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	<title>Il Giornale del Vino</title>
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	<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 14:27:23 +0000</pubDate>
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		<title>Scopriamo il Timorasso con Elisa Semino</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 14:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Canina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Aziende da conoscere]]></category>

		<category><![CDATA[Dossier terroir]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono avvicinanto al Timorasso grazie alla bravissima e bellissima Elisa Semino che insieme a sua papà Pier Carlo Semino porta avanti l’azienda di famiglia LA COLOMBERA nella zona di Vho, piccolo comune vicino a Tortona in provincia di Alessandria.

La caratteristica che adoro maggiormente nel Timorasso sono le sue note sia olfattive che gustative in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono avvicinanto al Timorasso grazie alla bravissima e bellissima Elisa Semino che insieme a sua papà Pier Carlo Semino porta avanti l’azienda di famiglia LA COLOMBERA nella zona di Vho, piccolo comune vicino a Tortona in provincia di Alessandria.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2613" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2010/03/lacolombera2-300x199.jpg" alt="Pier Carlo ed Elisa Semino" width="300" height="199" /></p>
<p>La caratteristica che adoro maggiormente nel Timorasso sono le sue note sia olfattive che gustative in continua evoluzione nel tempo. Il vino timorasso, infatti,  può dare dei piaceri sin in giovane età, attualmente si possono trovare i 2007 già importanti ma altrettanto piacere, con caratteristiche molto diverse, lo riesce a dare un timorasso invecchiamo maggiormente.</p>
<p>Con Elisa siamo amici ormai da diversi anni e finalmente l’altra settimana abbiamo trovato il giusto momento per sederci nella sua cantina e parlare del Timorasso a 360° dalla storia al lavoro in cantina. Vorrei condividere con voi cosa è emerso da questa chiacchierata.</p>
<p><strong><em>Davide : “ Cosa mi puoi dire sulla storia del Timorasso ? ”</em></strong></p>
<p><strong>ELISA</strong>: “ Il timorasso è un vitigno autoctono della zona delle colline tortonesi che negli ultimi anni è stato riscoperto e rivalutato con risultati davvero interessanti.<br />
Nel tortonese a inizio 900 c’era un’importante presenza di timorasso sulle colline dove i terreni sono più bianchi e l’escursione termica tra il giorno e la notte è più evidente.<br />
Negli anni cinquanta, sessanta si era smessa la produzione di timorasso perché è un vitigno difficile da seguire in vigna e in vinificazione, la viticoltura in quei tempi aveva fatto una precisa scelta verso la meccanizzazione in vigneto, per abbattere i costi di produzione. Il timorasso a inizio anni 80 è un vitigno in estinzione Walter Massa inizia il lavoro di riscoperta, viene affiancato ben presto da Andrea Mutti. Nel 1987 Walter fa la prima vinificazione, iniziando ad esaminare tutti i differenti problemi del vitigno.”</p>
<p><strong><em>Davide : “Cosa si è fatto per migliorare il lavoro di coltivazione del Timorasso ? ”</em></strong></p>
<p><strong>ELISA </strong>: “ Gli accorgimenti elaborati sono stati :<br />
-	L’impianto è fatto su terra bianca, argillosa<br />
-	Il sesto d’impianto è fitto 5000 ceppi ha, al contrario di vecchi impianti che per permettere il lavoro dei trattori erano piantati a 2500 ceppi ha.<br />
-	Nell’ultima decade di agosto si esegue un diradamento in vigna, si tolgono i grappoli più lontani alla pianta, in modo che la linfa arrivi più facilmente e più abbondante ai primi grappoli. Non si sfoglia ancora, perché in questo momento le foglie sono ancora il nostro grande e perfetto motore grazie alla fotosintesi.</p>
<p><strong><em>Davide : “ Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono l’uva Timorasso ? ”</em></strong></p>
<p><strong>ELISA</strong> : “ E’ un uva che matura dopo il 20 settembre, i rilievi che dedichiamo giornalmente al timorasso iniziano prima.<br />
Quest’uva, quando è matura, ha un bel colore dorato ed è anche molto buona da mangiare, diversamente di tutte le altre uve che danno vini buoni. Noi la chiamiamo l’uva che rotola, perché se sottoposta a un leggero stress meccanico, gli acini si staccano dal graspo.<br />
Il grappolo ha forma spargola, di grandezza media.<br />
Gli acini sono facilmente attaccati da muffa grigia, gli andamenti climatici non permettono un attacco di muffa nobile, quindi si entra in vigna anche più di una volta per raccogliere.”</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2615" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2010/03/timorasso1-300x225.jpg" alt="Grappolo di Timorasso" width="300" height="225" /><br />
<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Davide : “Quali sono le lavorazioni in cantina ? ”</em></strong></p>
<p><strong>ELISA</strong> : “Le uve arrivano in cantina, si controlla la temperatura  e si inizia la vinificazione con la pressatura soffice, si lascia fermentare a temperatura controllata. Il timorasso rimane quindi sui suoi lieviti per qualche mese, questa è un operazione molto importante che arricchisce il vino.<br />
I lieviti, già presenti su tutte le uve, sono gli agenti di trasformazione del mosto, quando hanno finito la loro funzione a fermentazione terminata, rimangono presenti nel mosto e si autolisano, liberando sostanze che ancora servono per l’evoluzione dei profumi e della struttura di quel vino.<br />
Grazie ad assaggi periodici si capisce quando il vino è pronto e si prepara per l’imbottigliamento.</p>
<p><strong><em>Davide : “Come si può tutelare la produzione del Timorasso ? ”</em></strong></p>
<p><strong>ELISA</strong> : “ Un gruppo di giovani e volenterosi vignaioli, avendo capito di avere per le mani un gioiellino, ha deciso di darsi delle regole per garantire una alta qualità al consumatore e per tutelare il vitigno timorasso.<br />
Le regole più importanti sono:<br />
-	una gradazione minima di 13.5% vol,<br />
-	l’uscita sul mercato un anno e due mesi dopo la vendemmia e<br />
-	che il vigneto non deve essere al di sotto dei 210 metri sull’altezza del mare.<br />
Con queste ed altre regole si è fatto un disciplinare di produzione che, se approvato, darà la possibilità, a chi segue il protocollo indicato, di avere la D.O.C. Colli Tortonesi Timorasso o Derthona; in etichetta si potrà mettere solo la parola Derthona che avrà valenza di tutto il nome di D.O.C.<br />
Alcuni produttori, visto il limitato numero di bottiglie presenti oggi sul mercato, hanno già iniziato a seguire queste regole, in modo da presentare un prodotto di elevata qualità e con caratteristiche comparabili. ”</p>
<p><strong><em>Davide : “ Cosa esprime nei vari anni di affinamento il Timorasso ? ”</em></strong></p>
<p><strong>ELISA</strong> : “ Per quando riguarda La Colombera nei primi due/ tre anni di bottiglia si avvertono dei profumi fruttati, leggermente floreali, sentore caratteristico di timorasso è lo zucchero filato e l’acacia . Mentre con l’evoluzione in bottiglia di otto, nove anni si scoprono dei profumi minerali molto interessanti e curiosi che tendono verso idrocarburi e pietra focaia. Noi consigliamo sempre alla gente che viene in cantina di prendere qualche bottiglia in più e dimenticarsela per qualche anno. Sicuramente degustando il vino dopo diversi anni scopriranno sensazioni realmente diverse.”</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2617" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2010/03/lacolomberavini-300x199.jpg" alt="Elisa Semino" width="300" height="199" /></p>
<p>La chiacchierata in cantina con Elisa si è conclusa ma io per la verità ho continuato la mia visita assaggiando prima il Timorasso dalla vasca e poi con una verticale di Timorasso dal 2005 al 2007 veramente favoloso…compresa la riserva di Timorasso “il Montino” che l’anno scorso è stato premiato con i 3 Bicchieri.</p>
<p>Un ringraziamento di cuore ad Elisa per averci accompagnato alla scoperta del Timorasso.<br />
<em>Davide Canina</em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><em><strong>La Colombera - Azienda Agricola Piercarlo Semino</strong></em></p>
<p><em><strong>Strada Comunale Vho, 7 - Tortona (Alessandria)</strong></em></p>
<p><em><strong>Telefono: +39 0131 867795</strong></em></p>
<p><em><strong>Fax: +39 0131 874570</strong></em></p>
<p><em><strong>web : <a href="http://www.lacolomberavini.it" target="_blank">www.lacolomberavini.it</a></strong></em></p>
<p><em><strong>e-mail: <a href="mailto:info@lacolomberavini.it" target="_blank">info@lacolomberavini.it</a></strong></em></p>
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		<title>Cocktail con l&#8217;uva e il vino! (Ma-Quà)</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Rigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Degustando]]></category>

		<category><![CDATA[Distillati]]></category>

		<category><![CDATA[Vino e ...]]></category>

		<category><![CDATA[cocktail]]></category>

		<category><![CDATA[cocktail con vino]]></category>

		<category><![CDATA[sommelier]]></category>

		<category><![CDATA[vodka]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un Sommelier eclettico e moderno si deve cimentare in diversi campi, io per una volta ho voluto fare il Barman.
Un pò di esperienaza nei miscelati me la sono fatta, al Quarantuno, risto-wine-bar di Alessandria (locale con cui ho una collaborazione da ormai 2 anni), ho dovuto imparare anche questo per soddisfare i clienti, non voglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2605" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2010/03/ma-qua.jpg" alt="Ma-Quà" width="86" height="130" /></p>
<p>Un Sommelier eclettico e moderno si deve cimentare in diversi campi, io per una volta ho voluto fare il Barman.</p>
<p>Un pò di esperienaza nei miscelati me la sono fatta, al Quarantuno, risto-wine-bar di Alessandria (locale con cui ho una collaborazione da ormai 2 anni), ho dovuto imparare anche questo per soddisfare i clienti, non voglio rubare il lavoro a nessuno, si intenda, ma ormai in questo settore bisogna fare di necessità virtù.</p>
<p>Creare un nuovo Cocktail non è una cosa semplice, ci vuole molta professionalità ed esperienza, io mi sono divertito e impegnato con la materia che conoscevo meglio: l&#8217;uva e il vino.</p>
<p>Ho sottoposto a tutto lo Staf del Quarantuno le mie diverse prove, e insieme abbiamo deciso che il Ma-Quà era quello giusto, nuovo, equilibrato, stimolante e non molto alcolico, la conferma del buon risultato l&#8217;abbiamo avuta dai nostri clienti ed amici, che durante &#8221; L&#8217;aperitivo alla Marengo&#8221; manifestazione svoltasi in diversi locali Alessandrini venerdì 5 aprile, hanno espresso ottimi giudizi.</p>
<p>Il Ma-Quà:</p>
<p>Tumbler alto, 4/5 cubetti di ghiacco, 7/8 scorze d&#8217;arancia piccole</p>
<p>50% Muscatè ( La Colombera vini ) Colli Tortonesi.</p>
<p>30% Vodka Idol all&#8217;uva di Borgogna ( Pinot Nero-Chardonnay )</p>
<p>20% Barbera chinata San Michele ( Eredi di Chiappone Armando ) Nizza Monferrato.</p>
<p>Non va miscelato.</p>
<p>Abbinamenti: ottimo come aperitivo, e aumentando la proporzione di Barabera chinata può diventare anche un buon After Dinner.</p>
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		<title>FATTORIA di LAMOLE</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 19:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Traversi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi finalmente dopo tanta pioggia splende un bel sole, decido quindi di recarmi a visitare la Fattoria di Lamole, situata nell’omonima località; visita gia programmata dal momento che ho assaggiato i loro vini durante l’anteprima del Chianti Classico alla Stazione Leopolda di Firenze.
Lamole è situata nel comune di Greve in Chianti ed è praticamente un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi finalmente dopo tanta pioggia splende un bel sole, decido quindi di recarmi a visitare la Fattoria di Lamole, situata nell’omonima località; visita gia programmata dal momento che ho assaggiato i loro vini durante l’anteprima del Chianti Classico alla Stazione Leopolda di Firenze.<br />
Lamole è situata nel comune di Greve in Chianti ed è praticamente un terrazzo naturale sulla vallata del torrente Greve; essa è protetta dai venti del nord dal monte San Michele, mentre da ovest arrivano i venti caldi provenienti dal mar Tirreno.<br />
Da sempre quindi il vino di Lamole è sinonimo di alta qualità.<br />
Ad accogliermi trovo Paolo Socci, proprietario dell’azienda che mi introduce in una piccola cantina ( un tempo destinata a pollaio) dove fanno mostra le bottiglie del vino in produzione e sul tavolo bicchieri pronti per degustarlo; non è grande come ambiente ma molto caldo, muri spessi riparano dal freddo invernale e mantengono il fresco estivo, inoltre appesi alle pareti vecchie etichette dei precedessori della famiglia Socci, oltre a vari attrezzi storici.<br />
Il Signor Socci si dimostra molto cordiale ed inizia a raccontarmi, con orgoglio, la storia della sua famiglia legata al territorio fin dal 1071.<br />
Giovanni Socci fu notaio a Siena e con i guadagni amplia la proprietà; il figlio Giovanni, anche lui notaio, inizia la ricostruzione dei vigneti che erano andati distrutti dalla filossera e con l’aiuto di Silvio Piccini, nel 1924, è uno dei fondatori del Chianti Classico.<br />
Fu sotto la conduzione di Giorgio, padre di Paolo, che la fattoria nel 1956 viene premiata fra le grandi aziende .<br />
Dal 2003 è divenuta proprietà del figlio Paolo e della moglie, che si è dedicato, rifiutando il lavoro del padre, ingegnere alle ferrovie dello stato, al recupero dei vigneti precedentemente abbandonati; infatti fino a 50 anni fa, l’agricoltura a Lamole si effettuava faticosamente nei terrazzamenti.</p>
<p>L’azienda ha una superficie totale di Ha 270, a vigneto Ha 16,5, circa 800 piante di olivo, i rimanenti Ha sono destinati a bosco e pascolo per l’allevamento delle pecore, comunque dei 16,5 Ha di vigneto in produzione soltanto una parte dei vigneti più vecchi, circa 2 Ha, il vino prodotto viene imbottigliato dall’azienda, mentre la maggioranza della produzione viene ceduta alla cantina sociale.<br />
Oltre alla bontà del Chianti Classico “ Le Stinche” perché ho voluto conoscere il Signor Socci?<br />
Per avere la possibilità di imparare tantissime cose, la prima è constatare quale opera di restauro delle vigne abbia effettuato, ben 7 Km di muri a secco, con una fatica disumana, si è passati da impianti di vigna a rittocchino agli attuali terrazzamenti, come 50 anni fa, perché?<br />
Il rittocchino ha filari da nord a sud, almeno qui a Lamole, il sole è esposto in modo perpendicolare alle foglie, mentre il terrazzamento ha esposizione est-ovest, meno esposta al sole, ma in considerazione che le pietre dei terrazzamenti assorbono il calore del sole rimandandolo alla pianta per un tempo molto più lungo, funzionando praticamente da stufa, in considerazione che la forma di allevamento del vigneto è ad alberello.<br />
Mi diceva appunto Paolo che la fotosintesi è completamente diversa e si è potuta rilevare nella nuova produzione, i profumi, il terroir di Lamole si sente in modo incredibile.<br />
In considerazione del fatto che la densità d’impianto è di 230 x 60, ossia circa 7.200 piante x Ha.<br />
Incuriosito ho voluto camminare per le vigne a terrazzamento, ho notato questa opera di restauro, che è solo agli inizi, inoltre esse hanno una leggera pendenza sia da destra che da sinistra creando al centro del vigneto una specie di fosso per il deflusso delle acque; per capire quanto erano intelligenti i nostri avi, in fondo alla vigna c’è ancora una ruota di pietra che serviva a macinare i sementi, la quale ruota era alimentata dal deflusso delle acque, certo l’ingegno era tanto, si utilizzava proprio tutto.<br />
I terreni sono di origine Eocenica, un misto di arenaria e sabbia, con del galestro e argilla, siamo a ben 650-700 metri di altezza, intorno boschi di castagni, querce e larici, infatti nel passato prima si raccoglievano i marroni, poi si vendemmiava.<br />
Devo anche specificare che di questa zona è originario il Sangiovese di Lamole, detto anche polveroso, chiamato anche Sangioveto, che non è altro che il padre del Sangiovese Grosso, poi diventato Brunello.</p>
<p>Viene prodotto anche un vino bianco, Chardonney e Sauvignon sempre a tale altitudine, sopra il Castello delle Stinche, vigna di circa 7.000 m/q, tale vigneto impiantato nel 1991, 5.550 ceppi per Ha, sesto d’impianto 260 x 70, questo vino fa solo acciaio, presenta una spiccata acidità, frutta esotica, Paolo vendemmia quasi in ritardo di 15 giorni l’uno dall’altro, al Sauvignon fa fare una maturazione meno profonda, mentre allo Chardonny ritardata, ne consegue una maggiore grassezza, creando un bellissimo e intrigante connubio.</p>
<p>La prima annata prodotta di Chianti Classico è la 2002 e sono soltanto 5.000 bottiglie circa ogni anno, fra riserva e base, mentre per l’ultima annata, il 2006 del Chianti Classico base bottiglie 2.300 più 15 magnum, la riserva ne sono state prodotte 980 bottiglie, questo per far capire la scelta che viene effettuata.<br />
Da aggiungere che ci sono ancora vigneti vecchissimi di franco piede, circa 4 Ha, con una densità piccolissima.</p>
<p>Abbiamo degustato l’annata 2006 di Chianti Classico base, devo dire che è un vino molto emozionante, un color rubino tenue, degli ottimo profumi violetta a mammola, frutta rossa come il ribes, la fragolina di bosco, ciliegia e lampone, una leggera speziatura, e una ragionevole corposita, il tutto in un bilanciamento e finezza uniche.<br />
Il Signor Socci mi ha regalato una Riserva di Chianti Classico del 2006 che aprirò in un secondo tempo, più una bottiglia sperimentale di Sangiovese di Lamole del 2007 dal nome scritto a mano “ ANTICO LAMOLE” quest’ultima non è altro che un prototipo delle nuove vigne ad alberello e a forma di terrazzamento. </p>
<p>Che dire? Sicuramente questa azienda, per come lavora, l’impegno che ci mette, la competenza, l’opera di ripristino, per le tradizioni è sicuramente avviata ad un grande successo, almeno dal mio punto di vista, i suoi vini mi hanno entusiasmato, credo che ne sentiremo parlare molto in futuro.</p>
<p>Alcuni cenni storici di Lamole:</p>
<p>All’interno della proprietà è situato il castello delle Stinche.<br />
Il Castello fu costruito dai Longobardi su un precedente insediamento romano e vigilava un&#8217;importante via di comunicazione.<br />
Sul versante settentrionale del Poggio delle Stinche è abbarbicato Il Villaggio di Lamole.<br />
Il Castello fu proprietà della famiglia dei Cavalcanti Potente (Guido, amico di Dante Alighieri, è Considerato uno dei maggiori poeti del dolze stil novo).<br />
Caduti in Disgrazia i Cavalcanti, Il Castello Venne assediato dalle milizie fiorentine.</p>
<p>Gli abitanti del castello vennero imprigionati su un isolotto in mezzo al fiume Arno ed il carcere prese nome da questi primi reclusi.<br />
Fino al 1700, a Firenze, Stinche fu sinonimo di prigione ed ancor oggi una delle antiche strade del quartiere di Santa Croce si chiama &#8220;Via dell&#8217;Isola delle Stinche&#8221;.<br />
Nello scrittoio della Fattoria di Lamole, un Cabreo del 1772 mostra pianta e veduta del Castello.<br />
L&#8217;immagine è divenuta il marchio Che contraddistingue i prodotti dell&#8217;azienda.</p>
<p>Mentre il Dizionario Geografico-Fisico della Toscana di Emanuele Repetti dice:</p>
<p>Lamole in Val di Greve a circa 3 miglia a scirocco di Greve.<br />
Trovasi sulla pendice settentrionale del Poggio alle Stinche fra i due primi rami della fiumana di Greve, nella strada pedonale che guida sulla cresta del monte di Cintola.<br />
I vigneti che danno il buon vino di Lamole cotanto lodato, sono piantati fra i macigni di cotesto poggio, quasi sull’ingresso della contrada del Chianti.<br />
La parrocchia di San Donato a Lamole nel 1833 contava 359 abitanti.</p>
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		<title>I Cru di La Morra</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 09:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Canina</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dossier terroir]]></category>

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		<description><![CDATA[La Morra cuore delle langhe e della zona di produzione del Barolo.Qui il territorio è un tappeto di vigneti con 27 sottozone riconosciute tra le più prestigiose.

Queste sono oggi le nostre protagoniste alla ricerca del giusto riconoscimento di un territorio particolarmente vocato alla viticultura, terra benedetta dal signore.
A me piace risalire La Morra sempre dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">La Morra cuore delle langhe e della zona di produzione del Barolo.Qui il territorio è un tappeto di vigneti con 27 sottozone riconosciute tra le più prestigiose.<br />
<img class="size-full wp-image-2592 aligncenter" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/11/mappa.jpg" alt="mappa" width="350" height="546" /></p>
<p>Queste sono oggi le nostre protagoniste alla ricerca del giusto riconoscimento di un territorio particolarmente vocato alla viticultura, terra benedetta dal signore.<br />
A me piace risalire La Morra sempre dalla frazione Annunziata, non me ne vogliano gli abitanti della frazione Santa Maria.<br />
Questo credo sia dovuto al fatto che nel 2004 quando arrivai alla mia prima esperienza lamorrese fu quella la mia risalita che mi toccò il cuore.<br />
Ricordo che mentre salivo lungo la collina ammiravo questi vigneti così perfetti, curati in ogni suo particolare.<br />
Mi sarò fermato almeno una ventina di volte, ogni volta attratto da un particolare diverso, dal grappolo di nebbiolo  a quello di Barbera, fino albuon amato dolcetto.<br />
La cura della defogliazione e del diradamento che viene svolta è ammirevole.<br />
La prima volta arrivai proprio qualche giorno dopo il diradamento e per la prima volta vini tanti grappoli per terra lungo i vigneti e questo mi fece capire l’attenzione e la qualità nel lavoro in vigna che viene dato a La Morra.<br />
Oggi è sempre più facile “costruire vino” con gradazioni alte, robusti, un po’  “palestrati”. Ma il vino si fa prima di tutto in vigna con giusti diradamenti e cure nei filari.<br />
Prima di arrivare a La Morra mi fermo alla Chiesa dell’Annunziata, storica costruzione simbolo della frazione e del paese di La Morra .<img class="aligncenter size-medium wp-image-2597" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/11/chiesaannunziata-300x261.jpg" alt="chiesaannunziata" width="300" height="261" /><br />
Già nel giugno 1200 nel documento XXX del Rigestum Comunis Albe curato da Euclide Milano titola: De facto Marcenasci Sismundi et Guilielmi si trova nell&#8217;elenco reso dagli uomini del posto circa i possedimenti di Sismondo e Guglielmo, signori di Marcenasco, attuale frazione Annunziata. Su tale documento viene citato per la prima volta il luogo di Marcenasco, col suo castello e le sue pertinenze di vigne, campi e prati. Si fa pure riferimento ad un templum non identificato.<br />
A Marcenasco, che all&#8217;epoca comprendeva anche l&#8217;attuale frazione di Santa Maria, era nato il primo nucleo abitativo della futura Murra. Tuttavia, già nel 1270 un altro documento del Rigestum parla di Marcenasci seu Murre: tale documento testimonia quindi la nascita del villaggio di Morra sulla sommità della collina, villaggio dal quale dipendeva l&#8217;area di Marcenasco.<br />
Dopo la visita alla chiesa è arrivato il momento di visitare i “Cru” o meglio dire “Sottozone”, qui non amano troppo l’esterofilia ed ecco che le colline più prestigiose vengono chiamate BRICCO oppure SORI’ come a Diano d’Alba che per prima mappò le sue colline più prestigiose.<br />
Ecco le mie visite ai principali Cru di La Morra.<br />
Il primo che incontriamo è il BRICCO ROCCA ( siamo in Frazione Annunziata ).<br />
La collina si eleva a circa 250 metri s.l.m.</p>
<p>Qui Il terreno è prevalentemente limoso-argilloso con la presenza di una stratificazione marnosa che permette di avere un terreno complessivamente diviso in strati. Questo cru è prodotto dall’<a href="http://giornaledelvino.wordpress.com/2009/02/14/il-barolo-di-cascina-ballarin/" target="_blank">Azienda Cascina Ballarin</a></p>
<p>Alta densità  dei filari per garantire una maggiore competitività tra i grappoli e quindi “obbligare” in maniera naturale alla pianta produrre di meno. Altra attenzione che svolgono i produttori è quella delle tre sottovarietà di Nebbiolo “Lampia”, “Michet” e “Rosè”.  Il “Rosè” è una qualità che oggi va un po’ scomparendo. Principalmente sono coltivati “Lampia” e “Michet”.<br />
La Morra ha un terreno prevalemente marnoso-argilloso.I vini sono più profumati e un po’ meno tannici rispetto alle zone di Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba. I vini risultano più fini e piacevoli grazie alla stratificazione presente nel terreno contro una maggiore struttura data da un terreno compatto.<br />
I secondi “cru” sono quelli dell’azienda Fratelli Ferrero e sono GATTERA e LUCIANI, dai quali si ottiene un Barolo dato dall’assemblaggio dei nebbioli da barolo ottenuti in queste colline e uno dei miei preferiti il BRICCO MANZONI<br />
Il GATTERA  si trova in frazione annunziata. L’altitudine è di circa 300 metri. Prende questo nome dalla zona storica, che sin dal 1340 si chiamava Gateria.<br />
Il LUCIANI o meglio dire BRICCO LUCIANI si estende dalla Cascina Luciani fino alla borgata Gancia. L’altitudine è circa 250 metri e la pendenza permette alla collina di prendere il sole da sud.<br />
Il BRICCO MANZONI ha un’esposizione a sud/sud-est e si trova a 254 metri. Di questo cru sono prodotte solo 2700 bottiglie.<br />
Questa collina sembra innalzata da non so quale mano. La collina sembra simmetrica da qualsiasi punto lo si guarda, sembra disegnata da una mano di Van Gogh, nel periodo autunnale i colori esprimono l’essenza di questo bricco.<br />
Vediamo colori rossi, verde e gialli. La maturazione della collina ci dice che per quest’anno il suo dovere l’ha fatto ed ora ha bisogno di riposo ma prima vuoel dare un’ultimo segnale per entrare nel cuore delle persone e far amare sempre più questo territorio.</p>
<p>Altra importante e quotata azienda che produce il BRICCO MANZONI e il BRICCO LUCIANI è l&#8217;azienda GRASSO SILVIO oggi portata avanti da Grasso Federico e dalla moglie Marilena. Da qualche anno anche Silvio il figlio di Federico e Marilena, che porta il nome del nonno fondatore dell&#8217;azienda, si sta impegnando a continuare la tradizione di questa azienda che lavora con passione producendo vini di qualità.</p>
<p>L’azienda Corino Giovanni di Corino Giuliano, vicino sia all’azienda Fratelli Ferrero che alla chiesa dell’Annunziata produce in particola il cru GIACHINI. Questa “sottozona” si estende a valle del piano di San Martino e si trova a 240-270 metri. L’esposizione è Ovest/Sud-Ovest e il tipo di terreno è in prevalenza argilloso con venature bianche.<br />
L’azienda produce 6500 bottiglie. Altra azienda che produce il cru GIACHINI è l&#8217;azienda Fratelli Revello, anche questa azienda produce vini veramente di qualità e si trova subito 150 metri dopo l&#8217;azienda Corino scendendo dopo la chiesa dell&#8217;Annunziata.<br />
Arrivo finalmente al centro di La Morra dove la panoramica su tutte le langhe dalla piazza Castello è qualcosa da non perdere.<br />
Se il cielo è limpido si vedonole colline fino a Rodello in Alta Langa e dal lato opposto i castelli di Govone e Guarene nel Roero.<img class="aligncenter size-medium wp-image-2598" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/11/landscape1-300x225.jpg" alt="landscape1" width="300" height="225" /><br />
Di qui se volete avere conoscenza delle curiosità sui vini, sul territorio, sulle storie lamoressi cercate di Beppe nella Cantina Comunale.<br />
Questa persona trasmette tutto l’amore dei lamorresi per il paese e per il vino.<br />
Un passaggio obbligato per cui è la cantina comunale è un punto di riferimento per turisti, perché lì possono trovare tutti i vini delle cantine del comune di La Morra, ben 63 aziende sono presenti che imbottigliano i vini<br />
Il territorio di La Morra, come quasi tutte le langhe, e il Piemonte intero che ha le caratteristiche di avere medie-piccole realtà a livello di ettari per produttore.<br />
C’è una divisione dei vigneti delle sottozone come in Borgogna.<br />
Per un “cru” può appartenere a più proprietari.<br />
Oggi che si cerca di raggiungere sempre un’alta qualità è molto interessante vedere il diverso lavoro di ogni azienda sulla singola sottozona.<br />
Qui escono le vere differenze del metodo di lavoro in vigna, di vinificazione, di macerazioni e d’invecchiamento.<br />
Arriviamo al Bricco BRUNATE e CEREQUIO due dei cru storici di La Morra anche perché portati a riconoscimento nel mondo da Roberto Voerzio.<br />
Qui incontriamo un piccolo produttore Flavio Saglietti che mi ha fatto scoprire queste sottozone e apprezzare il lavoro che si può svolgere nelle cantine a conduzione familiare di La Morra.<br />
Nel cru CEREQUIO il substrato dei terreni sono in prevalenza marne di S.Agata fossili ( Marne sabbiose di colore grigio-azzurro con tenore in Carbonato di Calcio pari a circa il 35% quindi di Età Miocene medio Tortoniano) mentre spostandoci in profondità troviamo caratteristiche franco-limoso-argilloso con la presenza di una marna grigia. Non ci sono pietre.<br />
Nel cru BRUNATE abbiamo una tendenza con  maggiore frequenza di intercalazioni di livelli calcareo-marnosi e arenacei ben cementati a cemento calcareo. La colorazione varia da grigio-azzurrognola a grigio-verdastra. Forte la presenza di Tufo (più verso di Età Pilocene Inferiore Messiniano )<br />
Sono zone così vicine ( 50 metri ) ma dalle quali si ottengono vini così diversi.<br />
Più robusto e più potente  Il BRUNATE, più fine e più profumato il CEREQUIO<br />
Questa è la vera bellezza del vino se si conosce il territorio e si comprende la particolarià della combinazione microclima-terreno.<br />
Per terminare la prima parte del mio viaggio ridiscendo da La Morra verso la frazione Santa Maria dove incontriamo molti produttori e alcune colline tra i più importanti.<br />
Il cru SERRA DEI TURCHI è prodotto dall’azienda Viberti Osvaldo. Questa collina durante le invasioni dei saraceni di più di mille anni fa ne fecero una colonia. L’altezza è di circa 265 metri. Esposizione a sud. Il terreno è prevalentemente argilloso-calcareo di Età Miocene medio Tortoniano. Il versante di Santa Maria presenta un microclima diverso da quello che si presenta in fraz.Annunziata o nella parte alta di La Morra.<br />
Per cui tutti i cru o sottozone di La Morra presentano una varietà di profumi e struttura da scoprire.</p>
<p>Questo è il bello del vino.  Buon Barolo a tutti !</p>
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		<title>Tastuma Tut: un evento enogastronomico fuori dal comune</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 16:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzozappala</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Tastuma Tut, presentazione enogastronomica di assoluto livello, è giunta alla sua quinta edizione e migliora di volta in volta. C&#8217;era una tale allegria tranquilla, amicizia e rilassatezza da sembrare un incontro informale piuttosto che una degustazione. Ma soprattutto, una volta tanto, anche i bambini si sono divertiti ed era bello vedere intere famiglie che approfittavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tastuma Tut, presentazione enogastronomica di assoluto livello, è giunta alla sua quinta edizione e migliora di volta in volta. C&#8217;era una tale allegria tranquilla, amicizia e rilassatezza da sembrare un incontro informale piuttosto che una degustazione. Ma soprattutto, una volta tanto, anche i bambini si sono divertiti ed era bello vedere intere famiglie che approfittavano dello splendido evento e dello straordinario ambiente di Villa Sassi. Ho pensato perciò di raccontarlo con gli occhi e le parole di un &#8220;ragazzo&#8221; di sei anni.</em></p>
<p><em><img class="aligncenter size-full wp-image-2582" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/10/villasassi5.jpg" alt="villasassi5" width="450" height="300" /><br />
</em></p>
<p>Ciao a tutti! Mi chiamo Renato (ma mamma e papà preferiscono chiamarmi Tino) e dal mese di maggio non sono più un bambino, ma un ragazzo. Ho compiuto sei anni ed ormai vado a scuola, in prima elementare. Accidenti, lì si studia davvero e non abbiamo più tempo per giocare come i bambini dell&#8217;asilo. A casa devo anche fare i compiti se no la maestra mi può dare un brutto voto. Non è mai successo fino ad adesso, ma non è facile vivere con questa idea in testa. Beata mia sorellina Letizia, che ha soltanto quattro anni e può godersi la scuola materna. Non sa ancora cosa l&#8217;aspetta&#8230; A me comunque  piace moltissimo andare a scuola, perché ho trovato tanti nuovi amici che sono grandi come me e con i quali possiamo parlare di tutti i nostri problemi e di tutti i giochi che abbiamo a casa. Ogni tanto ci troviamo anche fuori dalla scuola, a casa di uno o a casa dell&#8217;altro, ma difficilmente la domenica. Purtroppo, i miei genitori vogliono sempre uscire nei giorni festivi e dicono che sono ancora troppo piccolo per non andare con loro e che devo aiutarli a stare dietro a quella rompiscatole di mia sorella. Uffa&#8230; A loro piace molto il vino ed assaggiare cose speciali da mangiare e quindi molte volte devo passare ore ed ore in mezzo a bottiglie, a bicchieri ed a correre dietro a Letizia, che è proprio una peste. Che barba! A me piacerebbe almeno assaggiare un po&#8217; di vino, ma mi dicono che sono ancora troppo piccolo (di nuovo!) e al limite mi bagnano solo le labbra. Insomma le domeniche sono molto noiose. Non vedo l&#8217;ora di diventare un uomo!!<br />
Lo stesso stava capitando domenica scorsa. Come sempre, il giorno prima papà ha detto la solita frase: &#8220;domani andiamo in un bel posto ad assaggiare dei vini. Vedrai che ci saranno altri bambini e ti divertirai moltissimo&#8221;. <img class="alignright size-medium wp-image-2583" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/10/villasassi1-300x300.jpg" alt="villasassi1" width="300" height="300" />La solita tiritera, che so benissimo come finisce ed ormai faccio finta di niente. Come sempre mi sono portato qualche gioco ed un quaderno per disegnare&#8230; Oltretutto questa volta il posto dove andavamo, o la cosa che avevano preparato, non so bene, aveva un nome strano &#8220;tastuma tut&#8221;, che poi vuole dire soltanto: &#8220;assaggiamo tutto&#8221;, tanto per cambiare! In quello i miei genitori sono bravissimi. Siamo arrivati molto presto (prima di pranzo) e devo dire che la villa ed il parco che c&#8217;era intorno erano veramente molto belli (Villa Sassi, mi sembra, ma non ho visto nessun sasso&#8230;), anche se faceva ancora un po&#8217; freddo. E&#8217; cominciata la solita sceneggiata davanti ai tavoli con il vino. I miei hanno cominciato a parlare e salutare (conoscono quasi tutti i produttori) e mia sorella ha iniziato le sue avventure terribili: sotto i tavoli, dietro alle postazioni dei vignaioli, a toccare la fila di bicchieri all&#8217;ingresso. Insomma, un vero strazio. In quell&#8217;inseguimento siamo finiti in un&#8217;altra stanza. Improvvisamente, la cosa si è fatta interessante! Niente vini, ma tante cose dolci e non solo. Perfino la salsiccia che a me piace tanto. E la focaccia, le noccioline, tanti biscotti e tantissima cioccolata. Sono corso dalla mamma e le ho detto che avevo fame. Lei mi ha sorriso ed è venuta con me, indicandomi quello che potevo assaggiare e dare a quella belva di Letizia (lei mangerebbe di tutto!). Ovviamente un pezzetto di ogni cosa, senza esagerare. Ma io quello lo so già molto bene, dopo quella volta che avevo mangiato un mucchio di cioccolatini e mi era venuto un mal di pancia terribile, ed anche un po&#8217; di febbre.<br />
Devo dirlo sinceramente, non era poi tanto noiosa la giornata, per adesso almeno. Ho cominciato con delle torte salate, ma che buone! Chi le faceva aveva un nome straniero, &#8220;Chez Leila&#8221; o qualcosa del genere. <img class="alignleft size-medium wp-image-2584" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/10/villasassi7-300x210.jpg" alt="villasassi7" width="300" height="210" />Accidenti, quelle di mamma non sono così buone ed anche mia sorella sembrava molto interessata. C&#8217;erano anche tante torte (una di cioccolata sembrava fantastica), ma quelle me le volevo lasciare per dopo. E poi c&#8217;erano dei biscotti di meliga e delle palline bianche e nere di cioccolata dei signori &#8220;Cogno&#8221; che sembrava mi chiamassero. E che buona quella salsiccia di Verduno di un posto chiamato &#8220;Cascata&#8221;. Ne avrei mangiato un piatto pieno, ma so che non potevo&#8230; Davanti all&#8217;olio c&#8217;era un mucchio di gente (mi sembrava si chiamasse &#8220;Ulivum&#8221;, ma non ne sono sicuro), ma a me non piace tanto e ho preferito prendermi un bel pezzo di focaccia dal signor &#8220;Andrea Perino&#8221;. Vicino a lui c&#8217;era anche tanto riso e sopra ci mettevano dei pezzi di pesce crudo. Mmmm&#8230; Non mi ispirava tanto, ma alla gente piaceva moltissimo e ne prendevano un sacco. Mi sembra lo chiamassero sushi (devono mangiarlo i giapponesi, credo) e chi lo preparava era &#8220;Zaccaria&#8221; insieme ad una pescheria che aveva il nome &#8220;Gallina&#8221; (non di un pesce e a me ha fatto ridere). Non pensate però che ho fatto tutto questo da solo e con Letizia. No, no. La mamma è presto venuta insieme a noi. Lei dice che si fida di me, ma io non ci credo tanto&#8230; E poi mangiava anche lei e come! &#8220;Per il vino c&#8217;è tempo più tardi, è meglio adesso assaggiare il cibo, se no poi mi ubriaco&#8221;, mi diceva ed io in fondo ero contento che stesse con noi.<img class="alignright size-medium wp-image-2585" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/10/villasassi2-300x200.jpg" alt="villasassi2" width="300" height="200" /> Ho anche assaggiato le noccioline tostate di &#8220;Dotta&#8221;, le pesche sciroppate della &#8220;Colombera&#8221;, un cucchiaino di miele di &#8220;Vallera&#8221;, e poi tenevo d&#8217;occhio quei bei gelati che preparavano in  un vero carretto come quelli che vedo ogni tanto ai giardini pubblici. Avevano un nome strano, &#8220;Gelatelier&#8221;, boh&#8230; comunque i gelati erano proprio gelati! Ed intanto il tempo passava e devo dire che non mi ero ancora annoiato.<br />
Poi è arrivato papà, che intanto aveva finito di salutare i suoi amici produttori di vino (ce n&#8217;erano sia piemontesi come noi, ma anche di tante altre regioni) ed aveva bevuto qualche bicchiere di &#8220;bollicine&#8221; (un po&#8217; l&#8217;ho anche assaggiato, mentre mia sorella piangeva perché voleva fare lo stesso. Ma lei è piccola, accidenti!). Era già l&#8217;una di pomeriggio e papà ha detto che era ora che mangiassimo davvero qualcosa. Ed io cosa avevo fatto fino a quel momento? Comunque non ho voluto dire niente e la mamma mi ha sorriso. Abbiamo comprato un po&#8217; di focaccia, un pezzo bello grosso di salsiccia (non mi stancherei mai di mangiarla), del formaggio di una regione lontana (il Molise) dei signori &#8220;De Cesare&#8221; ed anche una intera torta di cioccolato, proprio quella che avevo adocchiato fin dall&#8217;inizio. Papà ha fatto finta di niente, ma so che l&#8217;ha presa per farmi contento e perché ero stato bravo&#8230; Con tutto quel ben di Dio siamo usciti fuori, nel bellissimo prato. Ormai faceva caldo e ci siamo seduti attorno ad un tavolo.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-2586" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/10/villasassi6-300x200.jpg" alt="villasassi6" width="300" height="200" />Mi sono subito accorto che il pomeriggio poteva diventare molto interessante. C&#8217;erano tanti bambini ed anche ragazzi come me. E giocavano sopra e sotto la collinetta in mezzo a tanti alberi enormi. Ho finito in fretta la torta e ho detto che il gelato lo prendevo più tardi. Non vedevo l&#8217;ora di andare in cima a quella collinetta. Sembrava veramente divertente. E poi avevo sentito dire alla mamma (piano, piano, ma io ho le orecchie buone) che non c&#8217;erano pericoli e che potevamo pure &#8220;scatenarci&#8221;. Lei sarebbe stata a darci un&#8217;occhiata, mentre papà le portava i vini da assaggiare. Non vedevo l&#8217;ora e mi sono proprio scatenato. Mia sorella ha trovato bambini piccoli come lei e mi ha lasciato in pace. In due minuti avevo già fatto amicizia e con i nuovi compagni abbiamo cominciato a fare gli indiani tra gli alberi e poi ci rotolavamo già per la collina fingendo che fosse un burrone enorme. Abbiamo anche giocato a pallone, in fondo al parco. Che bello, accidenti! Non me lo sarei mai aspettato. E vedevo che anche mamma aveva cominciato a parlare con delle altre signore che avevano i figli su quella collina piena di avventure.<br />
Quasi, quasi mi dimenticavo il gelato&#8230; ma poi ci siamo ricordati e lo abbiamo mangiato tutti assieme, con i nuovi amici. I più simpatici erano Andrea, Giacomo, Ugo, ma anche gli altri erano bravi. Ed oltretutto mia sorella stava facendo la signora che andava al mercato e nemmeno mi guardava più in faccia. Che meraviglia!! Papà usciva con vini sempre diversi ed era molto contento e sorridente. Non ubriaco certamente. Lui non si ubriaca mai, vuole solo assaggiare, senza esagerare. Lo vedevo veramente tranquillo e rilassato. Ma tutti lì fuori, ed anche dentro, erano allegri e gentili. E facevano giocare i bambini ed i ragazzi come me in tutta tranquillità, senza stressarci. Sembrava di essere ai giardini o al mare. Più che la solita degustazione, era proprio un incontro tra  amici, in allegria e spensieratezza. Per far piacere a papà ho anche voluto scrivere tutti i nomi dei produttori di vino, così ho fatto anche un po&#8217; di compiti per la scuola &#8230; Se non sbaglio erano: Pavia, Bio Vio, Cà del Baio, Cascina Ballarin, Catabbo, Vergano, Corino Giovanni, Deltetto, Ferghettina, Fratelli Revello, Il Faggeto, La Colombera, Varone, Rialto, Tanorè, Viberti Osvaldo. Papà mi ha sorriso e ringraziato. Spero di non aver fatto errori. Che magnifica giornata! <img class="alignright size-medium wp-image-2587" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/10/villasassi4-300x246.jpg" alt="villasassi4" width="300" height="246" />Peccato che il tempo è passato in un attimo. Ho avuto però il tempo di conoscere ragazzi che vanno spesso alle degustazioni (con poca voglia anche loro), ma adesso che abbiamo fatto amicizia, magari ci incontreremo da qualche altra parte. Mamma e papà hanno detto che stava facendo freddo e che era ora di andare a casa. Mia sorella ha iniziato a piangere, ma solo perché voleva continuare a giocare. Io anche ero un po&#8217; scocciato, ma alla mia età devo abituarmi a fare qualche sacrificio. Devo dire però che anche i grandi che se ne stavano andando erano un po&#8217; tristi. Si erano veramente divertiti tutti, grandi e piccoli. Non era stato solo un &#8220;assaggiamo tutto&#8221;, ma piuttosto un &#8220;divertiamoci tutti&#8221;. Avrei scritto sicuramente dei pensierini su quella giornata.<br />
Poi, in macchina, ho dovuto essere veramente sincero e ho detto a mamma e papà: &#8220;mi sono proprio divertito! Grazie. Quando lo fanno un&#8217;altra volta?&#8221;. Hanno sorriso contenti e mi hanno passato una mano sui capelli. Mia sorella, fortunatamente, dormiva già da un po&#8217; e presto l&#8217;avrei fatto anch&#8217;io. Accidenti che giornata bella e faticosa. L&#8217;avrei sicuramente sognata.<img class="alignleft size-medium wp-image-2590" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/10/villasassi3-300x200.jpg" alt="villasassi3" width="300" height="200" /></p>
<p>Tastuma Tut<br />
Suggestioni enogastronomiche<br />
Sito web: http://www.tastumatut.it/index.php</p>
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		<title>Italia: terra di bianchi?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 16:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enzozappala</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensieri e parole]]></category>

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Questo articolo vuole essere soprattutto una provocazione, con il solo scopo di far pensare e discutere su un problema per me particolarmente intrigante.  Resta quindi una visione personalissima e mi faccio carico di ogni responsabilità. Innanzitutto una premessa: non sono un &#8220;esperto&#8221; di vini, ma solo un grande appassionato delle emozioni e sensazioni che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2578" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/10/immagine6-253x300.jpg" alt="immagine6" width="253" height="300" /></p>
<p>Questo articolo vuole essere soprattutto una provocazione, con il solo scopo di far pensare e discutere su un problema per me particolarmente intrigante.  Resta quindi una visione personalissima e mi faccio carico di ogni responsabilità. Innanzitutto una premessa: non sono un &#8220;esperto&#8221; di vini, ma solo un grande appassionato delle emozioni e sensazioni che essi riescono a donare, unite alla cultura ed alla storia che tracimano dall&#8217;ambiente, dal luogo e dai loro creatori. Potrebbe ovviamente sembrare un difetto enorme, ma a ben pensarci è invece un grande vantaggio: posso parlare liberamente, senza preconcetti, vincoli ufficiali o pressioni di tipo didattico. Quello che dico rimane quindi solo frutto di istinto, di schiettezza, di amore e di sana ignoranza tecnica. Io considero il vino ed i suoi artefici ben lontani dalla scienza pura, ma strettamente legati all&#8217;estro, alla fantasia, all&#8217;allegria ed all&#8217;amicizia. E nemmeno voglio tenere in conto le pressioni derivanti dal &#8220;mercato&#8221;, che sicuramente esistono e sono spesso fondamentali, ma che niente hanno a che fare con la mia visione ingenua e pura del nettare di Bacco.<br />
L&#8217;Italia sembrerebbe paese di rossi per definizione. Rossi sono infatti quasi tutti i vini più celebrati e stimati nel mondo (non considero ovviamente i vini &#8220;facili&#8221; e da battaglia, che spero siano destinati a sparire). Analizziamo allora a modo mio la situazione. Partiamo dal Piemonte, terra che mi ospita da moltissimi anni. Sicuramente, forse per campanilismo spinto o per una patologia &#8220;tannica&#8221; ormai instauratasi nelle mucose del palato, non posso che inchinarmi a sua eccellenza il nebbiolo. Vino unico ed irripetibile trova la sua più alta espressione nelle Langhe (Barolo e Barberesco), ma sconfina ad altissimi livelli nel vicino Roero e nei territori più a nord (Carema, Gattinara, Ghemme, Boca, ecc.). Non è da meno la Valtellina, anche se le condizioni climatiche impongono una variazione sul tema, che personalmente non gradisco molto: l&#8217;appassimento. Continuo a sognare un valtellina non &#8220;sforzato&#8221; che giunga ad altissimi livelli (qualcuno forse lo fa già, ma in questa sede non voglio fare nomi: sarebbe scorretto per molti, troppi!). In ogni modo il nebbiolo rimane per me il più grande vitigno del mondo, che nessuno fortunatamente è ancora riuscito a copiare. Ed il resto del nord? Si, abbiamo l&#8217;amarone (carissimo per vari e ovvi motivi), ma, a mio parere, una chiara forzatura storica e gustativa. Difficilmente può accompagnare un pasto e mi da l&#8217;idea di una costruzione artificiale, un po&#8217; fredda e senz&#8217;anima. Poi tanti vitigni internazionali, che mai troveranno le stesse peculiari situazioni climatiche e pedologiche delle limitate zone produttive dove riescono a raggiungere altissimi livelli. Scatterete in piedi! E la barbera, il dolcetto, il lagrein, il refosco, lo schioppettino, ecc., ecc.? Beh, lo devo ammettere: a me non emozionano più di tanto. A volte cercano di scimmiottare vini più prestigiosi, a volte sono stravolti dal legno, spesso cercano di alzarsi in piedi o mettere i tacchi per sembrare più alti. Hanno sempre un qualcosa di costruito, di artificiale, di &#8220;vorrei ma non posso&#8221;. Vini comunque piacevoli, che dovrebbero però occupare gradini ben lontani dal podio e non tentare scalate inutili che rischiano di distruggere le loro indubbie qualità. La differenza col nebbiolo è di anni luce. La Romagna ha il suo sangiovese, ma preferisco parlare di lui a proposito della Toscana. Sia nel Chianti, che a Montalcino o a Montepulciano, il sangiovese sarebbe forse un degno antagonista per il nebbiolo. Ma com&#8217;è difficile trovare quello autentico, in grado di esprimere le sue potenzialità. Quante volte è volutamente  alterato, corrotto, deformato da sensazioni eccessivamente fruttate  e legnose. Poco importa in questo contesto se è il mercato che lo chiede o se troppo spesso manca la mano del &#8220;vero&#8221; contadino: il risultato è  miseramente deludente. Eppure il sangiovese è grande e potrebbe accostarsi al re del Piemonte, ma io ho dovuto fare un&#8217;enorme fatica per scovarne alcuni eccezionali, che rimangono comunque immersi in un mare di anonimità e prevedibilità. Così come lo sono i carissimi supertuscan. In una terra di sogno, che tristezza vedere imperare il cabernet, il merlot, il syrah, ecc. Il grande vino deve espandersi al naso, dare un brivido al palato e non accasciarsi in bocca tra banali dolcezze o esasperate concentrazioni. Passiamo al sagrantino? Tanto vale andare direttamente a sud. E qui le cose, sempre secondo la mia sensibilità, peggiorano ancora. Scusatemi, ma non riuscirò mai ad apprezzare la carnosità, la pienezza, la densità esasperata di un negramaro, di un nero d&#8217;avola, di un cannonau, di un primitivo e di tante altre variazioni sul tema. Al sud è ancora più difficile decifrare le vere caratteristiche del vitigno, impregnate come sono da effetti speciali. Al limite un bicchiere per assaggiare, ma per bere ci vuole ben altro. Io voglio emozioni vere, scattanti, stimolanti. Colpa dei vitigni, dei produttori o del mercato? Non so, ma poco importa se i risultati sono questi. In questo labirinto così uguale e monotono, qualcuno però si salva e fa vedere cosa si potrebbe ottenere se si mettessero da parte muscolosità e tendenze modaiole. Primo fra tutti il taurasi. Un&#8217;oasi felice, dove l&#8217;aglianico riesce perfettamente a coniugare forza e calore con dinamismo e vivacità. Sicuramente meglio di quello del Vulture, troppo esibizionista, evoluto e surmaturo. Alla cieca ha le carte in regola per competere con i grandi fuoriclasse. E infine c&#8217;è l&#8217;etna, vera eccezione siciliana. Energicio, vibrante, minerale, una meraviglia quando è sincero. Ancora una volta l&#8217;equazione &#8220;montagna + escursione termica = dinamismo gustativo&#8221; ha la sua conferma. E poi? Tutto qui il paese dei grandi rossi? Ripeto quanto detto è solo frutto del mio pensiero e forse della mia limitata conoscenza del patrimonio enologico nazionale. Ma ci tenevo comunque ad esprimere la mia personalissima visione.<br />
Lasciatemi allora passare ai bianchi. Su cosa si basa la sudditanza verso i vini francesi e tedeschi? Secondo me solo e soltanto su un&#8217;anomala e distorta visione culturale, basata sulla errata convinzione che bianco voglia dire &#8220;pronta beva&#8221;. Qualcosa sta cambiando, ma ancora lunga è la strada per scrollarsi di dosso questo assurdo e scomodo bagaglio. Ed invece, per chi ha voglia di provare e di rischiare, si apre un mondo meraviglioso. Già l&#8217;arneis, il gavi, l&#8217;erbaluce, la nascetta, il timorasso e via dicendo ne sono una prova tangibile. Andate a bere qualche bottiglia degli anni ‘90 o anche più vecchia (alla cieca ovviamente) e vedrete quanti signori francesi troverete tra di loro. E che dire del &#8220;vero&#8221; pigato ligure, non quello &#8220;bananizzato&#8221; (come dice un grande amico produttore) da lieviti o strani tagli. E il vermentino dei Colli di Luni? Cristallino come acqua di sorgente, non teme confronti con i cugini d&#8217;oltralpe. Basta dargli tempo ed aspettare che l&#8217;effetto del mare e delle Alpi Apuane faccia il suo miracolo. Ed il Soave, dove la roccia vulcanica sembra immergersi nel liquido brillante e dominarlo nel tempo. Ed i pochi, ma sublimi riesling di langa? E gli straordinari risultati, del tutto personali e sfaccettati, di vitigni autoctoni e no, quali pinot bianco, sauvignon, riesling, veltliner, kerner, tocai, ribolla, ecc., ecc. in Alto Adige e Friuli? E poi ancora la robustezza e la generosità dei verdicchi marchigiani. Per scendere infine al greco di tufo, alla coda di volpe, alla falanghina, al fiano  delle terre campane. Tutti vini longevi, minerali, sapidi, che danno il meglio di sé solo dopo svariati anni. Ed invece troppo spesso vengono sacrificati ancor prima della pubertà. Eppure se lasciassimo dissolvere l&#8217;esuberante fruttuosità giovanile ed aspettassimo che escano allo scoperto gli aromi più tipici e intriganti, non ce ne sarebbe per nessuno, chablis e riesling renani e della Mosella compresi.<br />
Probabilmente quanto detto in queste righe farà scatenare molti &#8220;esperti&#8221;, che classificheranno le frasi precedenti come farneticazioni di un ignorante. Pazienza! Dove c&#8217;è scritto che per bere e godere di un grande bicchiere di vino bisogna essere laureato in &#8220;enologia applicata&#8221;?<br />
Concludo con un&#8217;altra personalissima visione: quando i numerosi, affascinanti, unici bianchi italiani saranno valutati e degustati al tempo giusto e con la giusta convinzione, ci scopriremo padroni di una terra di stupefacenti prodotti, secondi a nessuno. E forse, a quel  punto, ne trarranno anche vantaggio i tantissimi rossi grandissimi ed autentici, ancora sudditi inermi di mode, di mercato e di false ed ipocrite valutazioni. Si libereranno da vincoli che ne bloccano le vere potenzialità ed il nebbiolo acquisterà nuovi, numerosi  e validissimi concorrenti.</p>
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		<title>Uccelliera Montalcino Azienda Agricola</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 14:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Traversi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Uccelliera Azienda Agricola
Montalcino zona vinicola Toscana che rappresenta, a ragion veduta, il buon vino non solo in Italia ma nel mondo.
Tanti e poi tanti i produttori della zona che in un modo o in un altro traggono dalla loro terra il prodotto in cui credono, e in cui hanno messo la propria passione, la propria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uccelliera Azienda Agricola</p>
<p>Montalcino zona vinicola Toscana che rappresenta, a ragion veduta, il buon vino non solo in Italia ma nel mondo.<br />
Tanti e poi tanti i produttori della zona che in un modo o in un altro traggono dalla loro terra il prodotto in cui credono, e in cui hanno messo la propria passione, la propria conoscenza, e il proprio amore.<br />
Tra questi spicca l’Azienda Uccelliera di proprietà di Andrea Cortonesi, persona competente che negli anni è riuscito a conquistare il mercato con i propri prodotti, ma questo non gli ha impedito di rimanere la persona semplice che era come quando acquistò nel 1986 un casolare con terreno situato sotto il Borgo Antico di Castelnuovo dell’Abate, dando così inizio alla coltivazione sia della vite che dell’olivo.<br />
Numerose migliorie necessarie, furono fatte per trasformare il tutto in una Azienda Agricola dedita però soprattutto alla viticoltura.<br />
Con la crescita dell’Azienda si sono presentate le necessità a nuovi spazi e alla costruzione quindi di nuove cantine per consentire una maggiore qualità e una maggiore produzione.<br />
Andrea Cortonesi è una persona schietta, molto attaccata al territorio e alle tradizioni, non guarda molto alla forma ma soprattutto alla sostanza.<br />
La sua esperienza lavorativa come cantiniere da Mastrojanni, vissuta accanto a Maurizio Castelli per molti anni gli consente di sviluppare le sue idee, idee che ha potuto mettere in atto da quando ha acquistato l’Azienda da Ciacci Piccolomini, si parla degli anni 1986.<br />
Un’antica torre di guardia di proprietà della chiesa, costruita nel medio evo, portava il nome di Uccelliera, (nome che è stato mantenuto da Andrea), si trova all’inizio della zona di Sesta, lasciato il paese di Castenuovo dell’Abate sulla destra, troviamo di fronte l’Abbazia di Sant’Antimo, proseguendo per circa 400 metri fin dove a inizio la strada sterrata, possiamo infine vedere su la sinistra il complesso aziendale.<br />
Si estende per circa 10 Ha, dei quali a vigneto Ha 6, più alcuni Ha di oliveto, i terreni in questa zona sono ricchi di scheletro, argilla sabbiosa e calcare, il sistema di allevamento è a cordone speronato, sesti d’impianto non molto fitti dalle 2.700 alle 3.000 piante per Ha.; la prima vigna è stata impiantata nel 1987 e le prime bottiglie, come esperimento, nel 1991 ma solo 1.000, pertanto la prima vera annata di produzione è stata la 1993.</p>
<p>Adesso veniamo a questa interessante verticale:</p>
<p>Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1993<br />
bottiglie prodotte 5.340 data imbottigliamento 14-06-1997 alcol 13,35 estratto secco totale 29,3 acidità totale 5,78<br />
rubino non troppo marcato, note fruttate ancora evidenti, fresco e senza cedimenti, note iniziali di cuoio, e in seguito note balsamiche, liquirizia, terra, muschio, sapido e minerale, elegantissimo e fine, una persistenza medio-alta, comunque mi stupisce per la tenuta nel tempo, considerando che questa annata insieme alla 1994 non ha avuto un controllo della temperatura.</p>
<p>Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1994<br />
bottiglie prodotte 5.408 data imbottigliamento 17-07-1998, alcol 13,57 estratto secco totale 31,4 acidità totale 5,96<br />
rubino senza cedimenti, si differisce dalla 1993 per una maggiore ruvidità e chiusura poi durante la serata si distende e mi ricorda il 1994 di Piero Palmucci, veramente una bella giovinezza ancora, considerata l’annata non una delle migliori, ma bella interpretazione del sangiovese maturato in botti di Slavonia.</p>
<p>Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1995<br />
bottiglie prodotte 13.131 data imbottigliamento 04-06-1999, alcol 13,42 estratto secco totale 29,3 acidità totale 5,39<br />
rubino vivace, prugna, note di caffè iniziali che virano in erbe aromatiche e di macchia, cuoio, terra, tartufo, cioccolata, menta, elegante e abbastanza intenso, nel senso che in bocca ha più volune, ampiezza, un tannino fine e cremoso.<br />
Andrea diceva che con questa annata sono arrivati dei legni nuovi, esperimenti con alcune barrique di Allier</p>
<p>Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1996<br />
bottiglie prodotte 6.144 data imbottigliamento 10-06-2000 alcol 13,88 estratto secco totale 28,5 acidità totale 5,30<br />
sempre un bel rubino, annata più sfavorevole, si sente nel complesso, un vino che durerà meno di altri, almeno sembra adesso, comunque una buona finezza nei profumi e molto elegante, manca di corposità.</p>
<p>Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1997<br />
bottiglie prodotte 12.533 data imbottigliamento 11-07-2001 alcol 13,99 estratto secco totale 32 acidità totale 5,6<br />
Rubino vivo, un’intensità maggiore di profumi fruttati, belle note terziarie, buon equilibrio, e un tannino sempre molto fine, potenza e eleganza.</p>
<p>Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1998<br />
bottiglie prodotte 14.400, data imbottigliamento 19-07-2002, alcol 13,94 estratto secco totale 32,9 acidità totale 5,45<br />
bello vivace il suo colore, forza, carattere, eleganza, sapidità e sottobosco, leggera vaniglia, terroso, sapidità e infine una bella finezza tannica.</p>
<p>Brunello di Montalcino Uccelliera anno 1999<br />
bottiglie prodotte 12.000, data imbottigliamento 23-07-2003 alcol 14 ,03 estratto secco totale 30,8 acidità totale 5,40<br />
rubino leggermente più marcato, frutta, prugna in evidenza, liquirizia, macchia, erbe, sigaro, deciso e molto potente, profondo con una terrosità intrigante, espressivo, sanguigno, ferro, - definito ma con un’anima maggiore, una volatile maggiore rispetto ad altri, a me è piaciuto molto nel proseguo della serata, altri lo hanno trovato un po’ polveroso, ma penso che sia dovuto ad un arresto fermentativo, che poi ha ripreso senza il contatto delle fecce.</p>
<p>Brunello di Montalcino Uccelliera anno 2000<br />
bottiglie prodotte 12.488 data imbottigliamento 07-07-2004 alcol 14,38 estratto secco totale 32,2 acidità totale 5,47<br />
rubino più marcato, una leggera nota verde, molto fresco con un buon frutto, impressionante per l’annata, luminosissimo e credo che con questa annata c’è un passaggio qualitativo, vini più potenti e maschili.</p>
<p>Questa degustazione è stata fatta a Siena il 18 Settembre 2009 presso l’ Enoristorante IL CASATO la quale proprietà è di Andrea Cortonesi.</p>
<p>Volevo aggiungere che nella zona di Castelnuovo dell’Abate le proprietà terriere erano divise fra 2 possidenti, i Ciacci Piccolomini e i Fanti, pertanto molti degli attuali produttori hanno acquistato da loro, oltre a essi, ma più verso Sant’Angelo in Colle ci sono i Lisini, tutte aziende con una storia importante alle spalle.</p>
<p>La vallata di Sesta è attraversata dal torrente Starcia famoso per la leggenda che narra di Carlo Magno, attorno all&#8217;anno 800, di ritorno a Roma, accampò i suoi uomini, colpiti dalla peste, in prossimità del fiume Starcia. All&#8217;Imperatore apparve in sogno un angelo che gli consigliò di raccogliere una particolare erba, disseccarla e farne un infuso con del vino (già il Brunello?) per poi farla bere ai suoi soldati. Così si fece e l&#8217;esercito guarì. Carlo Magno, il cui nome rimase legato a quello dell&#8217;erba detta &#8220;Carolina&#8221;, come ringraziamento per il miracolo, fece erigere l&#8217;Abbazia di Sant&#8217;Antimo, donando le ossa dei Santi martiri Antimo e Sebastiano.</p>
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		<title>Barbaresco Rabajà 2001 di Bruno Rocca</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 08:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Ghisletta</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Aziende da conoscere]]></category>

		<category><![CDATA[Degustando]]></category>

		<category><![CDATA[Grandi bottiglie]]></category>

		<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<category><![CDATA[Vini italiani]]></category>

		<category><![CDATA[barbaresco rabajà]]></category>

		<category><![CDATA[bruno rocca]]></category>

		<category><![CDATA[degustazioni]]></category>

		<category><![CDATA[nebbiolo]]></category>

		<category><![CDATA[piemonte]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di Barbaresco Rabajà stiamo sicuramente riferendoci a una delle versioni più prestigiose della famosa denominazione piemontese. Un cru situato nel comune di Barbaresco posizionato in un bellissimo anfiteatro esposto verso sud-ovest ad un&#8217;altezza media di 300 metri.

L&#8217;anfiteatro di Barbaresco

Qui Bruno Rocca, uno di quei produttori che hanno contribuito a propagandare il Barbaresco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di Barbaresco Rabajà stiamo sicuramente riferendoci a una delle versioni più prestigiose della famosa denominazione piemontese. Un cru situato nel comune di Barbaresco posizionato in un bellissimo anfiteatro esposto verso sud-ovest ad un&#8217;altezza media di 300 metri.</p>
<p><img src="http://img.over-blog.com/600x450/1/15/41/39/Gevrey-Chambertin/rabaja.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
<p><em>L&#8217;anfiteatro di Barbaresco<br />
</em></p>
<p>Qui Bruno Rocca, uno di quei produttori che hanno contribuito a propagandare il Barbaresco nel mondo, possiede 5 ettari nella parte storica del cru, quella che confina con Camp Gross di Martinenga.</p>
<p><img src="http://img.over-blog.com/600x400/1/15/41/39/Gevrey-Chambertin/bruno-rocca-with-botti.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p><em>Bruno Rocca</em></p>
<p><em><br />
</em>Gli amanti del Barbaresco classico arricceranno il naso ma questo è veramente un gran bella bottiglia, giustamente evoluta e che ci regala bellissime sensazioni. Il bouquet è complesso ed esprime nitide sfumature di frutta nera, fiori secchi, balsamiche e di sotto bosco, le sensazioni date dall&#8217;invecchiamento in botti nuove sono completamente assorbite e tradotte in fini note speziate.<br />
Al gusto da una botta d&#8217;energia, è lineare e teso, i tannini sono ben presenti e perfettamente integrati nella struttura generale. Grazie a una viva freschezza il vino si sviluppa verso un finale molto persistente, equilibrato e di grande completezza. Un vino che si beve alla grande e, che se ben conservato, potrà garantire queste caratteristiche per un&#8217;altra decina d&#8217;anni.</p>
<p>Insomma una gran bella bottiglia &#8230;</p>
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		<title>Figli di un Dio Minore: D.o.c Montescudaio</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 11:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Rigo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Dossier terroir]]></category>

		<category><![CDATA[Terre di vino]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Toscana, grande Terra di Vini blasonati e conosciuti in tutto il mondo, ma oltre al Brunello, Chianti, Bolgheri e Sassicaia non bisogna dimenticare le altre D.o.c, altrettanto interessanti anche se meno famose, come ad esempio la zona di Montescudaio da cui prende il nome la zona di origine controllata.
Un territorio vocato fin dall&#8217;epoca degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2559" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/06/cartina_montescudaio-doc2.jpg" alt="cartina_montescudaio-doc2" width="534" height="526" /></p>
<p>La Toscana, grande Terra di Vini blasonati e conosciuti in tutto il mondo, ma oltre al Brunello, Chianti, Bolgheri e Sassicaia non bisogna dimenticare le altre D.o.c, altrettanto interessanti anche se meno famose, come ad esempio la zona di Montescudaio da cui prende il nome la zona di origine controllata.</p>
<p><span lang="IT">Un territorio vocato fin dall&#8217;epoca degli Etruschi. Questo il filo conduttore che lega le aziende del Consorzio di Montescudaio. Quattordici gioielli vinicoli incastonati in un paesaggio toscano influenzato dal mare – la Doc, infatti, comprende tutti i comuni della Val di Cecina, esclusa Volterra.</span></p>
<p>Nel 1092 Gherardo della Gherardesca, dona al monastero da lui stesso fondato, una chiesa, vigneti ed altri benefici, riservandosi il diritto di eleggere la Madre Superiore. Il vino è da sempre, quindi, uno dei prodotti portanti dell&#8217;economia locale di Montescudaio ed, in generale, dei comuni della valle del Cecina. All&#8217;inizio del XX secolo costituisce senz&#8217;altro, insieme all&#8217;olio, il prodotto più importante per incrementare lo scarso reddito delle popolazioni residenti. Ma è solo dopo la seconda guerra mondiale che le cifre si fanno importanti: grazie al miracolo economico ed alla ripresa dei consumi, il vino di Montescudaio è sempre più richiesto, soprattutto come vino sfuso, venduto a botti o damigiane. Dietro la scia della domanda, si piantano nuovi vigneti, si comincia timidamente ad imbottigliare, seguendo l&#8217;esempio del più famoso Chianti, e cominciano a germogliare le prime idee di aggregazione tra produttori.</p>
<p>Nasce, così, nel 1968 la Sagra del Vino, voluta da alcuni illuminati produttori, che intuiscono le ottime possibilità di collegare turismo e conoscenza diretta del territorio al vino. Successivamente, nel 1977, Montescudaio ottiene la DOC che prevede due tipologie: un rosso a base di sangiovese, trebbiano, malvasia, e altre varietà come canaiolo e colorino, ed un bianco, a base di trebbiano, malvasia e vermentino, che può essere prodotto anche come Vin Santo, secco, semisecco o dolce. Il territorio interessato è piuttosto vasto, ma è complessivamente caratterizzato dal microclima indotto dal fiume Cecina e dalla presenza di terreni vocati soprattutto sulle fasce collinari, fino a rilevanti altitudini, come ai circa 450 m. di Montecatini Val di Cecina.</p>
<p>La DOC è impostata secondo la più classica delle toscanità vinicole chiantigiane così come erano intese nell&#8217;euforia degli anni 60, quando si guardava soprattutto alla quantità prodotta e molto poco alla qualità. L&#8217;aggiunta di trebbiano al rosso è molto significativa in questo senso. Oltretutto, la DOC esce in un momento in cui l&#8217;espansione dei consumi di vino di scarsa qualità e basso prezzo conosce un&#8217;improvvisa interruzione. Occorre arrivare agli anni 90 perché le cose comincino a cambiare in maniera abbastanza radicale.</p>
<p>Nella vicina Bolgheri, il Sassicaia ed i Super Tuscans che lo hanno affiancato, mietono un successo dopo l&#8217;altro sui mercati mondiali. Si sono affacciate nuove generazioni di produttori e di enologi, convinti che la strada dell&#8217;altissima qualità sia l&#8217;unica in grado di mantenere vivo il settore, dimostrando, oltretutto, l&#8217;alta capacità di remunerazione dei vini di alta gamma.</p>
<p>Anche a Montescudaio si comincia ad andare in questa direzione. Castello del Terriccio, Sorbaiano, Poggio Gagliardo sono tra i primi ad uscire con vini di taglio moderno che incontrano subito i favori del mercato. Rispetto a Bolgheri c&#8217;è però una differenza sostanziale: mentre i vini bolgheresi sono prodotti in altissima percentuale da uve &#8220;francesi&#8221; come cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, syrah, con scarsa presenza di sangiovese (Satta con il suo Cavaliere è una delle rare eccezioni), nella DOC Montescudaio la realtà &#8220;sangiovese&#8221; si affianca e con successo ai nuovi stili a base cabernet. Questa realtà è recepita dal nuovo disciplinare DOC del 1999, che prevede l&#8217;utilizzo dei vitigni cosiddetti &#8220;innovativi&#8221;.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Zona di produzione:</span></p>
<p>il territorio dei comuni di Casale Marittimo, Castellina Marittima, Guardistallo, Montescudaio, Riparbella e parte dei comuni di Montecatini Val di Cecina e Santa Luce.</p>
<p> </p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Tipologie:</span></p>
<p>MONTESCUDAIO BIANCO</p>
<p>Si ricava da uve Trebbiano toscano almeno il 50%, altri vitigni bianchi autorizzati, 50%.</p>
<p>Il vino ha colore giallo paglierino brillante, odore delicato, fine e fruttato, sapore asciutto, sapido.</p>
<p>Gradazione alcolica minima: 11%.</p>
<p>Abbinamento gastronomico: antipasti delicati, crostacei e molluschi, primi piatti con salse bianche delicate di pesce, preparazioni di pesce escluse le zuppe di forte struttura.</p>
<p>Temperatura di servizio: 8-10°C.</p>
<p> </p>
<p>MONTESCUDAIO CHARDONNAY</p>
<p>Da uve chardonnay per almeno l&#8217;85%</p>
<p>Colore giallo paglierino, odore ampio caratteristico di frutta gialla matura, banana, sapore asciutto, armonico, di corpo.</p>
<p>Gradazione alcolica minima: 11%.</p>
<p>Abbinamenti: antipasti di mare, primi piatti con salse bianche, pesce al forno.</p>
<p>Temperatura di servizio: 10-12°C.</p>
<p> </p>
<p>MONTESCUDAIO SAUVIGNON</p>
<p>Da uve sauvignon blanc per almeno l&#8217;85%</p>
<p>Colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, odore ampio vegetale e fruttato, sapore asciutto sapido, deciso.</p>
<p>Gradazione alcolica minima: 11%.</p>
<p>Abbinamenti: preparazioni di mare a base di crostacei.</p>
<p>Temperatura di servizio: 10-12°</p>
<p> </p>
<p>MONTESCUDAIO VERMENTINO</p>
<p>Da uve vermentino per almeno l&#8217;85%</p>
<p>Colore giallo paglierino verdognolo, profumo ampio fruttato con lieve nota ammandorlata, sapore asciutto armonico.</p>
<p>Gradazione alcolica minima: 11%.</p>
<p>Abbinamenti: si accompagna bene con la cucina marinara della costa.</p>
<p>Temperatura di servizio: 10°C.</p>
<p> </p>
<p>MONTESCUDAIO ROSSO</p>
<p>Si ricava da uve sangiovese per almeno il 50%, altri vitigni a bacca rossa 50%.</p>
<p>Il vino ha colore rosso rubino tendente al granato con l&#8217;invecchiamento, odore intenso, fruttato, sapore secco sapido, caldo, buon corpo, lievemente tannico con delicata persistenza amara.</p>
<p>Gradazione alcolica complessiva minima: 11,5%.</p>
<p>Abbinamento gastronomico: antipasti di terra, primi piatti con salse rosse, carni bianche e rosse grigliate.</p>
<p>Temperatura di servizio: 16-18°C.</p>
<p> </p>
<p>MONTESCUDAIO CABERNET</p>
<p>Da uve cabernet sauvignon per almeno l&#8217;85%</p>
<p>Colore rosso rubino cupo, odore intenso e complesso fruttato e speziato, sapore asciutto armonico di corpo.</p>
<p>Gradazione alcolica minima: 12%.</p>
<p>Abbinamento gastronomico: cacciagione e selvaggina al forno o in salsa, formaggi stagionati.</p>
<p>Temperatura di servizio: 18°C.</p>
<p> </p>
<p>MONTESCUDAIO MERLOT</p>
<p>Da uve merlot per almeno l&#8217;85%</p>
<p>Colore rosso rubino intenso, odore fruttato dolce e gradevole, sapore pieno morbido, armonioso.</p>
<p>Gradazione alcolica minima: 12%.</p>
<p>Abbinamento gastronomico: arrosti di carne rosso e cacciagione, formaggi stagionati.</p>
<p>Temperatura di servizio: 18°C:</p>
<p> </p>
<p>MONTESCUDAIO SANGIOVESE<strong> </strong></p>
<p>Da uve sangiovese per almeno l&#8217;85%</p>
<p>Colore rosso rubino brillante tendente al granato con l&#8217;invecchiamento. Odore fruttato e di fiori rossi, sapore asciutto, armonico, giustamente tannico.</p>
<p>Gradazione alcolica minima: 11,5%.</p>
<p>Abbinamento gastronomico: primi piatti con salse rosse, funghi, grigliate di carne rossa.</p>
<p> </p>
<p>MONTESCUDAIO ROSSO RISERVA<strong> </strong></p>
<p>stesse tipologie del rosso: invecchiamento minimo di 24 mesi, di cui almeno 3 in bottiglia, a decorrere dal 1 novembre dell&#8217;anno di produzione; gradazione minima 12,5%.</p>
<p> </p>
<p>MONTESCUDAIO VIN SANTO</p>
<p>Le stesse uve del bianco selezionate e sottoposte ad appassimento naturale (minimo fino al 20 novembre dell&#8217;anno di raccolta, massimo fino al 31 marzo dell&#8217;anno successivo alla raccolta).</p>
<p>Gradazione alcolica minima: 16°.</p>
<p>Invecchiamento obbligatorio: 18 mesi negli appositi locali (vinsantaie) in recipienti di legno . Immissione al consumo non prima del 1° novembre del quarto anno successivo a quello di produzione delle uve.</p>
<p>Il vino ha colore ambrato più o meno carico, profumo intenso etereo, sapore aromatico, morbido con caratteristico retrogusto amarognolo.</p>
<p>Abbinamento gastronomico: vino tradizionale da fine pasto, si accompagna bene alla pasticceria secca, cantuccini.</p>
<p>Temperatura di servizio: 16°C</p>
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		<title>Vinexpo: découverte en Languedoc, clos des Augustins - Pic Saint-Loup</title>
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		<comments>http://www.giornaledelvino.com/?p=2550#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 07:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrick Maclart</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Dans le cadre de VINEXPO Bordeaux 2009, un domaine révélation.
Ce domaine existe depuis près d&#8217;un siècle. La famille MEZY dirige le clos des Augustins encore ce jour. A la barre la nouvelle génération, présente avec Frédéric et Damien. Le père, Roger, est toujours proche et apporte toute son expérience. La famille est le fil conducteur [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dans le cadre de VINEXPO Bordeaux 2009, un domaine révélation.</p>
<p>Ce domaine existe depuis près d&#8217;un siècle. La famille MEZY dirige le clos des Augustins encore ce jour. A la barre la nouvelle génération, présente avec Frédéric et Damien. Le père, Roger, est toujours proche et apporte toute son expérience. La famille est le fil conducteur de cette propriété; toutes les cuvées reprenant la mémoire des anciens, ou la présence des nouveaux.</p>
<p>Situées sur les villages de Saint-Mathieu de Tréviers, Triadou et Fontanès, les vignes essentiellement âgées élaborent des vins bien faits, aux extractions mesurées. L&#8217;appellation phare du domaine est bien sûr le fameux pic Saint-Loup, spectaculaire, avec son voisin le causse de l&#8217;Hortus. Curieusement, ces collines abruptes et voisines ne sont pas sans rappeler nos roches voisines de Solutré et Vergisson.</p>
<p>On retrouve différentes appellations, allant du vin de table à l&#8217;AOC Languedoc Pic Saint-Loup, en passant par le vin de Pays «Val de Montferrand ». La gamme est présente dans toutes les couleurs. Les vendanges sont encore manuelles, le tri drastique, et la maturité optimale recherchée.</p>
<p>Ce nouveau domaine (les fils reprenant le domaine familial depuis 2004 et se lancent dans la grande aventure de la bouteille) est irréprochable, mais pas absous de critiques.</p>
<p>En effet, comme beaucoup de ses congénères, les cuvées « haut de gamme » le sont surtout au niveau du prix. Même si les rendements sont drastiques, même si la futaille coûte de plus en plus cher, je ne suis pas prêt, à l&#8217;instar de bien des consommateurs, à mettre 30 € environ pour une cuvée languedocienne. C&#8217;est déjà de moins en moins évident pour un Bordeaux ou un Bourgogne. Inutile de dire que ce sont les pays tels que les USA ou le Japon qui se délectent de ce type de raretés.</p>
<p>Néanmoins, il y a des cuvées savoureuses qui enchanteront autant vos papilles que votre gosier, et précipitez-vous pour découvrir ce nouveau domaine plein d&#8217;enthousiasme, de qualité et d&#8217;originalité. L&#8217;accueil sera à la hauteur ; Frédéric et sa compagne sont pleins de soleil de leur pays et d&#8217;une passion communicative.</p>
<p> </p>
<p>DEGUSTATION</p>
<p>Elle a eu lieu sur le stand du domaine.</p>
<p><strong>VDP Val de Montferrand &#8220;Joseph&#8221; 2007 - 12 € **(*)</strong><br />
Le premier nez évoque la biscotte, le pain grillé, avec quelques notes fermentaires, un petit boisé, des notes fruitées évoquant la poire, l&#8217;abricot. L&#8217;assemblage chardonnay-roussanne y est pour quelque chose. La bouche dispose d&#8217;une belle acidité, et la longueur est convenable. Le prix n&#8217;est pas en adéquation avec le vin, et je pense que des progrès énormes sont possibles tant sur les vinif que sur l&#8217;assemblage.</p>
<p><strong>Pic Saint-Loup &#8220;les Bambins&#8221; 2007 - 7.90 € ****<br />
</strong>Cet assemblage de syrah, grenache et mourvèdre est bien fait. Sous un nez de violette, de thé, de cerises rouges, on trouve une bonne bouche souple, fruitée, longue, ample, avec une fraîcheur zestée bien imbriquée. J&#8217;adore ce vin de gourmandise.</p>
<p><strong>Pic Saint-Loup &#8220;le Gamin&#8221; 2006 - 9.90 € ****(*)<br />
</strong>Voilà un bien joli vin languedocien. Assemblage syrah 80 % et grenache 20 %. Le nez est fumé, fruits rouges, pointes minérales (typique du terroir du pic), viandé. La bouche est sur le cacao, les cerises à l&#8217;alcool, la violette, le poivre, le lard. Vraiment bien foutu. J&#8217;encave de suite.</p>
<p> </p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2552" title="4884_1104336362159_1039246269_30265205_4211203_n" src="http://www.giornaledelvino.com/wp-content/uploads/2009/06/4884_1104336362159_1039246269_30265205_4211203_n.jpg" alt="4884_1104336362159_1039246269_30265205_4211203_n" width="604" height="453" />Un beau représentant du pic, d&#8217;un rapport qualité-prix-plaisir incroyable. Encavez cette jolie bouteille.</p>
<p><strong>Pic Saint-Loup &#8220;le sourire d&#8217;Odile&#8221; 2006 - 17 € ****</strong><br />
Assemblage syrah 95 % et grenache 5 %. Le nez est fermé, avec des notes épicées très marquées, herbes de garrigue, poivre, cerises juteuses. La bouche est diablement concentrée, longue, le boisé bien imbriqué et pas trop marqué&#8230; Enorme potentiel.</p>
<p><strong>Pic Saint-Loup &#8220;l&#8217;Aîné&#8221; 2006 - 29 € ****</strong><br />
Très beau nez : cassis, tabac havane, cannelle, cerises à l&#8217;alcool. La bouche est bien faite, pas trop extraite, au boisé qui ne planche pas, notes de terre, de minéral. Tanin un peu asséchant à ce stade, mais ça devrait se fondre. Très jolie bouteille qui sort parmi les 4 meilleurs du Languedoc dans Decanter, et 17,5/20 dans RVF. Certes, mais le prix freine toute velléité d&#8217;achat.</p>
<p> </p>
<p>Clos des Augustins<br />
Frédéric MEZY<br />
06 16 02 27 41<br />
111 chemin de la Vieille<br />
34270 SAINT-MATHIEU DE TREVIERS<br />
closdesaugustins@wanadoo.fr</p>
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