigoroso e profondo. Il finale è lunghissimo, tostato e sapido.
Il secondo è come piace ad Enrico “bastardo” con tannini intensi e relativamente rustici, e con una silhouette longilinea.Â
La terza botte, di massima tostatura, ci da un vino grasso e di grande materia, si distingue per le note floreali e di frutta nera. È di buona freschezza e decisamente sapido.

Visto che la commercializzazione sarà prevista solo a partire dalla primavera 2010 il vino avrà tutto il tempo di armonizzare le sensazioni date dalle botti.

Sicuramente avremo la possibilità di seguirlo ancora nella sua evoluzione, e ne siamo sicuri farà un botto incredibile ed il rumore lo sentiranno lontano.

Grazie Enrico.

Riflessi d’Epoca e Sassi Grossi due ticinesi alla lente

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 7th, 2008

L’incontro con Freddy De Martin era atteso da tempo, primo per degustare le sue creazioni, due per potere confrontarci con un enologo di grandi capacità, discreto e misurato, sempre disponibile a qualsiasi commento purchè costruttivo.
La sua visione della viticoltura ticinese è molto positiva “ottimi sono i livelli raggiunti ad oggi, ma con margini di miglioramento nella cura e nella lavorazione del vigneto, necessari per raggiungere i livelli d’eccellenza attesi”.

Dal 2000 si occupa della vinificazione delle aziende di Guido Brivio e Feliciano Gialdi, due tra le più conosciute cantine ticinesi che hanno ottimizzato la produzione unendo le proprie forze a Mendrisio.
Entrambe non dispongono di superfici a vigneto ma si avvalgono della collaborazione di una vasta schiera di vignaioli. Guido Brivio raccoglie uve Merlot provenienti dalle zone collinari che circondano Mendrisio nel Sottoceneri; Feliciano Gialdi, per i suoi vini, sfrutta i migliori vigneti nella zona di Biasca e Giornico nel Sopraceneri.

Freddy avendo molta considerazione per il nostro interesse ha preparato una degustazione molto particolare, quella di mettere a confronto il vino più tipico delle due aziende: il Riflessi d’Epoca di Brivio e il Sassi Grossi di Gialdi. Non confrontando il prodotto finito, ma bensì degustando i vini delle singole zone di provenienza testando campioni dalla botte della vendemmia 2007.

La suddivisione geografica creata dal Monte Ceneri coincide con la variazione del suolo e del micro-clima.
Il Sopraceneri è caratterizzato da un suolo d’origine granitica con terreni piuttosto acidi, leggeri, sabbiosi e permeabili.
Il Sottoceneri vanta, invece, suoli prevalentemente composti di roccia calcarea, in particolare nel Mendrisiotto i suoli sono più ricchi d’argilla rendendo il terreno più pesante con buoni livelli di fertilità.
Queste diversità influiscono sulle caratteristiche dei vini per questo è sempre interessante confrontare un “sudista” ed un “nordista”.

Vigneti del Mendrisiotto

Riflessi d’Epoca (Merlot del Mendrisiotto)

1° assaggio
Merlot 2007
Zona: Arogno e Rancate
Maturazione: in barriques nuove dal 12/07
Produzione: 55 barriques
Note: il vino, già travasato, presenta un bel frutto rosso di equilibrata maturazione, rinfrescato da note floreali, è di ottima struttura, con tannini eleganti.

2° assaggio
Merlot 2007
Zona: Arzo
Maturazione: in barriques nuove dal 02/08
Produzione: 15 barriques
Note: presenta distinte note di ciliegia marasca, è nervoso, vibrante e minerale.

3° assaggio
Merlot 2007
Zona: cuvée di vigne di oltre 25 anni del Mendrisiotto
Maturazione: in barriques nuove
Produzione: 36 barriques
Note: il vino, già travasato, dimostra un gran potenziale, al momento inespresso, è maturo e ricco di materia su un fondo speziato. È il cuore della assemblaggio definitivo. Grande!

4° assaggio
Merlot 2007
Zona: Novazzano
Maturazione: in barriques nuove
Produzione: 34 barriques
Note: esprime un bel frutto rosso maturo accompagnato da sfumature floreali, ha nerbo e una massa tannica rilevante e una fine mineralità.

5° assaggio
Assemblaggio 3 + 4
Un gran bel vino che assimila finezza, caratteri, tensione e sapidità.

I vigneti delle valli dell’Alto Ticino

Sassi Grossi (Merlot dell’Alto Ticino)

1° assaggio
Merlot 2007
Zona: Biasca
Maturazione: barriques nuove
Produzione: 55 barriques
Note: dà un vino di bel volume, ricco di materia, equilibrato e teso verso un finale speziato.

2° assaggio
Merlot 2007
Zona: Giornico
Maturazione: barriques nuove
Produzione: 27 barriques
Note: si sale verso nord di pochi km. ma il risultato è completamente diverso è un vino “contadino” ha minore eleganza ma più carattere, dati da una limitata grassezza ma da una intensa struttura tannica.

3° assaggio
Merlot 2007
Zona: è una selezione dei migliori vigneti di Biasca e Giornico
Maturazione: barriques nuove
Produzione: 27 barriques
Note: non è in grande forma questa sera, presenta infatti una leggera riduzione, non è ancora stato travasato, questo porta in evidenza sfumature animali. Ha grande materia e finezza di tannini.

4° assaggio
Assemblaggio 1 + 2 + 3
L’unione di questi tre campioni darà origine a un vino di grande potenziale, il Sassi Grossi 2007 appunto.
Non molto lontano dal, per il momento inarrivabile, Sassi Grossi 2005.

Dopo queste degustazioni ci propone di assaggiare i vini dell’annata che tra poco sarà commercializzata.

Riflessi d’Epoca 2006
Il vino, appena imbottigliato, esprime una bella gioventù, al momento è ancora marcato dell’influsso della maturazione in barriques nuove, infatti predominano sul frutto le note tostate e fumé. È contraddistinto dalla consueta eleganza e dalla finezza dei suoi tannini, la struttura generale è ottima e permette al finale di evidenziare ritorni speziati di pepe bianco.

Sassi Grossi 2006
Non è ancora stato imbottigliato e attualmente riposa in vasche d’acciaio allo scopo di assemblare i vini di varie provenienze. Al naso non è molto espressivo ma dà sensazioni di freschezza e minerali, al gusto ha vigore e tensione, una carica tannica logicamente d’ammorbidire (ci mancherebbe) ma di magistrale estrazione e una lunga chiusura che dovrà affinarsi con il tempo.
Un vino che oramai ha raggiunto altissimi standard qualitativi ad ogni vendemmia e che rappresenta uno dei porta bandiera della viticoltura ticinese. Complimenti sinceri.

Se la vendemmia 2005 è stata caratterizzata dalla grande omogeneità della produzione ticinese quella del 2006 segna, come conferma Freddy, un vantaggio a favore dei vini del Sopraceneri che hanno avuto una maturazione più regolare e costante.

L’eccezionalità e la particolarità della degustazione ci ha dato la possibilità di degustare anche i due vini “speciali”, il Platinum di Brivio ed il 36 Trentasei di Gialdi. Sono vini accumunati dall’appassimento delle uve in percentuali e tempi diversi.

Platinum 2005
Questa sera lo abbiamo disturbato e non ha voglia di svelarsi, è scontroso e duro nei nostri confronti, ma sotto sotto ce n’è di stoffa …
Lo lasceremo in santa pace per alcuni anni, poi una sera lo porteremo fuori a cena e ce lo godremo per il piacere di tutti i presenti (pochi speriamo….)

36 Trentasei 2005
Già nell’annata precedente aveva riscontrato grandi successi, ma questo campione, ancora in barrique fino alla primavera prossima, dimostra altre potenzialità: quelle di un vero grande vino.
Ha grande equilibrio e freschezza, con un frutto di perfetta e giusta maturazione, non “cotto” come nel 2003. È carnoso, ha stoffa, forza e allo stesso tempo eleganza, chiude interminabile con un finale ancora in evoluzione. Il potenziale è enorme.

Per concludere in nostro rendiconto volevamo ringraziare Fredy per le brillanti spiegazioni, Guido Brivio e Feliciano Gialdi per l’opportunità concessaci.

I Merlot del Ticino: annata 2006

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 3rd, 2008

Eccoci a proporvi le nostre sensazioni sulla presentazione annuale dei vini ticinese, una degustazione a cui aderiscono 65 produttori affiliati a Ticinowine.U n’annata che oggettivamente ha riscontrato difficoltà climatiche in varie zone del cantone e che ha il difetto di essere racchiusa tra due grandi annate: l’eccellente 2005 ed il 2007 che verrà, ma che abbiamo già avuto modo di comprenderne le potenzialità.

 

La vendemmia 2005 è stata caratterizzata da una grande omogeneità, infatti quasi tutti i produttori erano riusciti a proporsi su ottimi livelli. Il 2006, invece, ha creato vari problemi e ha irriso esclusivamente ai produttori che hanno atteso il giusto momento per vendemmiare e che hanno saputo operare in cantina nel rispetto dell’annata.

In effetti, la degustazione ha proposto vini di vario livello. Alcuni di loro sono già morbidi e pronti, altri sono abbastanza fluidi o con un’eccessiva estrazione tannica, la maggior parte invece si esprime con un ottimo potenziale ed un giusto equilibrio di tutte le componenti: volume, qualità dei tannini ed acidità. Â
Ecco una selezione dei vini chi più ci sono piaciuti:

Ci sono piaciuti molto

Grand Risavier - Klausener a Purasca
Tramonto Rosso - Klausener a Purasca
Merlot Riserva da l’Ör - Agriloro a Arzo
Sassi Grossi - Gialdi a Mendrisio
Arco Tondo - Tenuta San Giorgio a Cassina d’Agno
Culdrée - Trapletti a Coldrerio
Montagna Magica - Daniel Huber a Monteggio
Pizzorin - Pizzorin a Sementina

Ci sono piaciuti

Merlot di Rovio Riserva - Vini Rovio a Rovio
Agra Riserva - Pelossi a Pazzallo
Ronco dei Ciliegi - Mondò a Sementina
Crescendo - Tenuta San Giorgio a Cassina d’Agno
Merlot Riserva - Fattoria Moncucchetto a Lugano
Merlot Novi dal Drupa - Mauro Ortelli a Corteglia
Rubio Riserva - Rubio Muscino a Salarino
Riflessi d’Epoca - Guido Brivio a Mendrisio
Léneo - Corti a Balerna
Riserva del Cavaliere - Il Cavaliere a Contone

Le sorprese

Sirio - Matasci a Tenero
Meride - FA Vino a Salorino Â
Rampèda - Meroni a Biasca
Caronte - Cormano a Morbio

Vorremmo sottolineare il costante livello raggiunto da alcuni vini come il Sassi Grossi, il Grand Risavier, il Merlot Riserva da l’Ör, … oramai da diversi anni su notevoli standard.

Per concludere possiamo definire il 2006 un’annata meno strutturata e longeva della precedente, l’ideale da consumare in attesa che i vini del 2005 maturino alla perfezione nelle nostre cantine.

È doveroso precisare che la gran parte dei prodotti presentati sono frutto di assemblaggi appositamente
preparati per la manifestazione o vini appena imbottigliati, quindi è molto probabile che alcuni di loro, al
momento non in forma smaliante, ci rivelino grandi sorprese in futuro.

Chi non conosce i vini del Vallese …

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 3rd, 2008

Chi ignora il Vallese e le sue varietà non può pienamente apprezzare il mondo del vino in tutte le sue innumerevoli sfumature”.

Oggi il Vallese rappresenta l’area viticola principale della Svizzera, elabora, infatti, circa il 40% dell’intera produzione nazionale. La maggioranza delle vigne sono coltivate nella regione centrale, zona compresa tra Leuk e Martigny, 55 chilometri di vigneti collinari che costeggiano la sponda destra del fiume Rodano perfettamente rivolti verso sud. Il vigneto è molto frazionato, i 5′200 ettari consacrati alla viticoltura appartengono ad oltre 22′000 proprietari; solo 250 aziende lavorano una superficie superiore ai 2 ettari. La maggior parte di loro sono appassionati vignaioli che conferiscono i propri frutti sia alla Cooperativa Provins, che tratta un quarto del vino prodotto, sia ad uno dei 190 negozianti o commercianti di vino. Sono circa 600 i vignaioli professionisti, che coltivano, vinificano e commercializzano il loro raccolto.

“Il vigneto vallesano è marcato dai tipici rilievi delle vallate alpine, terreni con pendenze molto elevate che rendono molto difficili ogni lavorazione. Per compensare le pendenze e la relativa erosione dei terreni sono state costruite una moltitudine di terrazze chiamate “tablars”. Sono sostenute da muri in pietra secca, particolare che conferisce al paesaggio locale la propria tipicità. Il Vallese beneficia delle influenze delle culture celtiche, romane e galliche, popolazioni che hanno attraversato l’Alta Valle del Rodano nel corso dei secoli. Alcuni ritrovamenti ci fanno pensare che la vite era già presente nel I secolo dopo Cristo. L’arrivo delle truppe romane coincide con la comparsa dell’olio, del vino e delle spezie. Grazie a loro sono impiantati i primi vigneti che si snodano sulle sponde del fiume. Fu solo nel III secolo che la viticoltura si sviluppa grazie alle comunità religiose dei monasteri circostanti che vendemmiavano, vinificavano e vendevano il frutto del loro lavoro. Per vari secoli la zona fu teatro di battaglie e dispute, seminando nella popolazione disagio e povertà, impedendo così ai vignaioli la cultura della vite. L’entrata, nel 1815, nella Confederazione Elvetica e la costruzione della ferrovia favorirono un rapido aumento degli scambi commerciali, portando un forte incremento del mercato vinicolo. Con l’apparizione alla fine del XIX secolo della filossera l’intero vigneto fu distrutto compromettendo così il risultato dei primi decenni del XX secolo. Si dovette attendere sino agli anni ‘30 per riorganizzare una struttura vitivinicola professionale in grado di occupare un ruolo importante nell’economia nazionale. Nel 1982, anno marcato da un’eccessiva produzione con vini di modesta qualità, fu introdotta una severa regolamentazione allo scopo di aumentare i criteri qualitativi. Grazie a questi rinnovamenti una nuova generazione di vignaioli ha saputo valorizzare il territorio con prodotti di eccellente livello.

Situato nel sud-ovest della Svizzera il Vallese è definita l’Alta Valle del Rodano, è circondato e protetto da un’alta barriera di montagne e beneficia di un clima molto favorevole alla viticoltura. Le estati sono molto calde e secche a cui fanno seguito autunni miti con un’ideale escursione termica tra il giorno e la notte. L’insolazione media è molto alta con oltre 2′000 ore annue. Le deboli piogge e l’influsso del foehn, che soffia mediamente 33 giorni all’anno, favoriscono la lenta maturazione fenolica degli acini evitando la riproduzione di muffe e consentendo il raccolto tra la fine di settembre e la prima metà d’ottobre. I vigneti sono distribuiti in media ed alta collina con altitudini generalmente comprese tra i 450 e gli 800 metri. Nel comune di Visperterminen situato sopra Visp nell’Alto Vallese, sono coltivati vigneti che raggiungono i 1′100 metri di altezza. Questi lavorati con il vitigno Savagnin localmente chiamato anche Heida sono considerati tra i più alti d’Europa.
La struttura del sottosuolo è globalmente composta di roccia granitica ricoperta da strati ricchi di calcare, argilla e ciottoli, depositi lasciati nei secoli dal Rodano e dallo scioglimento dei ghiacciai. Il calcare in Vallese è presente quasi ovunque, in proporzione molto elevata nella zona di Sierre, mentre è quasi assente nella zona di Fully.

Uve tradizionali o “specialità“
Il Vallese viticolo possiede una gamma di vitigni che può essere considerata unica al mondo sia per la sua ricchezza sia per la sua originalità. Anche se il numero dei vitigni bianchi rappresenta i 2/3, la superficie destinata a quelli rossi è superiore. L’85% della superficie coltivata deriva dalle quattro varietà dette tradizionali: Pinot noir (34%), Chasselas (30%), Gamay (17%) e Sylvaner (4%), anche se nel caso dello Chasselas, con cui si produce il Fendant, la superficie va diminuendo di anno in anno. Tutte le altre varietà non comprese in quelle tradizionali sono dette specialità. Esse rappresentano il 15% della produzione, sono una quarantina di varietà alcune delle quali autenticamente vallesane come l’Amigne, la Petite Arvine, l’Humagne blanche e rouge o il Cornalin; queste occupano esclusivamente il 4% del vigneto ma sono in continua crescita. Il rimanente è occupato da Syrah, Savagnin, Marsanne blanche , Moscato, Pinot gris e Chardonnay, varietà che occupando circa 400 ettari, poco meno dell’8% del vigneto. Da notare che la proibizione del taglio con vini rossi esteri, in vigore dal 2005, ha favorito l’impianto e lo sviluppo di varietà complementari come il Diolinoir, il Gamaret, l’Ancellotta ed il Garanoir.

La cultura dell’appassimento
“Mi-flétris, flétris o Grain Noble”, il Vallese possiede una lunga tradizione nell’appassimento naturale. Gran parte delle aziende producono vini più o meno dolci a seconda del grado di appassimento e dell’andamento delle annate. Solamente alcuni territori in Europa vantano le condizioni climatiche indispensabili per l’elaborazione di vini dolci e liquorosi. Il Vallese è uno di questi, ad inizio autunno i grappoli iniziano il loro lento appassimento nel vigneto, nel tardo autunno si sviluppa all’interno degli acini, in percentuale diversa a seconda della varietà, la muffa nobile chiamata Botytis cinerea.
Il fungo, favorito dall’umidità, permette l’evaporazione dell’acqua consentendo la concentrazione degli aromi e degli zuccheri.
I vini chiamati Grain Noble sono la punta di diamante di questa tipologia, risultano di grande struttura, piacevolmente dolci, untuosi, complessi e di lunga persistenza gustativa; evidenziano note di confetture, miele, scorza d’arancia e albicocca secca. Per garantire e difendere la tipologia è stato creato nel 1996, grazie all’enologo Stéphane Gay, la denominazione “Grain Noble Confidentiel”. Questa limita la produzione a sei vini: Amigne, Petite Arvine, Ermitage, Johannisberg, Malvoisie e Païen. È imposto l’invecchiamento in barriques per un periodo minimo di 12 mesi, periodo in cui il vino acquisisce complessità, struttura e capacità d’invecchiamento, questo grazie alla micro-ossidazione dovuta al passaggio dell’ossigeno attraverso le porosità del legno. È definita la posizione e l’età delle vigne (minimo 15 anni), il grado zuccherino dei mosti (minimo 130° Oechslé) con il divieto di eventuali correzioni zuccherine. Ogni varietà possiede le proprie caratteristiche: Petite Arvine e Païen esprimono aromi fruttati, vivacità e bella freschezza; l’Ermitage è più ampio e strutturato con note floreali e tartufo bianco; Johannisberg, Amigne e Malvoisie si rivelano generalmente più grassi ed untuosi rispetto agli altre tre varietà.

I vini

Il Fendant
Lo Chasselas è la varietà che dà origine al Fendant, fu introdotto in Vallese verso la metà del 1800 ed è coltivato in tutto il cantone dove rappresenta il 30% della superficie totale (la più diffusa varietà bianca). È di elevata fertilità e molto sensibile alle malattie. Il prodotto rappresenta il vino quotidiano vallesano, apprezzato per la sua freschezza e la sua delicatezza. È commercializzato sotto la denominazione Fendant du Valais AOC o sotto la denominazione dell’area comunale di produzione ed è considerato in generale il vino d’aperitivo per eccellenza. Raccolto a buona maturità associa una buona struttura, finezza, freschezza ed eleganza; vinificato a regola d’arte è in grado di esprimere alla perfezione le sfumature dei vari “terroirs” locali. Marcato da note minerali ad Ardon o a Vetroz, ricco e complesso a Sion e a Saint-Léonard. Nei primi anni esprime la propria gioventù con un attacco fresco, morbido e “pétillante”, con aromi sovente fruttati e floreali. I migliori con l’invecchiamento amplificano le loro complessità, dopo 5-10 anni il bouquet ci porta su note mielose con sentori di noci ed una struttura grassa ed untuosa che conferisce al vino una rimarchevole personalità.

La Petite Arvine
È un prodotto tipicamente vallesano, coltivato un po’ dappertutto ma principalmente nella regione di Martigny e Fully che a ragione è considerata la terra d’elezione di questo vitigno. È una varietà tardiva che si raccoglie 20 - 30 giorni dopo lo Chasselas, mediamente vigoroso fa prova di buona fertilità. Ha numerose esigenze: esposto al vento si rompe molto facilmente, esige terreni ben esposti al sole ma non troppo aridi ed è molto sensibile agli erbicidi. La superficie coltivata nell’ultimo decennio è progressivamente aumentata passando dai 36 ettari, nel 1991, sino a raggiungere i 51 ettari nel 2004 di cui quasi la metà nel comune di Fully. Vinificato secco è un vino molto tipico e virile, al naso sviluppa aromi floreali di glicine, agrumi, e di rabarbaro. La sua acidità è abbastanza elevata ed è accompagnata da una fine mineralità, caratteristiche che conferiscono un’interessante attitudine all’invecchiamento. La surmaturazione apporta concentrazione e ricchezza aromatica mantenendo una pregevole finezza. Meno soggetta alla muffa nobile rispetto all’Ermitage è gustativamente marcata da una freschezza naturale che permette di equilibrare alla perfezione la dolcezza permettendo così al vino d’invecchiare lungo tempo in cantina.

Païen o Heida
Il Savagnin è un vitigno tradizionale delle Alpi, infatti nel Jura francese origina straordinari e longevi “Vins Jaunes o Vins de Pailles”. In Vallese è conosciuto sotto la denominazione Païen o con il termine dialettale Heida. Dapprima coltivato esclusivamente negli alti vigneti di Visperterminen nell’Alto Vallese, oggi è lavorato anche nel Vallese francofono dove la sua qualità e la sua originalità è pienamente riconosciuta. Il vino è di fine aromaticità con ricordi di noci e nocciole, ci offre una bocca di buona freschezza, untuosa e persistente; vino da consumare nell’arco di 2-4 anni.

La Malvoisie
Considerato come una mutazione naturale del Pinot noir, in Vallese il Pinot gris occupa una superficie di 58 ettari e dà origine alla denominazione Malvoisie. Questo nome è molto corrente nel vigneto mondiale ma la Malvasia vallesana non ha niente a che fare con quella che si trova in Italia, Grecia, Portogallo, … È chiamata così perché origina quasi esclusivamente passiti o Grain Noble, vini più o meno dolci, mentre quando è vinificata secca è denominata tradizionalmente Pinot gris. Come tutti i membri della famiglia dei Pinot è una varietà precoce e manifesta una sensibilità al gelo e alla muffa al termine della maturazione. È avida di calore, per questa ragione gli sono riservate terrazze con un’eccezionale esposizione al sole che danno alle sue bacche un colore violaceo. Prodotta “flétrie” ha un colore dorato, aromi intensi e complessi, al gusto si presenta ricco, morbido ed una longevità che può raggiungere anche i 10 anni per le versioni più prestigiose. Le versioni Grain Noble possono esprimere tutta la loro ampiezza, sono vini voluminosi, grassi e complessi, marcati da aromi di mela cotogna, confettura d’albicocca, miele e caramello.

L’Ermitage
L’origine della Marsanne blanche è situata in Persia, dopo avere perso le sue tracce è ricomparsa, probabilmente portata dai Romani, vari secoli più tardi sulle ripide rive settentrionali della Côte du Rhone. La sua comparsa in Vallese risale alla metà del XIX secolo, dove i vini elaborati da questo vitigno sono stati denominati Ermitage in omaggio alle terre di Tain l’Hermitage. È lavorata su una superficie di soli 37 ettari, si adatta molto bene alle condizioni di Fully dove le terre granitiche, la perfetta esposizione e la sensibilità alla botrytis genera vini liquorosi di grande classe. Vitigno tardivo, è molto esigente, predilige infatti le zone più soleggiate con rese non abbondanti altrimenti darà solo vini mediocri. Vinificato secco, spesso etichettato anche come Marsanne, dà vini con complessi aromi di tartufo bianco, acqua di vite di fragola e piccoli frutti di bosco. Elaborata sotto la denominazione Grain Noble esprime grande ricchezza, equilibrio e struttura e una grande complessità aromatica che gli permette di rivaleggiare con i più prestigiosi vini dolci.

Il Cornalin
È considerato un tesoro del patrimonio ampelografico vallesano, il Cornalin può vantarsi di essere una delle varietà più antiche del cantone. Ad oggi non si conoscono parentele con altri vitigni, dunque lo si può definire al 100% vallesano. Di maturità molto tardiva è una varietà molto delicata ed esigente che ha rischiato di scomparire; oggi infatti rappresenta una rara specialità coltivata solo su 27 ettari. I rendimenti sono sempre bassi, questo permette di dare vini concentrati, di colore rubino profondo con riflessi violacei, al naso sviluppa fini note di ciliegia nera. È di buona struttura, sostenuto da una piacevole freschezza e da un potenziale tannico importante, caratteristiche che con alcuni anni di affinamento tenderanno ad ammorbidirlo solo fino ad un certo punto.

Il Pinot noir
Il Pinot nero è la varietà che regna nel vigneto vallesano, è un vitigno precoce che predilige i terreni collinari formati da roccia calcarea, sassosi ed un clima temperato ma non troppo caldo, quindi ideale per quest’area. Nessun altro vitigno è così soggetto a variazioni genetiche, quindi una selezione clonale è essenziale, per questo motivo è stata vietata la varietà Mariafeld un clone troppo fertile non in grado di dare vini di qualità. Quando è raccolto con tutte le componenti perfettamente equilibrate dà vini di buona struttura contraddistinti da una piacevole eleganza e finemente fruttati con ricordi di fragola e ciliegia nera. Le migliori cuvées sono frutto di vecchie vigne e invecchiate in piccole botti di rovere, caratterizzate da una straordinaria finezza. Si adatta molto bene alla zona di Chamoson e a Salgesch dove le selezioni più pregiate sono classificate Grand Cru. Assemblato a varietà come il Gamay, l’Humagne rouge o alla Syrah origina la Dôle uno dei vini rossi principali del Vallese.

La Syrah
È la varietà principale dei ripidi vigneti della parte settentrionale della Côte du Rhône, fu introdotta in Vallese nel 1926 dove ha conosciuto un rapido e continuo sviluppo. Di maturazione tardiva trova in Vallese le condizioni ideali, ama infatti colline ben soleggiate dove i propri acini possono maturare lentamente. In queste condizioni dà vini che esprimono complessi aromi di frutta concentrata, ricordi di sottobosco e spezie. Al gusto sono strutturati, ricchi con tannini vigorosi e di buona persistenza. Caratteristiche che determineranno una buona longevità. Si esprime magnificamente nel territorio di Chamoson dove le migliori espressioni possono fregiarsi della denominazione Grand Cru.

Christian Zündel a Beride

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 1st, 2008

Da alcune settimane abbiamo deciso di visitare i piccoli produttori ticinesi più meritevoli ed eccoci sulle alte colline del Malcantone, nella vallata che ci porta a Beride a circa 500 metri di altezza. Qui abbiamo il privilegio di incontrare Christian Zündel, quello che noi consideriamo il “vigneron” ticinese. Fa parte di quella schiera di svizzeri tedeschi o romandi arrivati in Ticino negli anni ‘80, persone che hanno il merito di avere indicato la strada verso la qualità, oramai raggiunta, ai Merlot ticinesi. Una persona di grande cultura, discreta, sensibile e rispettosa del territorio che lo ospita. La continua ricerca e la sperimentazione lo hanno portato ad abbracciare la filosofia della definizione del territorio attraverso i suoi vini, pensieri che lo accostano ai “mitici” produttori della Borgogna.

Dal 2004, infatti, tutti i 4 ettari di superficie a vigneto sono lavorati secondo i metodi della coltura biodinamica, tecnica che prevede l’uso esclusivo di prodotti naturali e che ha come scopo di rivitalizzare i terreni dando alle viti una maggiore capacità di resistere ai parassiti, rendendo i frutti più equilibrati e sani. Le loro radici saranno in grado di scendere più in profondità per trovare il nutrimento conferendo ai vini una classica mineralità. Anche nelle pratiche di vinificazione Zündel si distingue dagli altri produttori ticinesi: le fermentazioni sono attivate da lieviti indigeni, formatasi sulle bucce, in “pieces” di rovere. L’inizio della fermentazione è immediata, più regolare e più lenta rispetto a quella tradizionale che avviene con l’aggiunta di lieviti selezionati.Tutto ciò porta ad una produzione di fecce inferiore. Pratiche premiate dalla personalità indiscussa dei suoi vini. “La maturazione avviene in barriques di oltre 3-4-anni per non conferire al vino aromi esterni, acquisto annualmente solo 5-6 barriques delle 60 a disposizione”. Dei 4 ettari lavorati ben 1.3 sono dedicati allo chardonnay, la passione per i bianchi di personalità è dovuta allo stupore dopo un assaggio di un Meursault les Perrières 1982 di Cuche-Dury avvenuta nel 1990. Le terre a sua disposizione sono molto adatte a questa varietà, vigneti situati a Bedigliora (600 mslm.), e nella conca di Beride; al merlot sono invece dedicati i terreni di Castelrotto e di Ronco, vigneti affacciati sulla valle della Tresa ed esposti verso occidente. La degustazione ci porta a entusiasmarci per la definizione e la personalità dei suoi vini, certo che se si viene per assaggiare vini potenti, alcolici e di grandi complessità abbiamo sbagliato tutto, qui regna l’eleganza e l’armonia.

Chardonnay 2005: i vigneti sono i più alti, il vino è snello e semplice, ma che mineralità e che freschezza, i ricordi sono di frutta esotica. Al gusto è nervoso e vibrante, con un’acidità impressionante che accompagna un finale piacevolmente minerale. Vinificato in legno, ma chi l’ha sentito?

Velabona 2005 (chardonnay 100%): i vigneti sono quelli della conca di Beride, la vinificazione è in pièce di rovere dove matura sui propri lieviti. È meno esuberante ma più equilibrato e maturo e presenta la classica mineralità, in bocca si presenta di maggior volume ed equilibrio tra morbidezza e freschezza, il finale è lungo, elegante e piacevolmente minerale. Veramente ottimo, un vino bianco che non ti aspetti dal Canton Ticino.

Terraferma 2005 (merlot 100%): il primo vino prodotto da Christian Zündel, un Merlot puro e tipico, al naso è fragrante e presenta un bel frutto, la struttura è longilinea, delicatamente tannico, la bella freschezza conferisce al vino un’ottima bevibilità. Non di struttura imponente ma di personalità.

Orizzonte 2005 (merlot 100%): eccoci purtroppo alla fine dei nostri assaggi con un piccolo gioiello. Al naso si presentano note varietali di grande finezza, ciliegia, mora, le sfumature speziate solo accennate e perfettamente integrate. Al gusto spicca per armonia ed eleganza, i tannini perfettamente maturi e vellutati; il finale è eccellente, perfettamente equilibrato racchiuso da bellissima mineralità. Una vera meraviglia, che darà il massimo tra i 4 ei 10 anni, poi lasciamoci sorprendere.

Terminiamo la nostra bellissima serata augurando a Christian buon lavoro per l’imminente vendemmia 2007 che inizierà il giorno seguente con la raccolta delle uve chardonnay. Il ritorno verso casa ci trova eccitati per le emozioni e l’ospitalità ricevuta e ci ripromettiamo di ritornare presto a parlare di vino con questo splendido personaggio.

Christian Zündel
CH-6981 Beride
Tel. +41 (0)91 608 24 40
christian.zuendel@bluemail.ch

I vini
Chardonnay - chardonnay 100%
Velabona - chardonnay 100%
Terraferma - merlot 100%
Orizzonte - merlot 100%

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