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"Spesso la condotta di un uomo, riscaldata dal vino, non è che l'effetto di ciò che, negli altri momenti, avviene nel suo cuore" J. J. Rousseau
 

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Visite chez Ghislaine Barthod à Chambolle-Musigny

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on febbraio 20th, 2009

Aujourd’hui on remonte en direction Chambolle-Musigny où nous sommes attendu au domaine Ghislaine Barthod.

«Le domaine fut constitué par mon grand père et ensuit dirigé par mon père jusqu’a le 1986, quand j’ai repris les travaux à la vigne et à la cave. Notre surface est de 7 ha. avec parcelles dans 8 Premiers Crus de Chambolle. Les méthodes sont très simples et sans aucun extrémisme. L’élevage est de 25% en fut neuf pour les Village et 30% pour les Premiers Crus»      

Les 2007 dégustés

Bourgogne Rouge

Ses vigne ont une extension de 1.3 ha., ceps qui dépassent les 50 ans. Il exalte sa fraîcheur et une belle gourmandise. Il n’a pas un grand corps mais tannins mûrs et une jolie finale fruité.

Chambolle-Musigny

Il est issu par un regroupement de 11 parcelles qui se développe dans la partie supérieur et inférieur a celle de 1ers Crus. Le nez est précis sur un fruit croquant et frais. Il a un discrète structure et une belle finesse, il est savoureux et gourmande. Bon

Chambolle-Musigny 1er Cru Châtelots

C’est une petite parcelle de 0.24 ha. tout près du domaine. Un vin immédiat avec une belle expression aromatique, plain et mûr : cerises, fruits de bois, menthe, notes floréals et épices. Il est droit et tendu vers une belle profondeur. Sa texture est serré et la finale carrément calcaire. Bon +

Chambolle-Musigny 1er Cru Aux Beaux Bruns

C’est un climat qui renferme l’unicité de la Bourgogne, est divisé en deux parties. La partie supérieure est classée 1er cru tandis que l’autre est “village”. La parcelle a une extension de 0.70 ha. avec de vignes de 60 ans. Le vin est mois expressif du précèdent, il a un caractère épicié du au terroir, dit Ghislaine. Il est rond, frais et velouté, la finale est minérale. Bon+

Chambolle-Musigny 1er Cru Les Charmes

La parcelle de Les Charmes se trouve dans la partie basse du secteur 1er Crus de Chambolle, 0.26 ha. avec des vignes de 65 ans. Le vin exprime un nez pur et définit avec des fruits rouges et réglisse en premier plan. Il a une texture élégant, Il est linéaire, long et de caractère calcaire. Très bien

Chambolle-Musigny 1er Cru Les Vérroilles

Les Vérroilles surplombe Bonnes Mares, il est classé “village” mais il y a une petite parcelle de 0.37 ha. en appellation 1er Cru entièrement de propriété du domaine Barthod.  Ici les pentes sont raides, la roche est recouverte par une mince couche d’éboulis, les terres sont froides et exposé aux ventes. Ces conditions donnes un vin particulier et intrigant, très savoureux, vibrant et tendu ; un vin plus long que large. Excellent. 

Chambolle-Musigny 1er Cru Les Cras

Ce cru ce trouve dans la partie plus hautes de la commune, une vigne directement situe sur la roche et exposé vers sud. Il donne un vin riche, puissante et énergique. La final a besoin du temps pour développer touts ses grandes potentialité, les retours sont de myrtilles, mûr et réglisse. Très bien

Compliments à Ghislaine Barthod pour des vins qui exaltent la pureté du fruit et l’expression du terroir.

 

Domaine Ghislaine Barthod - Rue Lavoir 21220 CHAMBOLLE MUSIGNY

“Appellations” produits

Premiers Crus: Chambolle-Musigny Charmes - Chambolle-Musigny Châtelots - Chambolle-Musigny Cras - Chambolle-Musigny Combottes - Chambolle-Musigny Baudes - Chambolle-Musigny Beaux Bruns - Chambolle-Musigny Fuées -Chambolle-Musigny Véroilles

Villages: Chambolle-Musigny

Regionali: Bourgogne Rouge

La Côte d’Or e le sue “appellations”

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 22nd, 2008

La Côte d’Or si estende dai sobborghi di Digione fino a Santenay. È suddivisa tra la Côte de Nuits e la Côte de Beaune separate da un tratto nel quale le vigne cedono il passo a cave di marmo. Il suo nome fa riferimento al colore oro che assumono le foglie dei vigneti nel periodo autunnale.

Si sviluppa su una lunghezza di circa 50 chilometri, delimitata ad ovest da un’altopiano boscoso alla sommità delle colline e dalla vallata del fiume Saône; larghezza che varia da 2 chilometri a poche centinaia di metri. Dal punto di vista geologico la storia della Borgogna ha inizio più di 150 milioni di anni fa, nel periodo gurassico, periodo in cui si sono progressivamente depositati gli strati di roccia sedimentaria marina che oggi costituiscono il sottosuolo da cui il vigneto trae la propria struttura. L’accumulo sovrapposto di roccia calcarea frammisto a conchiglie, stelle marine, … costituiscono oggi la base da cui le viti traggono il proprio sostentamento. L’erezione delle Alpi, creatasi circa una sessantina di milioni anni fa, e l’erosione creata dal fiume Soâne hanno determinato la topografia dell’area dando origine alle dolci colline della Côte. L’insieme del vigneto della Borgogna si trova sotto l’influsso di un clima continentale: con inverni freddi, gelate primaverili frequenti, estati calde con temperature a volte molto elevate. La situazione geografica della Côte permette di rimediare in parte a questi inconvenienti non molto favorevoli alla vite. In effetti la direzione nord-sud dei vigneti e la loro posizione sulle colline che si elevano tra i 200 metri e i 500 metri permettono di ripararsi dai venti freddi che soffiano da ovest e di approfittare al massimo dall’esposizione ai raggi solari.

 

La Côte de Nuits

La Côte de Beaune

L’area di maggiore vocazione alla viticoltura corrisponde alla fascia di media collina compresa tra la zona boschiva superiore ed il percorso della strada nazionale N74, zona situata ad un’altezza tra i 200 e i 300 metri. Le denominazioni comunali o villages si trovano nella parte inferiore e in quella più alta della collina. La parte confinante con la statale è pianeggiante e poco drenante, mentre la parte alta della collina ha delle pendenze più rilevanti ma spesso un’insufficiente irradiazione solare e una forte esposizione ai venti freddi, condizioni che non favoriscono certo la migliore maturazione delle uve. Le zone dove la viticoltura trova le condizioni più favorevoli è compresa in media collina dove si sviluppano i migliori appezzamenti classificati Premiers e Grands Crus. Al di fuori di queste zone i vini sono in genere leggeri, da consumare entro pochi anni e portano le varie diciture regionali.

La denominazione Hautes-Côtes de Nuits è attribuita ai vigneti, compresi tra i 300 ed 400 metri, che sovrastano i comuni di Nuits-Sait-Georges e Vosne-Romané; le Hautes-Côtes de Beuane si sviluppano sull’altopiano che sovrasta la zona che porta da Pommard a Santenay. Sulle cime il clima è meno clemente e le uve raggiungono la maturazione con maggiore difficoltà. Ai vigneti sparsi nella vallata ad est della N74 è attribuita invece la denominazione generica “Bourgogne”; nel fondo valle dove il suolo è di tipo alluvionale sono frequenti le gelate primaverili. I migliori vigneti della Côte sono rivolti verso est e sud-est, sono quindi favoriti dall’esposizione del sole mattutino che riscalda gradatamente il terreno trattenendolo tutto il giorno e protetti dai venti di sud-ovest che portano le piogge. In pochi posti al mondo le caratteristiche del suolo riesce ad influenzare in questo modo i vini prodotti, si dice che il suolo cambia ad ogni passo, infatti i vari strati di diversa composizione si sovrappongono l’un l’altro emergendo a seconda dell’altezza del vigneto.

In Borgogna si è puntato sulle differenze del proprio territorio a conferma di quanto i monaci stabilirono vari secoli prima. “Grands Crus, Premiers Crus e Village” le differenze sono così evidenti?

La Côte d’Or è un mosaico di suoli e di microclimi che giustificano la diversità delle varie paracelle. Nel XVIII secolo i benedettini hanno istituito una classificazione dei vigneti in base al loro potenziale qualitativo. In quell’epoca il monaco Dom Denise cita: “… le vigne che producono i migliori vini della Borgogna sono coltivate in bassa e media collina su dolci pendenza …”. I Grands Crus corrispondono alle terre talvolta più calde, meglio drenate e più ventilate, dove le nevi si sciolgono prima. Con il termine “climat” sono indicati dei vigneti registrati a catasto la cui etimologia indica condizioni geologiche (Criot, Perrières, Clos de la Roche, …), vegetative (Griottes, Genevrières, …), climatiche (Follots, Folatières, …), topografiche (Combottes), … La loro gerarchia è unica al mondo, il primo tentativo di una classificazione risale al 1827, anche se fino al XX secolo non si distingueva tra Grands Crus e Premiers Crus, ma si riconosceva la superiorità di alcuni vigneti. Nel 1855 Jules Lavalle pubblica “Storia e statistiche delle vigne e dei grandi vini della Côte d’Or”, dove si distingueva tra le “Tête de Cuvées”, le “Premièrs Cuvées”, le “Deuxièmes Cuvées” e le “Trosièmes Cuvées”. Sono riconosciuti tra le “Tête de Cuvées” i vigneti, già reputati dai monaci Benedettini e Cistercensi, destinati alla produzione di vini eccezionali: Chambertin e Chambertin-Clos de Bèze, Clos de Tart, Musigny, Clos de Vougeot, Richebourg, Romanée Conti, Montrachet, …. Non tutti i vigneti allora compresi in questa categoria hanno acquisito il titolo di Grands Crus nella classificazione attualmente in vigore e risalente al 1936. L’Institut National des Appellations d’Origine (INAO) è l’organo preposto alla sorveglianza delle norme di qualità e del disciplinare di produzione. Questo determina l’uso delle varietà classiche come il Pinot Nero e lo Chardonnay; il rendimento per ettaro delle vigne varia da 35 hl, per le migliori, fino a 60 hl per le cuvée più generiche. È suddivisa in denominazioni Regionali, Comunali, 1er Crus e Grands Crus per un totale di 100 “appellations” circa ¼ di tutte quelle esistenti in Francia.

“Appellations regionali”
Rappresentano il 53% della produzione totale, permettono la produzione di vini con uve raccolte nelle aree di minor pregio di tutto il territorio regionale, generalmente sono vini semplici, leggeri da consumare nell’arco di alcuni anni. Possono essere specificati il vitigno (Bourgogne Aligoté, …), il metodo di elaborazione (Crémant de Bourgogne) o la sotto-zona di provenienza (Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits o Hautes-Côtes de Beaune).

Numero: 23
Produzione: 54.5%
Rendimento rossi: 55 hl
Rendimento bianchi: 60 hl

“Appellations Villages”
Nuits-Saint-Georges, Gevrey-Chambertin, Meursault, … vari villaggi danno il loro nome ai vini le cui uve sono vendemmiate nelle delimitazioni territoriali. Rappresentano circa il 30% dell’intera produzione, le cuvées possono essere il frutto di varie parcelle o di un unico vigneto. In alcune denominazioni il nome del vigneto si può essere specificato in etichetta accanto a quello del comune (es. AOC Meursault Les Narvaux). Per non creare confusione il loro nome sarà indicato con un carattere più piccolo rispetto dei Premiers Crus. Le migliori versioni sono in grado di esprimere buone complessità e di sviluppare il loro potenziale tra i 4 e i 10 anni.”Appellations Premiers Crus”I migliori vigneti comunali possono fregiarsi del titolo di Premiers Crus. Non tutti danno ottimi vini, ma alcuni di questi (Beaune Clos des Mouches, Puligny-Montrachet Les Pucelles, Chambolle-Musigny Les Amoureuses, Meursault Les Perrières, …), forti di un grande potenziale, possono rivaleggiare con i migliori Grands Crus. In generale sono appezzamenti che godono di condizioni climatiche favorevoli, spesso sono in grado di esprimere le caratteristiche dei loro terreni. In etichetta sono specificati sia il nome della denominazione comunale sia quello del vigneto di provenienza. Qualora fosse presentata esclusivamente la dicitura “Premier Cru” il vino è frutto di un assemblaggio di più vigneti dello stesso livello.

Denominazioni Comunali o Villages
Numero: 44
Produzione: 30%

Denominazioni 1ers Crus
Numero: 570
Produzione: 15%
Rendimento rossi: 40 hl
Rendimento bianchi: 45 hl

“Appellations Grands Crus”
Il meglio della produzione corrisponde alle denominazioni Grands Crus. Rappresentano solamente il 2% dell’intera produzione, sono raggruppati i migliori 33 vigneti situati, salvo Chablis, tutti nella Côte d’Or. Clos de Vougeot, Musigny, Richebourg, Chambertin, Romanée-Conti, … sono vigneti di grande fama internazionale, dove solo il loro nome basta a qualificarli. In etichetta è riportato esclusivamente il nome del vigneto senza specificare quello del comune. Vari comuni nel corso della storia hanno aggiunto il proprio nome a quello dei loro migliori vigneti, infatti a Chambolle è stato aggiunto quello di Musigny, a Gevrey quello di Chambertin, a Puligny quello di Montrachet, … I migliori di questi vini sono in grado di esprimere e di valorizzare le caratteristiche del “terroir” di ogni singolo vigneto o addirittura di ogni singola parcella.

Numero: 33
Produzione: 2%
Rendimento rossi: 35 hl
Rendimento bianchi: 40 hl

Clos de Vougeot Vieilles Vignes - Château de la Tour

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 22nd, 2008

Clos de Vougeot rappresenta il più esteso Grand Cru della Côte de Nuit e uno dei più conosciuto. All’interno del Clos si situano due castelli, il famoso Château de Clos de Vougeot e Château de la Tour considerato il più conosciuto produttore, l’unico a vinificare i vini all’interno delle mura di cinta. Da questi vecchi ceppi elabora una cuvée denominata “Vieilles Vignes”, rare bottiglie considerate come un vino fuori classe.

Clos de Vougeot Vieilles Vignes 2004

Già a bicchiere fermo percepiamo un incredibile avvolgenza e una forte impronta aromatica, si offre con grande eleganza su ricordi di ciliegia, spezie orientali e cioccolata, sembra di essere in un mercato di profumi e spezie indiane. L’entrata in bocca è morbida a cui fa seguito un’esplosione di volume, la struttura è caratterizza da tannini vellutati, ancorché d’ammorbidire, mentre l’equilibrata freschezza conferisce al vino un’ottima capacità d’invecchiamento. Il finale è di eccellente qualità e di lunghissima persistenza aromatica con ritorni fruttati ed eleganti sfumature speziate e minerali. Un grande vino che, solo nel prossimo decennio ci offrirà tutte le sue grandi complessità.

Clos de Vougeot Vieilles Vignes 2002

All’inizio non è che abbia molta voglia di offrirsi, l’intensità aromatica è inferiore rispetto all’assaggio precedente, ma poi con l’ossigenazione sviluppa una grande sequenza di complessità; in successione cuoio, tabacco, frutta nera, cioccolata, frutta secca, … Al gusto fa solo percepire le sue enormi potenzialità, formate da forza ed eleganza, i tannini sono maturi e levigati, sostenuti da un’impressionante freschezza che conferisce al lunghissimo finale grande personalità. Dopo quasi un’ora ritorniamo a soffermarci sul bicchiere, ai noi, oramai vuoto, ora si sprigionano sfumature di distillato di prugna, pepe, chiodi di garofano, incenso, note fumé, … Un vino da dimenticare in cantina, un vero peccato averlo degustato così giovane, ma meglio ora che mai.

Château de la Tour a Clos de Vougeot

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 14th, 2008

Grazie alla collaborazione dell’amico Piermaria Calderari siamo ricevuti a Château de la Tour con grande disponibilità e simpatia, dove possiamo visitare le antiche cantine e degustare i vini di François Labet. Château de la Tour appartiene alla famiglia Labet dalla sua nascita, fu infatti costruito per ospitare le raccolte delle vendemmie nel 1890 dagli antenati delle famiglie Labet e Déchelette.
Si erige nella parte nord circondato dai muri del Clos de Vougeot poco lontano dal maniero Cistercense oggi di proprietà dei Chevaliers du Tastevin. I 5.5 ettari posseduti fanno di François Labet il maggiore proprietario del Clos, l’unico a vinificare e a imbottigliare i vini all’interno delle mura di cinta. Il 15% di queste terre consistono in vigne centenarie lavorate con rendimenti naturali estremamente bassi (9 hl. per ettaro). Da questi vecchi ceppi Château de la Tour, considerato uno dei massimi esponenti di questa denominazione, elabora una cuvée denominata “Vieilles Vignes”, rare bottiglie considerate come un vino fuori classe. La versione classica invece consiste in un assemblaggio dei vini delle varie parcelle (età media 45 anni), vinificate separatamente. Anche in questo caso le basse rese, di gran lunga inferiore a quanto richiesto dalla legislazione della denominazione Grand Cru, generano un vino di grande eleganza e personalità.

 

La degustazione

Bourgogne blanc Vieilles Vignes 1999
Denominazione regionale frutto di vigne di età variante tra i 25 e i 35 anni. È un vino che da piacevoli soddisfazioni e presenta una buona eleganza, si sviluppa su note di miele e spezie. Al gusto è di media consistenza e lunghezza con un finale ben equilibrato. Buono, sorprendente per la sua tenuta ha già sette anni e non li dimostra. 15.5/20 (9.5€) Savigny 1er cru Aux Vergelesses blanc 2004
Questa denominazione è situata sulla collina a un centinaio di metri dai Corton, da un vino di buona complessità con ricordi di burro, arachidi, pepe bianco, … La bocca è morbida, fresca e di buona consistenza, il finale è piacevolmente lungo con ritorni di frutta esotica ben integrata dalle note boisé. Ottimo. 16/20 (25€)

Beaune Clos du Dessus des Marconnets 2004
Naso di bella finezza esprime aromi di ciliegia e cassis, sfumature floreali ed equilibrate speziature. La bocca è strutturata con tannini ancora in evoluzione, il finale è intenso leggermente amarognolo. Da seguire nella sua evoluzione. 15/20 (17.5€)

Beaune 1er cru Coucherias 2001
Da questa denominazione 1er cru situata sulle colline ad ovest della città di Beaune François Labet elabora un vino elegante e setoso, evoca ricordi di frutta rossa e nera matura (ciliegie, fragole, amarene), pepe nero e sfumature affumicate. L’entrata in bocca è morbida, strutturata e vellutata il finale è di buona freschezza ed equilibrio. 16/20 (23€)

Clos de Vougeot Grand Cru 2004
Dopo la visita delle vecchie cantine di Château de la Tour, dove sono sistemate le botti in cui riposano i vini della vendemmia 2005 provenienti dai diversi lotti e in attesa dell’assemblaggio, ci accingiamo all’assaggio di una delle maggiori espressioni in assoluto del “Clos”. La versione definita classica 2004 è un vino di grande eleganza e personalità. Già alla mescita mostra tutta la sua densità e consistenza. Immediatamente esprime un imponente complessità aromatica, in successione sviluppa note di cuoio, fumé, frutta rossa e nera matura seguite da sfumature di sottobosco che ci ricordano il muschio e il tartufo, spezie orientali. L’entrata in bocca è avvolgente, calda e morbida, di eccellente materia sostenuta da una trama tannica vellutata a cui fa seguito un lungo ed eccellente finale con ritorni fruttati e di cioccolata amara. La produzione annua è di circa 20′000 bottiglie. Eccellente 17/20 (66€)
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Domaine des Lambrays a Morey-Saint Denis

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 12th, 2008

 Risaliamo a nord di Beaune per recarci dapprima a Morey-Saint Denis dove, grazie all’interessamento dell’amico Pier Maria Caldelari siamo attesi da Thierry Brouin al Domaine Clos des Lambrays. Morey-Saint Denis, essendo compreso tra gli illustri vicini (Gevrey-Chambertin e Chambolle-Musigny) è spesso sottovalutato benché quasi 1/3 della superficie a vigneto sia denominata Grand Cru.

Questo Domaine è una splendida tenuta, è il più bordolese dell’intera Borgogna. È situato al centro del villaggio di Morey-Saint Denis ed è legato a filo diretto all’omonimo Grand Cru che rappresenta la parte essenziale del patrimonio viticolo. Del “Clos” si fa menzione per la prima volta nel 1365 quale proprietà dell’abate di Citeaux, nel 1861 si ritrovano delle descrizioni che lo suddividono in 74 proprietà. Nel 1868 uno di essi, Albert Rodier, riuscì a riunire tutte le parcelle per ricomporre il vigneto nella sua integrità. Oggi salvo una micro parcella di 400 m2, l’intera superficie è di proprietà del Domaine. Contiguo a Clos de Tart raggiunge i 320 metri, l’altezza maggiore dei Grands Crus di Morey-Saint Denis. Perfettamente rivolto ad est l’impianto prevede una densità non inferiore ai 11′000 piedi per ettaro, il sotto strato consiste nella classica roccia calcarea, ma si distinguono tre zone diverse: la parte alta si trova su una vena marnosa in posizione ben ventilata; la parte mediana è posizionata sulle migliori pendenze e caratterizzata da un’eccellente insolazione; la parte bassa vanta terre più profonde composte d’argilla di alta qualità.

Dal 1996 l’intera tenuta è di proprietà di Günter e Ruth Freund ma è diretta da oltre vent’anni da Thierry Brouin, una persona di grande simpatia ed esperienza avendo lavorato per lungo tempo presso l’INAO, l’istituto che gestisce le denominazioni di origine controllate (AOC) e, visto i suoi trascorsi, ha per obiettivo l’affermazione del terroir. Negli ultimi anni sono state acquisite due piccole parcelle denominate 1er cru (Les Folatières, Clos du Cailleret) situate a Puligny-Montrachet nei dintorni del prestigioso Montrachet.

La degustazione

Puligny-Montrachet 1er cru Les Folatières 2006
Les Folatières sono situati al centro del territorio di Puligny nella fascia che comprende il Chevalier-Montrachet, sono prodotte esclusivamente 2′000 bottiglie. Propone fini e delicati aromi dove prevalgono note esotiche di ananas e banana associate a note di cedro e mandorla tostata. Mostra un’incredibile eleganza con tutte le sensazioni in perfetto equilibrio, termina su fini sfumature minerali. Molto buono 17-17.5/20

Puligny-Montrachet 1er cru Clos du Cailleret 2006
Clos du Cailleret si trova in uno dei settori più conosciuto al mondo, è diviso da una stradina dal Montrachet, dal Bâtard-Montrachet e dal Clos de la Pucelle confinando direttamente con Chevalier-Montrachet. Si dice che non è stato classificato Grand Cru solo per motivi politici. Anche se non ancora imbottigliato sviluppa eleganza e freschezza, le note sono tropicali (ananas) e di frutta bianca, associate a sfumature floreali. Non ha un grande volume ma una precisa distinzione di linearità e profondità. Termina lungo su valori minerali. Ha il giusto equilibrio tra la potenza di un Bâtard-Montrachet e la finezza di un Chevalier-Montrachet. 17.5-18/20

Morey-Saint Denis 2006
Dalle vigne che circondano la tenuta sono prodotte da 4′000 a 6′000 bottiglie (a seconda delle annate) denominate “village”. Danno un vino che evoca la ciliegia e la fragola, sfumature accompagnate da una bella freschezza. Al palato si distingue per equilibrio e morbidezza dove tannini untuosi valorizzano un piacevole finale. Buono + 15.5-16/20

Morey-Saint Denis 1er cru Les Loups 2006
Le giovani vigne del Clos sono declassate ed etichettate con la denominazione 1er Cru, mentre Les Loups è un nome di fantasia, generano un vino di grande piacere come dicono i francesi “gourmand”, è di grande eleganza aromatica, carnoso, con ricordi di petali di rosa, rosa canina, fragola, frutti di bosco. È serio ed austero, valorizzato da una struttura tannica vigorosa ma levigata, un finale in tutta eleganza conferisce la vino una bella profondità. Molto buono 16.5-17/20

Clos des Lambrays 2006
Ecco quello che un grande vino dovrebbe sempre dare indipendentemente dall’andamento dell’annata: classe, precisione e personalità. I profumi sono avvolgenti e di assoluta finezza, ciliegia nera, cassis, liquirizia, sfumature floreali. L’attacco ha grande forza e decisione, non presenta sbavature esprimendo già un decoroso equilibrio, il finale è interminabile valorizzato dalla freschezza e dalla mineralità. Semplicemente grande. 18-18.5/20

Clos des Lambrays 2001
Si propone di colore rubino brillante, evoca note di mirtilli, ciliegia, more, liquirizia, chiodi di garofano, …
Al palato non è ancora molto espressivo è nervoso e ha tannini ancora molto vigorosi, mostra ancora tutta la sua gioventù. Bel potenziale da seguire nell’evoluzione. 17.5/20

Clos des Lambrays 1992
Di colore granato molto luminoso, è giustamente evoluto con toni di tabacco, cuoio, frutta secca e sottobosco. L’attacco è morbido ma manca un po’ di spalla, i tannini sono ancora molto presenti (si ammorbidiranno?); il finale è rinfrescato da una buona acidità con ritorni di fiori e fretta secca. Una vendemmia che non ha permesso di mantenere i consueti standard. Da bere. 16/20

Nicolas Rossignol a Volnay

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 12th, 2008

Di primo pomeriggio saliamo a Volnay sulla collina che divide Meursault da Pommard. Volnay rappresenta con Pommard uno dei migliori territori per la produzione di vini rossi della Côte de Beaune, anche se meno conosciuto dell’illustre vicino. Su questi territori prendono forma i vini di Nicolas Rossignol, Domaine che oggi rappresenta una delle maggiori espressioni.

La scelta su Nicolas Rossignol è caduta grazie all’aiuto di Patrick Essa e delle classifiche pubblicate su degustateurs.com. Cercavamo un’azienda in grado di spiegarci le diverse sfumature dei vini rossi della Côte de Beaune, vini troppo spesso ed erroneamente sottovalutati ma di grande personalità. Nicolas Rossignol è un giovane viticoltore che dopo varie esperienze all’estero ed in rinomate aziende francesi, ritorna in Borgogna nel 1994, per collaborare, dapprima, con il padre presso il Domaine Rossignol-Jeanniard e, dal 1997, e per creare, poi, la propria attività. Oggi il patrimonio viticolo delle due aziende è stato raggruppato e vinificato interamente da Nicolas. Per questo motivo oggi la superficie lavorata raggiunge i 18 ettari quasi esclusivamente occupate dal pinot nero e disseminati nei comuni che circondano la città di Beaune (Volany, Pommard, Beaune, Savigny-les-Beaune, Aloxe-Corton, Pernand-Vergelesses). Nicolas è un personaggio che sprizza vitalità e che non ha nessuna difficoltà a trasmetterci il proprio entusiasmo e la propria passione, i suoi vini sono pieni, ricchi e affascinanti, perfettamente vinificati in uno stile naturale e puro, vini che esprimono una struttura raffinata e armoniosa.

 

La degustazione prevede l’assaggio dei campioni vendemmia 2007, vini che non hanno ancora cominciato la fermentazione malolattica e quindi valutabili in proiezione.

Bourgogne Rouge Heritier 2007
La versione “regionale” di Nicolas Rossignol è strabiliante e ci fa comprendere quale sarà il livello dell’incontro. Si tratta di una cuvée proveniente da vecchi ceppi impiantati a Pommard nel 1922 e lavorati con rese estremamente basse (32 hl. per ettaro). Ha personalità e una buona materia, i tannini sono fini e una bella freschezza conferisce profondità. Buono. ***/*

Savigny-les- Beaune 2007
Il vigneto di Savigny si estende tra la montagna di Corton e la parte nord della città di Beaune. Un vino senza eccessive pretese ma di buona personalità dove emerge un frutto fresco, il vino è morbido e delicatamente tannico, il finale è discreto e piacevole. Buono. ***/*

Beaune 2007
Ancora un “village” ma di tutt’altra struttura, proviene da vecchi ceppi (circa 50 anni) dove la resa non supera i 35 hl. per ettaro, ben al di sotto di quanto richiesto dalle denominazioni comunali. Il vino si propone con forza e vigore, i tannini levigati danno una grande spinta al finale, i ritorni sono di piccoli frutti e bacche. Che bella sorpresa. ***/*

Beaune 2005 (aperto da 5 giorni)
Anche se stappato da vari giorni resiste bene al contatto con l’aria, ricordi di mirtilli, more, pepe, noce moscata, cuoio, …. In bocca è sostenuto ed equilibrato, con un finale di bella profondità. Ottimo. ****

Aloxe-Corton 2007
Aloxe-Corton è mondialmente riconosciuto per i vini bianchi e rossi provenienti dai Grands Crus della montagna di Corton. Questo è un vino più elegante che potente, discreto e perfettamente vinificato. Buono e piacevole. ***/*

Volnay 2007
Questo village è una cuvée di 3 diverse parcelle disseminate nel comune, vigneti che contribuiscono a dare un vino con sfumature floreali, decisamente nervoso e vibrante. Buono. ***/*

Volnay Dessus 2007
Questo vino rappresenta l’espressione del lieu-dit la Bouchère situata nella parte alta di Volnay, su un terreno chiaro e fortemente calcareo. Infatti in degustazione rispecchia con precisione questa caratteristica minerale, un vino diretto, deciso e molto persistente. Che coerenza. Ci piace molto. ****

Savigny-les-Beaune 1er cru Les Fourneaux 2007
Les Fourneaux è un “climat” situato nella parte bassa della collina proprio di fronte alla montagna di Corton. Dà un vino morbido ed elegante dove l’equilibrio la fa da padrone. È sorprendentemente lungo con ritorni di ciliegia matura. Molto buono. ****

Beaune 1er cru Clos du Roi 2007
I vigneto di Beaune si estende ad ovest della città, questo climat è uno dei primi che s’incontra scendendo da nord, situato al confine con Savigny-les-Beaune. Dà un vino solare, ricco e maturo, dove l’attacco morbido è allungato da una bella freschezza. Buono ***/*

Beaune 1er cru Clos de la Mouche 2007
Clos de la Mouche è posizionato all’estremo sud del comune di Beaune, tocca infatti il confine con Pommard. E dal settore nord di Pommard il vino trae le proprie caratteristiche, cioè naso maturo, morbido, corposo e tannini eleganti. Perfettamente coerente. ****

Volnay 1er crus Cailleret 2007
È il più delicato dei Premiers Crus di Vonay, può sembrare leggero, ma non lo è affatto, ha personalità e una silhouette longilinea e tesa a manifestare grande freschezza e una lunga mineralità. Stupendo. ****

Volnay 1er cru Chevret 2007
È uno dei più bei territori di Volnay, esistono solo tre proprietari (gli altri sono Jean Bollitot e Bouchard pere et fils) la superficie di Nicolas Rissignol copre 3.5 ettari. Straordinario, benché confini a nord con Cailleret, questo vino è completamente diverso, ecco il grande fascino della Borgogna. È carnoso, muscoloso e invade la bocca in larghezza con grande vigore, il tutto ben integrato in una equilibrata struttura. Termina leggermente meno allungato del precedente su un frutto maturo. Che avvolgenza e forza, grande. ****/*

Volnay 1er cru Santenots 2007
Si tratta di un Santenots du bas (2 ettari), cioè situato nella parte bassa della collina, niente a che vedere con il prestigioso Santenots du milieu, anche se è denominato Volany il climat è sul territorio di Meursault. Dal 2001 le due parcelle sono vinificate separatamente, una formata da vecchie vigne (80 anni), l’altra con vigne più giovani (10 anni). All’assaggio le vigne più giovani (60% della cuvée) danno al vino un frutto fresco, grande struttura e corpo, mentre quelle vecchie conferiscono eleganza, ma un vino un pò meno consistente.

Volnay 1er cru Santenots 2002
Si propone su toni selvatici, mirtilli, more, ciliegia nera, liquirizia, … In bocca ha vigore e pregevole materia, il tutto ben equilibrato da una bella freschezza che conferisce un lungo finale e grande piacevolezza. ****

Volnay 1er cru Fremiets 2007
Questo climat è posizionato all’estremo nord del comune, giusto al confine con Pommard. Il vino ha delle analogie con la vicina denominazione, si esprime su frutti neri, la struttura è masculina, la mancanza di morbidezza in entrata dà una percezione tannica molto marcata. Il finale è tutto in progressione e lungo. Virile. ***/*

Volnay 1er cru Ronceret 2007
Ronceret è sconosciuto, si trova nella parte bassa della collina, proprio sotto les Champans, copre solamente 1.5 ettari divisi in sette proprietari. Il suolo è molto sassoso ricoperto da un leggero strato di terra, il vino originato è esaltato da frutti neri maturi e da una forte nota minerale. Ha volume ma sempre teso da una marcata freschezza, necessita di alcuni anni per esprimere il suo potenziale. ****

Pommard 1er cru Les Chanlins 2007
Confina a nord con Les Rugiens, uno degli storici Premier Cru di Pommard ai cui assomiglia nelle proprie caratteristiche. È un vino maschile e ruvido, l’intensità dei tannini è molto marcata e di una certa rusticità, leggermente secchi sul finale. Tipico. ****

Savigny-les-Beaune 1er cru Les Lavières 2005
Dà origine ad un vino, come sempre perfettamente vinificato ma non al livello dei precedenti. Propone aromi fini di garofano, fragoline di bosco e lampone, un vino diretto e di delicato finale. Buono. ***/*

Volnay 1er cru Clos des Angles 2004
Nicolas Rossignol con Hubert de Montille, Régis Rossignol e Roger Rossignol si dividono questo Premier Cru. È forse il più morbido e fruttato del lotto, ricco e strutturato, è speziato con sfumature di pepe e cannella. ***/*

Volnay 1er cru Clos des Angles 2002
È austero, profondo ed elegante, propone complessi ricordi di frutta nera, sottobosco, geranio, liquirizia, cannella,… L’attacco è morbido, seguito da tannini levigati, il tutto ben integrato nella struttura, il finale è molto lungo e delicatamente speziato. Molto buono. ****

Nicolas ci ha proposto una bellissima degustazione, i suoi vini ci fanno comprendere perfettamente le varie caratteristiche dei suoi territori.

Louis-Michel Liger-Belair a Vosne-Romanée

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 12th, 2008

Contattammo Louis-Michel Liger-Belair senza grandi speranze di essere ricevuti, come avvenne per il Domaine Leflaive, invece la mattina successiva giunse già l’email di risposta, “pas de visite” pensammo, invece no “bien sure” fu la risposta

Che orgoglio essere ricevuti in quello che diventerà sicuramente uno dei maggiori Domaine francesi, un’azienda che benché sia di recente costituzione vanta grandi tradizioni viticole.
Siamo stati ricevuti a Château de Vosne-Romanée da Louis-Michel Liger-Belair un personaggio, che non ha alcun dubbio su quale sia la strada da percorrere, idee che fondano le basi nella tradizione. Dalla grande scala, situata nella hall del castello e sovrastata da un dipinto che ritrae il Generale Louis Liger-Belair, ci spiega le radici della nobile famiglia. L’allora generale di Napoleone acquista nel 1815 questa storica dimora per poi stabilirvisi iniziando ad acquisire importanti parcelle nei comuni di Vosne-Romanée e Nuits-Saint Georges. Superficie che raggiunse all’inizio del secolo scorso la bellezza di 60 ettari tra cui si annoverano La Romanée, La Tâche e La Grande Rue, vigneti classificati Grands Crus e allora detenuti in monopolio. Le generazioni successive portarono allo smembramento di questo incredibile patrimonio viticolo, le più pregiate parcelle furono messe all’asta e acquisite da importanti aziende come il Domaine de la Romanée-Conti. Rimasero solo circa 3 ettari dati affitto ad alcuni produttori locali.

Louis-Michel Liger-Belair già in giovane età rivela l’intenzione di volersi occupare delle vigne di famiglia con lo scopo di restituire il proprio splendore. Dopo la laurea in ingegneria agricola ed in enologia, nei primi anni del 2000 fonda la propria azienda riprendendo lo sfruttamento di queste vigne per produrre vini sotto il marchio Comte Liger-Belair.
La via è chiara esprimere la personalità del territorio, questo seguendo le teorie valorizzate da Henry Jayer che considera come un padre, ed è coinvolgente ascoltarlo per ben tre ore quando racconta dei consigli che gli dava al momento delle raccolte o durante le vinificazioni.
Nel 2002, periodo critico per la commercializzazione dei vini francesi all’estero, con poco più di 3 ettari di superficie prende il rischio di produrre 5 denominazioni di cui due Vosne-Romanée village, la Colombière e il Clos du Château, lotti separati da un una stradina. Il risultato ? due vini diversi.
“Tutto questo perché? Perché in un mondo in cui la standardizzazione ha il sopravvento è necessario porre in risalto le singole caratteristiche delle nostre terre. Eresie diranno in molti, logico, penso io …”
La forte convinzione è che la qualità dei vini si ottiene in vigna e che tutti i vini meritano la stessa cura con bassi rendimenti su tutto il vigneto e una maturazione dei vini in botti nuove. Tutte le pratiche sono applicate per permettere ai terreni di esprimere le proprie potenzialità.
Nel 2006 sono prese in affitto una parcella di Echezeaux e alcune vigne di Vosne-Romanée, Nuits-Saints Geirges tutte in grado di dare lustro a Louis-Michel Liger-Belair. È reso mondialmente famoso grazie alla Romanée, un Grand Cru, ritenuto uno dei migliori vini di Borgogna, ma tutti i vini sono di grande personalità ed armonia.
“Perché se un vino non è in grado di presentare un buon equilibrio all’uscita della cantina difficilmente lo saprà esprimere in seguito”.

La degustazione

I vini degustati sono campioni della vendemmia 2006 prelevati dalle botte prima dell’assemblaggio definitivo.

Vosne-Romanée 2006
Questa è la sola cuvée proposta da Louis-Michel Liger-Belair, mentre tutti gli altri vini sono l’espressione reale di ogni singola parcella. Sono comprese 10 parcelle diverse situate nella parte più alta del comune, la superficie totale è di 0.63 ettari con ceppi di età variante tra i 40 e i 60 anni. Cominciare la degustazione con l’assaggio di una denominazione comunale di questo livello è qualche cosa memorabile. Un vino di struttura, eleganza e profondità, un vino che invoglia ad essere consumato. Che entrata 16.5-17/20

Vosne-Romanée La Colombière 2006
La Colombière è un lieu-dit situato nella pianura di Vosne-Romanée, copre una superficie di 0.78 ettari con ceppi di età compresa tra i 60-80 anni. Dà un vino che esprime aromi di grande finezza con un frutto fresco in evidenza. Seduce per il suo equilibrio e la sua rotondità, la sua struttura si allunga su un finale di immediata piacevolezza. Molto buono 16.5-17/20

Vosne-Romanée Clos du Château 2006
Queste terre tra 1850 e il 1970 facevano parte nel parco del Castello di Vosne-Romanée dove ha sede il Domaine. Confina ad ovest con la Colombière divisa esclusivamente da una stradina, originando un vino completamente diverso. Come ama spiegare Louis-Michel, questo suolo è principalmente calcareo mentre nella piana c’è una maggiore prevalenza d’argilla. La sua superficie è di 0.83 ettari con ceppi di soli 35 anni, vigne considerate relativamente giovani per i parametri della Borgogna.
È più particolare e meno immediato, al naso è più floreale e fragrante. Ha una struttura decisa e diretta, ben gestita da un’equilibrata freschezza, il finale è contraddistinto da una vena mierale e da ritorni floreali. È di incredibile maestria nell’esprimere il “terroir”. 17-17.5/20

Vosne-Romanée 1er cru Petits Monts 2006
Situato nella parte alta di Vosne-Romanée, ha un suolo povero con uno stratto arabile di soli 20 centimetri. Pochi acri occupati da ceppi di oltre 50 anni, dove la produzione annua non supera le 600 bottiglie. Il vino è tutto in tensione alla ricerca della profondità, la qualità dei tannini, grazie a frutti perfettamente maturi, è suadente. Personalità e finezza. 17-17.5/20

Vosne-Romanée 1er cru Les Brulées 2006
Questa è una “chicca” 290 bottiglie !!! in grande formato non commercializzate che restano al Domaine per eventi speciali. La parcella copre solo 11 acri ed è situata a nord di Richebourg, un suolo molto povero occupato da ceppi di almeno 50 anni. Gli aromi sono precisi, fruttati e delicatamente speziati, ha grande energia e potenza, la trama tannica è abbondante ma ben integrata, il finale è vivacizzato da una bella mineralità. Eccellente 17.5-18/20

Nuits-Saint Georges Les Lavieres 2006
Questo lieu-dit village è situato nella parte nord del comune al limite con Vosne-Romanée, la proprietà del Domaine copre solo 0.13 ettari con ceppi di oltre 75 anni che riescono a garantire solo 430 bottiglie. Anche se inizia con una leggera nota di riduzione, dà un vino più “selvaggio”, di ottima densità ma teso, grazie a una pregevole freschezza, verso un finale lunghissimo e con una bella salinità. In cantina c’è una sola botte 17-17.50/20

Vosne-Romanée 1er cru Les Chaumes 2006
Les Chaumes confinano con il “mitico” settore Grand Cru di Vosne e più precisamente con la Tâche che nella prima metà del XX secolo era un monopolio dei Liger-Belair, prima dell’acquisto da parte del domaine della Romanée-Conti. La parcella è di soli 0.11 ettari, allevati con vigne di oltre 60 anni. Genera un vino femminile, diretto, delicato e longilineo, come dice Louis-Michel Liger-Belair, manca un po’ di tensione e volume per essere un Premier Cru. Coerente nel rispetto del territorio 16.5-17/20

Nuits-Saint Georges 1er cru Les Cras 2006
È una delle ultime acquisizioni, è localizzato nel settore nord di Nuits-Saint Georges, idealmente posizionato in media collina, il suolo (0.37 ettari) è povero e di tipo argillo-calcareo è occupato da ceppi di 75 anni di età. Il vino evoca un frutto profondo accostato a sfumature orientali, minerali e di liquirizia. Acquisisce potenza e personalità, una grande struttura tannica, tutto nel rispetto di un buon equilibrio; il finale è magistrale per lunghezza e complessità. Una nuova stella. 17.5-18/20

Vosne-Romanée 1er cru Suchots 2006
Il vino prende origine da una parcella situata nella parte bassa del vigneto e confina, a sud, con Romanée-Saint Vivant. La superficie è sempre molto ridotta, anche questa copre solo 0.22 ettari con ceppi di oltre 50 anni. Il cru miscela un frutto dolce a una presenza minerale evidente. L’attacco è ricco e morbido, la forte spinta dei tannini, sempre vellutati, dà una bella profondità; termina su ritorni di amarena e prugna. Quasi all’eccellenza, da attendere nell’evoluzione nel corso di prossimi 10-15 anni. 17-17.5/20

Vosne-Romanée 1er cru Aux Reignots 2006
Questo vigneto sovrasta la Romanée e sale sulla montagna con una buona inclinazione. La parcella copre quasi la metà della superficie dell’intera denominazione e, sviluppandosi dall’alto al basso comprende tutte le diversità geologiche; più dei 2/3 comprendono vigne che variano dai 40 agli 80 anni di età. Ha caratteristiche completamente diverse dei Premiers Crus situati nella parte bassa della collina e avendo le radici a contatto con la roccia esprime coerentemente una vigorosa mineralità. È un vino muscoloso e atletico, miscela forza ed eleganza, il tutto racchiuso in un’esplosione finale. Al naso ci propone sfumature di polvere da sparo, e pietra focaia. Esplosivo 17.5-18/20

Échezeaux 2006
Due lieu-dit formano questa cuvée più vicina, per l’eleganza, a Chambolle-Musigny che a Vosne-Romanée.
Il raggruppamento dei diversi vigneti fino ad allora classificati Premiers Crus avvenne nel 1930, la qualità di Echezeaux è spesso irregolare, per questo è spesso sotto stimato. Questa versione è straordinaria per finezza, evoca la prugna, la ciliegia nera, petali di rosa, sfumature che si alternano a spezie dolci. L’attacco è morbido, delicato e reso vellutato da una struttura tannica di grande qualità; il finale è ampio. Una grande riuscita. 18-18.5/20

La Romanée 2006
Il nome di La Romanée, utilizzato per designare questa piccola parcella, apparve solo nel 1651. Fu Louis Liger-Belair, nel 1826, che raggruppò altre sei piccole parcelle contigue definendole con l’attuale nome. Per lungo tempo fu confuso con il confinante La Romanée-Conti anche se queste due parcelle nel corso della storia hanno avuto destini ben diversi. La vicinanza non impedisce di distinguere varie diversità del territorio, caratteristiche che saranno espresse dai vini. Sovrastando La Romanée-Conti è situato su pendenze maggiori (12%), l’altezza più elevata raggiunge i 280 metri. I suoli sono abbastanza simili, meno argillosi e più sassosi in superficie, per limitare i rischi d’erosione le vigne sono state piantate perpendicolarmente alle pendenze. I suoi 0.85 ettari rappresentano la denominazione francese meno estesa. È un monopolio da sempre di proprietà della famiglia Liger-Belair, ma fino alla costituzione di questo Domaine fu data in affitto alla Maison Bouchard et Fils di Beaune che ne provvedeva alla vinificazione.

Dobbiamo premettere che conoscendo la grande reputazione di questo vino siamo già emozionati quando Luis-Michel estrae il campione da assaggiare da una delle 14 botti. È un grande vino sa svelare il suo fascino discretamente e proporre le sue complessità lentamente …
Quando lo assaggiamo si mostra immediatamente con una forza dirompente, il tutto in assoluta armonia ed equilibrio, i tannini sono vellutati aggiungendo al finale interminabile una grande eleganza.
La perfetta armonia lo rende già godibile in questa fase.
Un emozione indescrivibile …. 18-18.5/20

Anne Gros a Vosne-Romanée

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on ottobre 11th, 2008

I Gros rappresentano una delle dinastie più importanti nel panorama viticolo della Côte d’Or. Anne Gros, Michel Gros, Anne Françoise Gros e Gros Frère & Soeur sono domaines uniti da legami di parentela. Anne rileva nel 1988, le proprietà del padre François, in seguito, nuove acquisizioni raddoppiano la superficie a vigneto fino raggiungere gli attuali 6.5 ettari. Le sue proprietà sono quasi interamente occupate dal pinot nero, vigneti tra cui spiccano gli appezzamenti situati nei Grands Crus di Clos Vougeot, Richebourg ed Échezeaux. La passione per il vino, la porta, nel 1984, ad intraprende gli studi in enologia e coltura della vigna, continuando così la lunghissima tradizione famigliare. È una persona ferma sulle sue convinzioni “la coltura della vigna è importante e deve avvenire in armonia tra l’uomo e il territorio. Il pinot nero è una varietà dura da lavorare, è il vitigno più ingrato ma pure quello che da le maggiori soddisfazioni. Le diverse tecniche di lavorazione hanno un’influenza sulla qualità delle uve, un’adeguata lavorazione dei suoli favorisce infatti una perfetta alimentazione degli acini, dando origine a vini in grado di esprimere al meglio le tipicità dei territori. In cantina sono scelti metodi naturali, con fermentazioni attivate da lieviti indigeni; le macerazioni avvengono in vasche di cemento per un periodo di 12-15 giorni. L’elevazione dei vini dura circa 16 mesi con percentuali di legno nuovo a seconda del livello delle denominazioni: 80% per i Grands Crus, 50% per le Appellations Villages e il 30% per quelle Regionali. Tutto questo per ottenere vini fruttati eleganti e armonici”.


Anne ci propone una piccola verticale di tutte le sue “appellations”: la recente vendemmia 2007 dai fusti di legno, l’annata 2006 non ancora imbottigliata e le straodinarie bottiglie dell’annata 2005.

Haut Côte de Nuits Rouge 2007
È una cuvée nata nel 2000, è frutto di una sola vigna (1.73 ettari) situata a Concœur, comune che sovrasta Vosne-Romanée, zona posta a 400 metri d’altezza, rivolta verso est ed esposta ai venti.
Si presenta di colore rubino scarico con ricordi di piccoli frutti di bosco, un vino snello e fresco con tannini delicati per nulla invadenti. Il finale è piacevole, un vino da consumare abbastanza giovane. Buono 13.50-14/20

Haut Côte de Nuits Rouge 2006
Conferma una intensità cromatica abbastanza scarsa, aromi delicati e fini su note di ciliegia e bacche, in bocca è delicato, i tannini sono morbidi, una bella freschezza caratterizza un piacevole finale di media lunghezza. Buono. 14-14.50/20

Haut Côte de Nuits Rouge 2005
L’eccezionalità dell’annata ha dato origine ad un vino con un po’ più di corpo, morbido e di migliore equilibrio, lineare e preciso. Buono. 15/20

Bourgogne Rouge 2007
Il suo Burgogne è una cuvée di tre diverse parcelle (Les Champs d’argent, Les Glapigny, Les Pasquiers) situate nella pianura compresa tra Vosne-Romanée e Nuits-Saint Georges ad est della nazionale N74. Qui le vigne hanno un’età di 15 anni, poggiano su terre pesanti, ricche e umide, molto povere di ciotoli.
Un vino di colore scarico, delicato e fruttato, la struttura è di media consistenza, diretto e vivace, senza grandi pretese. Buono. 13.5-14/20

Bourgogne Rouge 2006
L’impronta è simile al precedente, definisce precise note di ciliegia e violetta, qui l’estrazione dei tannini è più spinta anche se non supportati perfettamente dalla struttura, il finale è di media lunghezza. Buono e pulito. 13.5-14/20

Bourgogne Rouge 2005
Anche qui l’omogemeità della vendemmia ha arricchito il vino di maggiore struttura, identificata da una magliore maturazione del frutto, da tannini più vigorosi ma più maturi e da un finale di maggiore persistenza. Buono e discreto. 15/20

Chambolle-Musigny La Combe d’Orveaux 2007
Questo liuex-dit si trova nella parte più alta della collina di Chambolle-Musigny, al confine con Vosne sovrastando l’omonimo Premier Cru. È esposto a levante, in una vallata che si apre su un cono di deiezione dove si situano Échezeaux, Grands-Échezeaux e Clos de Vougeot. Questa parcella di 1.10 ettari ha condizioni climatiche estreme molto freddo in inverno e molto clado in estate. È composta, per la metà, da vigne di 45 anni e per l’altra di 6 anni, il suolo è molto ciottoloso e ricco di detriti.
Il vino che genera è delicato e fine, la texture è suadente e di buona lunghezza, i ritorni sono fumé. Delicato. 15-15.50/20

Chambolle-Musigny La Combe d’Orveaux 2006
Di colore rubino scarico, i ricordi sono di fragola e petali di rosa, l’attacco presenta una buona materia, i tannini sono vigorosi, evidentemente d’ammorbidire, ma ben integrati nella struttura generale. Il finale ha una bella persistenza marcata da una fine mineralità. Buono. 15.5-16/20

Chambolle-Musigny La Combe d’Orveaux 2005
Acquisisce maggiore spessore e personalità in quest’annata, all’olfatto presenta la consueta qualità, il frutto è pieno e perfettamente maturo, fragola, ribes, rosa canina e violetta, ben integrate da equlibrate sfumature boisé. La bocca ha maggiore volume ma sempre elegante, ha forza e decisione che conferiscono al finale una lunga e piacevole persistenza che termina con ritorni minerali. Molto buono. 16.50/20

Vosne-Romanée Les Barreaux 2007
È una piccola parcella di 0.39 ettari oramai centenaria, situata nella parte più alta (circa 280 metri) di Vosne-Romanée rivolta verso nord-est, le terre, che ricoprono la roccia, sono scure ricche di elementi calcarei.
Il vino ha una maggiore presenza e vigore in rapporto a quello assaggiato finora, un vino che ricorda i piccoli frutti di bosco, mirtilli, piccole bacche, more selvatiche, … È masculino e teso, ben diretto dall’acidità e dalla mineralità. Ottimo. 16-16.5/20

Vosne-Romanée Les Barreaux 2006
Il colore ha più intensità e profondità, i ricordi sono densi e maturi, frutti di bosco, ciliegia nere, liquirizia, rosa canina, pepe … caratteristiche che confluiscono in un vino levigato e consistente, la tensione è garantita da una bella freschezza che garantisce un’ottimo potenziale d’invecchiamento. Molto buono. 16.5-17/20

Vosne-Romanée Les Barreaux 2005
È austero e rigoroso sfuma su note selvaggie, fumé e spezie orientali. L’attacco è discreto a cui fa seguito una bella progressione di sensazioni, dirette, tese e persistenti, il finale è fresco e minerale. Molto buono. 17/20

Échezeaux 2007
In pochi hanno assaggiato questo vino che per Anne Gros rappresenta l’ultimo nato, 0.76 ettari di vecchie vigne, che si vocifera, furono lavorate da Henri Jayer.
Negli anni ‘30 quando nacquero le Denominazioni d’Origine della Borgogna vennero associati ad una parcella di 3.5 ettari conosciuta con il nome di Échezeaux Haut o Échezeaux du Dessous 8 vigneti adiacenti: En Orveaux, Les Poulaillères, Les Treux, Les Rouges du Bas, Les Cruots, Les Loächausses, Les Champs Traversins e Clos Saint-Denis, terreni fino ad allora classificati Premiers Crus da Jules Lavalle nel 1855. Il Grand Cru attuale è dunque recente, fu costituito nel 1937. Si snoda confinando con Musigny e La Combe d’Oreaux, a nord, e sovrastando Grands-Échezeaux e Clos de Vougeot. Il vino che genera è di grande eleganza e di equilibrata struttura, diretto e longilineo, perfettamente levigato da tannini dolci. Solo l’evoluzione potrà garantirci un vino d’eccellenza. 17-17.5/20

Anne Gros è mondialmente riconosciuta per l’unicità dei suoi Clos Vougeot Le Maupertui e Richebourg.

Quando, nel 1098, l’abbazia di Cîteaux fu creata solo le parcelle della parte alta dell’attuale Clos de Vougeot erano conosciute e valorizzate. Nel secolo successivo varie donazioni contribuirono a portare la superficie sino agli attuali 50.6 ettari rendendolo il più vasto Grand Cru della Côte de Nuits. Sovrastato a nord dal Musigny e a sud dal Grand-Échézeaux, circonda l’omonimo castello costruito dai monaci a partire dall’anno 1150 per onorare l’abate di Cîteaux. Rimase di un’unica proprietà fino al 1889 quando sei commercianti acquistarono il vigneto dando inizio al primo frazionamento delle varie parcelle. Di dimensioni eccezionali per un Grand Cru, si estende su leggere pendenze (3-4%) ad un’altezza compresa tra i 240 e i 265 metri; è frammentato in 134 parcelle con 80 proprietari diversi, aziende che, salvo Château de la Tour, vinificano i loro vini al di fuori delle mura di cinta. In generale i vini prodotti sono frutto di assemblaggi di varie parcelle, ma negli ultimi anni alcuni produttori che vantano lotti nelle zone alte più pregiate elaborano dei crus nel cru, l’esempio è dato da Anne Gros che produce un Clos de Vougeot Grand Maupertui una parcella di poco meno di un ettaro dove i ceppi più vecchi furono impiantati nel 1905. Situato nella parte sud-ovest del clos proprio al confine con Grands Echezeaux, trae il proprio nome da “millepertuis” una pianta di fiori gialli usata in dermatologia.

Clos Vougeot Grand Maupertui 2007
Al naso ha ovviamente difficoltà ad esprimersi causa la malotattica in corso, il frutto è comunque di perfetta maturazione. L’attacco è diretto, deciso e nervoso, la struttura tannica è, come sempre, di prim’ordine; chiude con una lunga persistenza. La materia promette un’ottimo potenziale. 17-17.5/20

Clos Vougeot Grand Maupertui 2006
Anche se non ancora imbottigliato mostra maggiore definizione, è leggermente ancora marcato dal legno, poi sfumano frutti neri maturi e profondi, spezie dolci, cuoio, liquirizia, … Al palato è vibrante, succoso, potente e di grande progressione, la struttura prevede tannini maturi e levigati; la chiusura è di grande distinzione e persistente. Di grande potenziale. 17.5-18/20

Clos Vougeot Grand Maupertui 2005
Si propone con un bel colore rubino intenso, gli aromi sono avvolgenti di ciliegie ben mature, cassis, prugne, castagne, liquirizia, chiodi di garofano, pepe, incenso e spezie orientali, … Al palato offre morbidezza, forza ed eleganza, equilibrato in tutte le sue componenti. Il finale è di assoluto livello e persistenza, la chiusura ci offre solo in parte le emozioni che saranno percepite con l’affinamento. Assolutamente grande. 18.5/20

La specificazione Richebourg apparve per la prima volta nel 1512, prima questa parcella, interamente di proprietà del monastero di Saint-Vivant, era conosciuta con il nome di La Gueuppe. Fu smembrata e divisa tra varie comunità religiose, tra cui l’abbazia di Cîteaux che contribuì ad elevarne la gloria. I monaci cistercensi si occuparono direttamente della lavorazione della vigna, delle raccolte e della vinificazione che avveniva nelle cantine del Castello di Clos de Vougeot. Venduta, dopo la Rivoluzione, come bene nazionale fu aquisita da un uomo d’affari parigino che la suddivise tra parecchie famiglie locali, questo spiega l’attuale frammentazione tra una dozzina di proprietari. Nel 1924 alla parcella originale è aggiunta quella sottostante di Les Varoilles-sous-Richebourg, portando la superficie totale a poco più di 8 ettari e confermata l’11 settembre 1936 con l’attribuzione della denominazione Grand Cru. È il più a nord dei Grands Crus di Vosne, idealmente situato in media collina è separato da La Romanée e da Romanée-Conti da un sentiero. Poggia su un sottile strato, che raramente supera i 30 centimetri, vegetale e argilloso frammisto a detriti sassosi.
La parcella di proprietà di Anne Gros è sitata nel lieu-dit Les Verroilles e occupa 0.6 ettari, è prevalentemente orientato verso est, nord/est esposto alle correnti d’aria che provengono dalla vicina vallata, caratteristiche che determinano una maturazione ritardata degli acini. Questa vigna fu impiantata tra il 1930 ed il 1946.

Richebourg 2007
Il vino, come dice il suo nome, evoca ricchezza di materia, vigore e personalità, l’architettura è sostenuta da tannini levigati che rinfrescati da una bell’acidità danno un lunghissimo finale. Ci è piaciuto molto in prospettiva e ha un grande potenziale davanti. 17.5-18/20

Richebourg 2006
È di un bel rubino sostenuto, l’impianto aromatico è maturo e denso con sfumature di fragola e cassis, rosa, spezie dolci. Invade la bocca mostrando grande ricchezza e profondità il tutto ben diretto da una magistrale freschezza che contraddistingue pure il lunghissimo finale, i ritorni sono floreali e boisé. Grande avvenire. 17.5-18/20

Richebourg 2005
I profumi si sviluppano con sfumature avvolgenti e profondi, sfilano note mentolate, spezie orientali, muschio, sottobosco, ciliegia nera, mora, liquirizia, … L’attacco è carnoso, tutte le sensazioni si sviluppano con grande intensità ed equilibrio, tutte confluiscono in un lunghissimo finale. Assolutamente grande e da attendere nell’evoluzione nel corso dei prossimi 10-15 anni. 18/20

Una degustazione che ha confermato lo stile di Anne Gros, sulle denomianzioni meno importanti i vini sono molto piacevoli e fini; dove i territori lo permettono i vini sono di grande potenziale e longevità, ma tutto nel rispetto di una grande purezza.

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