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"Spesso la condotta di un uomo, riscaldata dal vino, non è che l'effetto di ciò che, negli altri momenti, avviene nel suo cuore" J. J. Rousseau
 

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Cena da Arturo ristorante Cavolonero a Firenze

Posted By Franco Traversi on marzo 20th, 2009

Devo dire che di emozioni ne abbiamo avute molte, non ci aspettavamo dei sangiovese così vecchi in una forma così smagliante, mi hanno colpito veramente soprattutto questi vini:

Chianti classico 1958 riserva Badia a Coltibuono Gaiole in Chianti:

Un color rubino tendente all’aranciato me ben vivo, petali di fiori appassiti, frutto ancora presente, dei tocchi balsamici, erbe officinali, tabacco lievissimo, di un bilanciamento incredibile, un vero godimento palatale, non sono certamente vini di una grande struttura ma semplici e godibilissimi nonostante i suoi 51 anni.

Vorrei aggiungere delle curiosità tratte dal sito aziendale:

La Conoscenza di Badia a Coltibuono non può prescindere da una degustazione delle sue annate storiche. La vita di questi preziosi vini ha avuto origine in una realtà che aveva mantenuto intatte le sue caratteristiche per secoli. Una realtà agricola di stampo medioevale, condotta dal fattore e dai mezzadri che ne abitavano le case coloniche. La consuetudine era di produrre vino nei singoli poderi e di questo il migliore era destinato alle cantine del “padrone”: la Riserva. L’affermazione di Badia a Coltibuono come azienda è iniziata propriamente alla fine degli anni ‘50 col definitivo tramonto della mezzadria; le notizie che seguono sono il frutto di memorie tramandate a voce dagli anziani ancora tra noi. Queste Riserve provengono dai vigneti di Montebello e Argenina a Monti in Chianti, piantati negli anni 30. In quegli anni la superficie totale dei vigneti era di 27 ettari , con un sesto d’impianto 220 x 80 a disposizione di cavalcapoggio e rettochino; vigneti impervi, per dirla con parole di oggi. Le varietà: Sangiovese 65%, Canaiolo e Ciliegiolo 15%, Trebbiano e Malvasia 20%.

I vigneti erano lavorati a trazione animale de concimati con stallatico, solo a partire dal 1968 hanno iniziato ad essere usati i trattori a cingoli Fiat 411. L’uva, verso i primi di ottobre, era ammostata dal mezzadro stesso in tini di legno aperti della capienza di 90 hl e una volta entrato in fermentazione era follata con il bastone per immersione del cappello. I primi tini di cemento sono degli anni 70. L’ammostatura avveniva in presenza di raspi. Dopo 15 giorni circa il mezzadro consegnava in fattoria la parte padronale della svinatura che veniva sottoposta alla pratica del governo nella cantina storica dell’Abbazia. Alla luna di Marzo il vino era tolto dalle vasche del governo e messo in botti di legno di castagno nella cantina padronale. All’interno di queste botti venivano messi alcuni tiranti scoperti per aumentarne il colore. Dopo due travasi all’anno ed un tempo incalcolabile di permanenza nelle botti delle cantine di Badia a Coltibuono, molti di questi vini sono stati messi in bottiglia solo nei primi anni ‘80. Archivio delle Riserve Storiche Chianti Classico D.O.C.G. La visione pionieristica di Piero Stucchi-Prinetti che già dagli anni ‘50 credeva nella possibilità di un Chianti Classico di grandissima qualità, quando quasi tutti lo consideravano un vinello quotidiano, è all’origine della fortunata Selezione di Riserve Storiche di cui oggigiorno Badia a Coltibuono può ancora disporre. Custoditi per anni nelle cantine della Badia, in antiche botti di legno di castagno, questi vini rappresentano un assaggio di storia del Chianti Classico, una traccia sensibile ed importantissima dell’evoluzione di un territorio. Le Riserve Storiche di Badia a Coltibuono sono un’occasione unica per apprezzare la capacità d’invecchiamento dei vini a base di Sangiovese, uva di altissima tradizione; se ben conservati sono capaci di maturare per un tempo lunghissimo acquisendo sempre maggiori aromi e complessità.

Fattoria Selvapiana Chianti Rufina Riserva 1962:

bel colore rubino ancora vivo con riflessi aranciati, frutti piccoli e prugna, un delizioso sottobosco e note balsamiche caratteristiche, una freschezza costante e incredibile, bevibilità estrema e godibilissima con un equilibrio perfetto, chapeau!!! Si parla troppo poco di questa azienda del Chianti Rufina, baluardo storico della viticoltura in questa Val di Sieve, ma quando ci troviamo di fronte ad un vino meraviglioso come il Chianti Rufina della Fattoria di Selvapiana del 1962 allora bisogna fare qualche riflessione e cercare di capire come mai i produttori di allora erano così bravi, cosa abbiamo perso nel frattempo, perché non abbiamo continuato la strada gia intrapresa allora. Si parla di un produttore di nome Francesco Giuntini, degli anni 50-60 quando esisteva ancora la mezzadria e le vigne venivano coltivate dai contadini, in poderi numerosi che facevano riferimento alla fattoria, della quale il proprietario si serviva di un “fattore” che aveva il compito di fare da intermediario fra l’azienda e i contadini, praticamente un amministratore che però doveva conoscere molto bene le esigenze di entrambi. Normalmente, in quella zona il vino era, lo è tutt’oggi, un bene del quale i contadini traevano le risorse finanziarie per viverci, magari insieme al bestiame e altre prodotti della terra. Come erano le vigne in quel periodo? Mi diceva Federico l’altra sera a cena, che erano maritate, si usavano i pioppi, alcune erano di piede franco, i vitigni autoctoni, allora non si conoscevano i vitigni alloctoni, di conseguenza si pensa che oltre al Sangiovese, ci fosse del canaiolo, colorino, della malvasia nera e importantissimo allora, pure il trebbiano toscano. Era usanza vendemmiare molto tardi, sempre dopo il 10 Ottobre, del resto Rufina è una zona fresca, come dicevo sopra in mezzadria veniva diviso fra il contadino e il proprietario ciò che la terra donava, le uve destinate venivano fermentate in tini tronco conici di castagno, essendo la parte più alta della Val di Sieve ricca di castagneti, vi ricordo che il/i bottaio/i rimasti provengono ancora dalla Rufina; si usava il governo toscano, che molti di voi sapranno in cosa consisteva. Una volta terminata la doppia fase di fermentazione il vino veniva messo in botti grandi, sempre di castagno, dove ci stava per almeno 5 anni, si usava anche il cemento in quell’epoca. La mia sete di sapere sarebbe stata tanta, ma non volevo disturbare troppo Federico Masseti Giuntini Antinori, ci siamo dati un appuntamento per approfondire la nostra conversazione e non vorrei perdermi altre notizie della Fattoria di Selvapiana, aggiungo dicendo che la bottiglia del 1958 bevuta non è stata mai ricolmata, le ricolmature riguardano le annate 1956 e 1958, inoltre Francesco Giuntini era cugino degli Stucchi di Badia a Coltibuono, per questo ci ritroviamo alcune similitudini di mano fra i due prodotti.

Brunello di Montalcino 1979 riserva Tenuta Argiano Montalcino:

Colore rubino con unghia granata, fiori appassiti, ricco ancora di frutto, fine e fresco, elegantissimo con note di tabacco e cuoio, avvolgente e complesso, con una bevibilità incredibile.

Andamento climatico
L’andamento stagionale in generale ha avuto un decorso molto incerto con precipitazioni anche nel periodo estivo. Durante il periodo estivo, causa le precipitazioni, le temperature in alcuni casi sono state sensibilmente al di sotto della media stagionale. Anche durante la vendemmia sono state riscontrate alcune precipitazioni con temperature fresche. La maturazione delle uve é stata regolare malgrado la produzione fosse alquanto rilevante.

Vinificazione
La vendemmia ha avuto luogo gli ultimi giorni di ottobre, la buccia ed il suo patrimonio polifenolico erano di buon valore con corredo zuccherino elevato permettendo così una macerazione di 20-22 giorni.

Invecchiamento
Il vino ha iniziato il suo invecchiamento a fine dicembre in botti di rovere di Slavonia dove il suo equilibrio polifenolico si é perfezionato per quarantadue mesi.

Chianti Classico 1995 riserva Castello di Rencine Castellina in Chianti:

di un rubino brillante, caratteristici profumi di ribes e ciliegia, al palato è fine e succoso, con una trama tannica molto equilibrata con le altre componenti, finale lungo e godibilissimo, una vera interpretazione di Chianti Riserva.

Non riesco a capire come mi possa essere sfuggita questa azienda, non è da me, il motivo forse è che ne fanno solo 7.000 bottiglie, è un vino che mi ha talmente entusiasmato che ho telefonato a Riccardo e Guido per avere più notizie, comunque l’arcano è stato svelato, Giulio Gambelli è il loro consulente da oltre 60 anni, andrò a trovarli a breve per approfondire la conoscenza di questa azienda chiantigiana.

Chianti Classico 1999 Le Trame - Podere le Boncie Castelnuovo- Berardenga:

 Adoro i vini di Giovanna, specialmente quando hanno fatto dell’affinamento in bottiglia, sono più lunghi di altri a maturare ma sono molto longevi, quando ti capitano in questa forma sono veramente una goduria, lo definirei affascinante con una fragranza di frutto elegante e fine, terroso, minerale, spezie molto fini, un bilanciamento e equilibrio straordinario, veramente un gran bel vino, complimenti!!!

 Cesari 1999 Tenuta di Valgiano- Valgiano – Lucca:

 Un colore piuttosto marcato, ciliegia e more di rovo, pietra focaia, concentrato e potente, ma piuttosto pesante.

Chianti Rufina vigneto Bucerchiale 1999 Fattoria Selvapiana Rufina:

 Rosso rubino carico, frutta a bacca nera, buona dolcezza , potente e corposo, menta, tabacco, vaniglia, con una buona freschezza finale.

Querciagrande 1999 Podere Capaccia Radda in Chianti:

 Non è il tipo di vino che preferisco, sarà un mio limite, frutta matura e liquirizia, abbastanza pesante.

Rosso di Montalcino 1998 la Cerbaiona - Giulio Salvioni Montalcino:

 Giulio non si smentisce mai, il suo rosso, anche se con anni su le spalle, ha fatto un’ottima figura a dimostrazione che nonostante l’annata media si può sempre fare un’ottimo vino:

 Chianti Classico Poggio delle rose 1998 riserva Castell’in villa Castelnuovo Berardenga:

 Tipico Chianti di una azienda molto tradizionale, note floreali e di bosco, una ottima dolcezza, incenso, speziatura fine, molto elegante e equilibrato, con un finale accattivante.

Il Carbonaione 1994 Podere Poggio Scalette Greve in Chianti:

Rubino carico, frutta rossa matura, mora mirtillo, gelso, spezie che ricordano il pepe bianco, note mentolate e di eucalipto, il tutto con un buon equilibrio e corposità, finale lungo.

Anfiteatro 1990 Vecchie terre di Montefili Greve in Chianti:

 Rosso di ottimo corpo, profumi fruttati di amarena e ribes, grafite, ancora in forma.

Il Sodaccio di Montevertine 1990 Montevertine Radda in Chianti:

Vero sangiovese di Radda, molto maschio ccon delle note animalesche ma nello stesso tempo i classici profumi di violette e ciliegia marasca, leggera prugna e amarena, terroso, ma un velluto in bocca, grazie Martino.

 Chianti Classico 1990 riserva Castell’in villa - Pignatelli Castelnuovo Berardenga:

Rielabora le note del precedente con una terziarizzazione più presente.

Hanno un po’ deluso Chianti classico 1990 riserva Podere Capaccia Radda in Chianti Villa Antinori riserva 1955 castello di Brolio riserva 1957

bottiglie probabilmente mal conservate: I Sodi di San Niccolò 1998 Podere Salicutti-Brunello di Montalcino 1998 Il Poggio Monsanto 1995.

 Alcune notizie storiche sul territorio della Rufina Il nome della località deriva dall’antico nome di persona “Rufina”, essendo quest’ultimo riconducibile sia al nome di persona etrusco “Ruvfni” che a quello latino “Rufenus” o “Rufinus”. L’origine e lo sviluppo del borgo di Rufina ebbe inizio intorno al XIII secolo tuttavia in quell’epoca l’area corrispondente al comune attuale si trovava suddivisa in più parti, ciascuna della quali posta sotto differenti giurisdizioni. Il territorio si trovò conteso tra il Vescovado di Fiesole, i Conti Guidi e la Repubblica di Firenze. Quest’ultima ebbe la meglio all’inizio del XIV secolo annettendo il borgo alla cosiddetta Lega di Diacceto, oggi corrispondente all’odierna città di Pontassieve. Una parte del territorio restò invece sotto la giurisdizione formale del Vescovado di Fiesole ma continuò a subire l’influenza di Firenze. Sotto il dominio fiorentino, dapprima con il casato de’ Medici e successivamento con quello dei Lorena, il borgo di Rufina sviluppò e consolidò la propria economia che si incentrò prevalentemente sulla coltura di pregiati vigneti dai quali veniva prodotto un ottimo vino. Sebbene Rufina accrescesse nel tempo la propria ricchezza economica, essa continuò a rivestire un ruolo politico marginale poichè si trovava ancora accorpata alla Lega di Diacceto, che nel 1736 venne elevata al rango di Podesteria in seguito alle riforme lorenesi. All’inizio dell’Ottocento, quando il territorio venne occupato dai Francesi di Napoleone Bonaparte, il territorio di Rufina venne separato dalla Podesteria di Diacceto e inglobato nella nuova comunità di Pelago. L’odierno comune di Rufina nacque solo in un periodo successivo all’Unità d’Italia che avvenne nel 1861 ad opera di Vittorio Emanuele II di Savoia.

Confirmation: maison Albert Morot à Beaune.

Posted By Patrick Maclart on marzo 17th, 2009

Arnaud CHOPPIN a repris le flambeau de Mademoiselle Françoise CHOPPIN, sa tante, qui a dirigé ce beau domaine durant des décennies. Mademoiselle CHOPPIN avait certes du caractère, mais s’avérait être une hôte délicieuse. Quelques repas ensemble m’ont fait passé d’excellents moments.

Depuis, le style des vins a quelque peu changé. Les extractions sont plus fortes, les tannins plus appuyés, mais le vin n’a rien perdu de sa personnalité. Le style s’est modernisé mais la volonté d’élaborer un grand vin est toujours présente. Comme dans les bonnes maisons, la tradition a fait un mariage de raison avec le progrès. Le résultat : une gamme de vins profonds et savoureux.

Ce domaine d’une dizaine d’hectares s’étend sur les plus beaux climats de Beaune : Bressandes, Teurons, Toussaints, Cent Vignes, Marconnets. Il possède aussi une superbe vigne à Savigny, la Bataillière.

Contrairement à ce qu’on lit dans le Parker, les vins ne sont pas bon marché. Toutefois, par leur originalité, leur qualité de haut vol et le soin qui leur est apporté, ils méritent leur prix. Je n’ai jamais rien dégusté de décevant chez Albert Morot. L’habillage sobre souligne l’élégance et la classe de ces vins.

Je retiens dans la pléïade des 1ers crus disponibles en millésime 2006 (six) :

le Beaune 1er cru « Marconnets » à la robe sombre, au nez distingué et profond, plus minéral que fruité. La bouche « terroite », c’est franc et droit. L’attaque et le développement sont énergiques, Les tanins sont beaux, avec une superbe expression en finale. De garde, un Beaune qui “pommarde”.

le Beaune 1er cru « les Grèves » riche, au nez de fruits noirs et à la longueur impressionnante (le meilleur pour moi). Ca souffle dans les voiles !

le Beaune « Cent Vignes » au nez variétal avec de jolies notes de myrtilles. La bouche a l’attaque marquée par la chauffe du fût, développe bien sur un vin à la bonne acidité. Bonne amplitude, tanins présents, belle harmonie d’ensemble, notes acidulées.

le Beaune 1er cru « Bressandes » plus parfumé que les précédents, avec des flaveurs rappelant la fraise, et une rondeur en bouche très agréable, comme une caresse.

Je n’ai pas noté le Savigny “la Bataillière”.

Patrick Maclart

Incontro con Marco Parusso

Posted By Stefano Ghisletta Giorgio Buloncelli on marzo 15th, 2009

Finezza, Equilibrio, Bevibilità e Digeribilità.

Questo è l’obiettivo che accompagna Marco Parusso nella produzione dei suoi vini. Convinzioni anche controverse e che non piacciono a tutti gli appassionati, soprattutto a quelli dei Baroli tradizionali, ma che non intaccano assolutamente le sue certezze. È una persona provocatoria, anche con se stesso, decisa nel difendere le proprie idee ma capace di mettersi in discussione in ogni momento qualora ci fosse qualche cosa che non lo convinca.

“Non essendo un metodico cerco d’osservare le nostre vigne, d’interpretare ed adattare il lavoro alle loro necessità. L’obiettivo è quello di ottenere terre vive, ben ossigenate e rispettate aiutandole, se necessario, con degli apporti organici che rendono le viti reattive, più sane e in grado d’offrirci uve di perfetta maturazione e capaci d’esprimere il valore del nostro territorio. Anche in cantina non abbiamo un modo definito di vinificare ma abbiamo un obiettivo ben preciso da realizzare, cioè la ricerca assoluta dell’equilibrio e dell’armonia.Vini di carattere, ricchi ma molto fini dove la struttura tannica si fonde al meglio con la materia. Negli ultimi anni abbiamo spinto sul concetto di digeribilità, cercando di produrre vini con un alto grado di bevibilità, fattore un po’ perso in questi ultimi anni. Voglio ottenere dei Baroli più accessibili e godibili, meno difficili e scontrosi, bottiglie che non necessitano di essere aspettate una decina d’anni prima di essere godute a pieno”.

Parusso è un grande estimatore delle botti nuove, usate con grande maestria, infatti il loro influsso aromatico sui vini è equilibrato e ben fuso nella struttura generale. Il loro effetto micro-ossigenatore è fondamentale nello stabilizzare il più velocemente possibile i vini rendendoli molto resistenti all’ossidazione, infatti i suoi Baroli mantengono il loro carattere per molti giorni dopo la stappatura. Il loro apporto influisce anche sulla qualità dei tannini rendendoli vellutati e molto fini.

È straordinario notare come i suoi concetti sono perfettamente evidenziati nella degustazione dei vini.

I Sauvignon

Marco Parusso non fa mai cose banali, una quindicina d’anni fa ha voluto impiantare del Sauvignon a scopo sperimentale. Amante dei vini della Borgogna, avrebbe voluto lavorare dello Chardonnay ma il risultato non lo avrebbe soddisfatto, così decise per il Sauvignon. I vigneti si dividono tra Monforte d’Alba e Castiglione Falletto, le vigne più giovani sono destinate alla produzione del Langhe Bianco, mentre quelle che superano i 15 anni generano il Bricco Rovella.

Langhe Bianco Sauvignon 2008 (appena imbottigliato)

È di fine esuberanza, ha una nitida impronta esotica, è intenso, vivace e nervoso, ha una discreta grassezza e una fresca sapidità. Piacevole.

Langhe Bianco Bricco Rovella 2006

È un bianco di spessore, ogni passaggio della vinificazione, fermentazione alcolica, malolattica e maturazione per 12-15 mesi, avviene direttamente in piccole botti. Sorprende per maturità e finezza. Gli aromi sono di pompelmo e ananas, accompagnati da sfumature speziate per nulla stancanti. Al gusto rivela un bell’equilibrio tra grassezza, freschezza e sapidità.

Langhe Bianco Bricco Rovella 2000 (in magnum)

Ecco quello che non ti aspetteresti da un Sauvignon piemontese, la capacità di durare tranquillamente 10 anni. Il suo colore è magnifico, non dimostra affatto la sua età, un giallo dorato accompagnato da una brillante vivacità. Gli aromi sono freschi e complessi: albicocca, pesca, sotto bosco, polvere, … L’attacco è morbido e di buon volume, poi si sviluppa con agilità, solo sul finale è evidenziata una sfumatura di mandorla tostata. Un vino sempre vivo.

Le Barbere

La Barbera è coltivata in località Ornati a Monforte d’Alba. Due sono le etichette: l’Ornati, proveniente dalle giovani vigne, e la Superiore, nata  invece da ceppi di oltre 30 anni.

Barbera d’Alba Ornati 2007

Ha una dolce ed intensa espressione aromatica dove si evidenzia la purezza del frutto: lamponi, mora, sfumature floreali. È intenso, voluminoso e caldo, forse troppo, manca un po’ di freschezza ed equilibrio ed anche il finale è leggermente asciutto. Ne parliamo con Marco che esprime i suoi dubbi sulla tenuta del  tappo, infatti degustiamo un’altra bottiglia che subito mostra un altro equilibrio.

Barbera d’Alba Superiore 2006

È una gran bella Barbera, coniuga tutte le sensazioni che ne fanno un vino di alto livello. Gli aromi sono meno esuberanti della precedente ma che finezza e che complessità: il frutto ha una equilibrata maturità, le note di lampone e di mora si completano a meraviglia con quelle speziate e rinfrescate da una nota balsamica. La bocca è succosa e una viva freschezza bilancia alla perfezione la ricca componente alcolica, ha corpo e una struttura tannica non invadente e fine. Molto buona.

I Nebbioli

Il Nebbiolo è la vera passione di Marco Parusso, è la varietà con cui si è fatto conoscere ed apprezzare nel panorama enologico. Salvo le giovani vigne dedicate alla produzione del Langhe Nebbiolo, possiede pregiate parcelle nei crus della Bussia, Mariondino e Coste Mosconi in generale prodotti singolarmente.

Langhe Nebbiolo 2007

In quest’annata è un “piccolo Barolo”, ricco, maturo, con delle sfumature calde di frutta rossa e floreali. Ha un attacco ampio, si sviluppa con tannini dolci e vellutati, il finale è equilibrato e di buona lunghezza. Introduce alla perfezione la gamma dei Baroli. Buono

Barolo 35° anni 2005

La vendemmia 2005 coincide con il 35° dell’azienda, quindi perché non celebrarli con una cuvée speciale dove sono convogliate tutte le uve Nebbiolo da Barolo ?
“Un  vino come faceva mio padre” esclama Marco.
Non è un’annata monumentale ed il vino racchiude già belle sensazioni: finezza, purezza del frutto, eleganti sfumature speziate ed una fresca nota balsamica. Non ha una grande potenza ma lascia la bocca vellutata, ben rinfrescata e pienamente soddisfatta. Molto buono.

Una parte di questo vino non è stato imbottigliato e darà vita alla Riserva Oro 2005 che potremmo apprezzare solamente tra 10 anni. Vuol dire che attenderemo con pazienza … 

Barolo Bussia 2004

Questa è stata un’annata molto favorevole per la zona del Barolo, una di quelle che originano vini di lunga durata. Il Bussia questa sera è in buona forma e si svela con qualità e definizione, sfilano sentori di mora e ciliegia, petali di rosa, tabacco, cioccolata e una nota balsamica. In bocca anche se è già gradevole evidenzia la sua giovinezza, ha una struttura equilibrata e fitta ma ha assoluto bisogno di tempo ed ossigenazione per sviluppare tutto il suo grande potenziale. Già bevibile ma attenderemmo alcuni anni per avere un eccellente prodotto. 

Barolo Riserva Oro 1999

Gran finale con questa “special cuvée”, un vino che viene commercilizzato solamente dopo 10 anni e che sfata il concetto che se un Barolo è godibile in fase giovanile poi paga in longevità. Dalla degustazione emerge un vino che necessità di aria per esprimersi, poi la complessità si sviluppa con freschezza ed eleganza. È potente, grasso  e ricco, la grana dei tannini è sottilissima e vellutata, ha energia e si allunga verso un finale di assoluta completezza. Gran vino, già penamente apprezzato ma che saprà svilupparsi nel corso del prossimo decennio.

Il feedback avuto nei giorni successivi la serata ha voluto premiare la nostra proposta e le scelte di Marco Parusso. Un sincero grazie da parte nostra a Marco e a Gabriele per la riuscita della serata.

Visita a Bonneau du Martray a Pernard-Vergelesses

Posted By Arturo Dori on marzo 13th, 2009
Il domaine Bonneau du Martray si trova nel comune di Pernard-Vergelesses a pochi chilometri a nord di Beaune in direzione di Digione. La particolarità di questo domaine è che tutta la sua produzione di vini, sia bianchi che rossi, rientra sotto la denominazione grand cru : Corton Charlemagne per i vini prodotti con uve Chardonnay e Corton per quelli prodotti con uve Pinot nero. Le vigne si trovano nel versante sud-ovest della collina de le Charlemagne dalla caratteristica forma a panettone, e sul versante ovest della coteau di Corton. L’estensione è poco più di 6 ettari e mezzo nella parte di Aloxe-Corton e di poco più di 4 ettari e mezzo in quella di Pernard-Vergelesses; di questi, 9.5 ettari composti da 15 differenti parcelle che producono il Corton Charlemagne e 1,5 di due differenti parcelle, che producono pinot nero. L’età media delle vigne è di circa 40 fatta eccezione per una parcella nel territorio di Charlemagne reimpiantata con chardonnay circa 4 anni fa e non ancora in produzione.

Il proprietario e viticultore Jean-Charles le Bault de la Morinière alleva le sue vigne in modo biologico da oltre 10 anni. Durante la vinificazione non utilizza lieviti selezionati dicendo di non averne mai avuto bisogno ma sostenendo anche che, qualora se ne rendesse necessario l’utilizzo, non avrebbe problemi nel farlo adducendo che senza l’utilizzo di lieviti specifici non si avrebbe, per esempio, la splendida varietà di formaggi che ha reso famoso nel mondo il suo paese.

Abbiamo degustato i vini inbottigliati, ad eccezione dell’annata 2006 ancora in botte fino alla seconda metà di Aprile; il 2007 non è stato possibile degustarlo perchè era in corso la malolattica. Corton Charlemagne grand cru 2004 : un po’ chiuso all’inizio, pare che sia la normale evoluzione di questo vino che tende a chiudersi dopo i primi 2/3 anni dalla messa in bottiglia per riaprirsi successivamente; burroso, grasso, ingresso in bocca abbastanza potente con spiccata componente acida; finale molto lungo. Corton Charlemagne grand cru 2005 : naso potentissimo con note di tostatura, caffè e burro di cacao; spiccata mineralità , ingresso in bocca potente con bellissima acidità non spigolosa. Vino davvero bellissimo anche se più nell’aspetto olfattivo che gustativo. Corton Charlemagne grand cru 2006 : naso molto delicato ed elegante, non potentissimo; note minerali spiccate, ingresso in bocca piacevole con acidità un po’ sfuggente; finale non lunghissimo. Corton grand cru 2005 : naso molto piacevole, forse un po’ ruffiano con frutta in piena evidenza, lampone e fragolina di bosco in prevalenza; tannino un po’ aspro, leggermente astringente; bella mineralità, finale non lunghissimo. Corton grand cru 2006 : un po’ chiuso al naso, note spiccate di tostatura; in bocca presenta un residuo di carbonica che lo rende leggermente pizzichino sulla lingua; tannino verde, quasi amaro. Direi che la qualità dei vini bianchi di questo domaine è di gran lunga superiore a quella dei pinot nero; l’annata 2005 è stata davvero una spanna sopra le altre come ormai tutti i produttori, e soprattutto i folli prezzi sul mercato, ci avevano fatto capire da tempo.

Dégustation Vosne-Romanée 2004

Posted By Patrick Maclart on marzo 12th, 2009

J’ai organisé une dégustation de Vosne-Romanée 2004 ce 2 mars 2009 à Chalon-sur-Saône. Les vins ont été achetés pour la plupart chez les cavistes locaux et choisis en fonction des disponibilités.

CONDITIONS DE LA DEGUSTATION

Excepté un vin, toutes les bouteilles ont été acquises 3 semaines avant la dégustation. Les vins ont été conservés dans ma cave fraîche et humide.
6 heures avant la dégustation, les vins ont été aérés par la technique “out & in”, soit carafés pour aération puis remis dans leur bouteille.
J’insiste : la dégustation a eu lieu à l’aveugle.
Les notes sont retranscrites dans l’ordre de la dégustation des vins. La liste des vins participants a été transmise aux dégustateurs. Les notes ci-dessous sont mes notes personnelles et n’ont pas été “retouchées”. La distinction entre villages et premiers crus n’a pas été faite.

1 - Village - Jean GRIVOT 15/20
Robe légèrement évoluée. Nez mûr, alcool un peu marqué, fruits rouges (fraises), encore discret. Bouche à l’attaque souple, fruitée en milieu de bouche, qui évolue sur une impression mûre (beurre). Finale à la jolie acidité, mettant de la fraîcheur.

2 - 1er cru Suchots - Richard MANIERE 16/20
Nez fruité, groseilles, charmantes notes de crème à la vanille, animal et floral en fond de nez. Bouche à l’attaque nerveuse, assez virile, avec une belle expression de terroir. Belle longueur qui revient très fort. Pas prêt, évolution positive.

3 - Village - Bertrand MACHARD de GRAMONT 16/20
Nez fumé, minéral, boisé bien marqué (ce qui m’a permis de reconnaître immédiatement le propriétaire), fruité moins évident. Bouche à l’attaque encore rugueuse, fermée, longueur très bien faite. Dans un style un peu “international” mais très bien fait. C’est la concentration et la touche qui me font apprécier ce vin.

4 - 1er cru les Chaumes - Armelle & Bernard RION 13/20
Nez de fruits rouges, cerise griotte, typique du pinot, vinification un peu “old school”. Bouche acide, tendue, nerveuse. L’acidité est trop présente et je ne prédis pas une évolution favorable à ce vin.

5 - Village “aux Réas” - domaine GERBET 14/20
Nez aux notes animales, fruits confiturés, assez discret. Bouche difficile, acerbe, peu agréable. Pas d’évolution positive. Cependant, la rétroolfaction me fait douter et je remonte ma note initiale. A revoir.

6 - 1er cru “les Rouges du Dessus” - propriétaire que je tais 10/20
Nez réglisse, assez simple. Bouche astringente, nerveuse, alcool marqué, désséchant, c’est gâché. Vin indigne du niveau de l’appellation et totalement en retrait par rapport aux autres.

7 - 1er cru “les Orveaux” - MONGEARD-MUGNERET 15/20
Nez lard fumé typique de ce propriétaire, parfums de rose, notes animales. Très légère dilution à l’attaque qui est discrète, mais au développement intéressant. Très belle longueur, rétro impressionnante. En devenir, promet et tiendra.

8 - Village - René ENGEL 17/20
Nez viandé, cerise griotte, encore discret. Notes végétales en bouche, mais du bon végétal. Développement très intéressant, magnifique longueur. Rétro plus long qu’un final de Verdi. C’est avec émotion que je déguste le dernier millésime de l’excellent Philippe.

9 - 1er cru “les Beaux Monts” - Michel NOELLAT 15/20
Le style du propriétaire est facile à reconnaître à l’aveugle ! Tout en charme et délicatesse. Joli nez charmant, cassis, fleurs, féminin. Fait presque penser à certains Chambolle. L’attaque est discrète, qui évolue sur de jolies choses, cerises fraîches, réglisse. Pas spectaculaire mais joli style fin.

10 - Village - MEO-CAMUZET 16/20
Joli nez fumé, très pinot. Belle bouche veloutée, très Vosne, avec un boisé encore bien marqué, mais qui à mon avis se fondra. Léger creux en milieu de bouche. Longueur convenable, beau style moderne, belle acidité qui tend l’ensemble

Patrick Maclart

Un coup de coeur: domaine Erell Ninot à Rully - Côte Chalonnaise

Posted By Patrick Maclart on marzo 11th, 2009

Il existe pour l’instant une véritable émulation en côte chalonnaise. Une poignée de jeunes loups s’agitent, et quelques vignerons intelligents suivent le pas. Lors de mes dernières dégustations, cette région a été une source de véritables découvertes.

La raison de ce mouvement ? Des prix éxagérés dans bien des appellations qui décidément ont chaud aux oreilles ! Acheter certains vins discutables aux alentours de 20 € parce qu’ils sont issus de côte de Nuits ou de Beaune ne dure qu’un temps. Le consommateur n’est plus un imbécile. La multiplication des médias ne peut que le renseigner.

J’ai découvert ce domaine de 10 hectares lors de nombreuses dégustations. Mais ma rencontre avec Erell, la fille des propriétaires et qui reprend le domaine, remonte à quelques mois. Cette charmante jeune dame donne accès à une gamme de vins de haut niveau, sapide, personnelle, en respectant la finesse des crus de Bourgogne. Les prix sont encore raisonnables. Il faut compter dans les 12 €.

Mon enthousiasme est à la hauteur du vol de ses vins racés, élégants, à la facture sans tâche. Que cette région suive cette jeune locomotive.

 

DEGUSTATION

J’ai dégusté :
un Rully blanc « la Barre » au très beau nez bien marqué de grand chardonnay. La bouche est bien faite, avec une prise de bois parfaite

un Rully 1er cru blanc « Grézigny » au nez parfait (je n’ai pas trouvé d’autres mots). Le vin étant brut de fût, on retrouve certes une très belle attaque, mais une finale diffuse, normale à ce stade d’élevage

un Mercurey 1er cru « les Crêts » au nez discret, fermé. La bouche dispose d’une très belle longueur et l’ensemble d’un potentiel énorme

un Mercurey « vieilles vignes » au nez superbe ! Fumé, cerise fraîche… La bouche est magnifique, disposant d’acidité, de tension, de longueur. Grand moment

Patrick Maclart

Côtes du Roussillon village: trop méconnus

Posted By Patrick Maclart on marzo 10th, 2009

Les côtes du Rousillon villages sont vraiment méconnus. Utilisant les mêmes cépages que leurs voisins ibères, ces derniers arrivent avec des appellations telles Priorat à vendre des bouteilles allègrement au dessus des 30 €. La qualité est pourtant souvent identique; la faculté peu commerçante des Français et un état inconscient de nos vraies richesses font la différence.

Un plantier de jeunes vignes dans des argiles rouges spectaculaires typiques du secteur de Baixas (prononcer Bèchass).

Le vignoble du Roussillon se situe à l’extrême sud de la France, dans le département des Pyrénées Orientales. L’appellation « côtes du Roussillon villages » ne concernent que les meilleurs terroirs de la région, située dans la partie septentrionale de la région, sur 32 communes. Quatre communes bénéficient de l’appellation avec le nom du village : Lesquerde, Caramany, Latour-de-France et Tautavel. Au sud de Perpignan, on produit depuis 2003 une appellation particulière : côtes du Roussillon « les Aspres ».

HISTOIRE

L’implantation de la vigne date du VIIème siècle avant J.C. Les marins grecs, attirés par les richesses minières de la région, débarquèrent dans la région. Le développement continua au Moyen-Âge, grâce à la réputation des vins doux naturels. Pour preuve, la codification de l’élaboration de ses vins fût éditée le 17 novembre 1299 à Perpignan par Jacques II, roi de Majorque. Le phylloxera toucha durement la région à la fin du XIXème siècle. Les vignes furent replantées et l’essentiel de la production jusque fin des années 70 entraient dans l’élaboration d’apéritifs bon marché et dans des cuvées de vins communs. Quelques locomotives, tels Hervé Bizeul, Paul Gardies ou Gérard Gauby, se lancèrent dans la production de vins de très haut niveau. Les autres se rendirent vite compte du haut potentiel de cette région. Si bien qu’on assiste régulièrement aujourd’hui à des élèves dépassant les maîtres.

Le château de Quéribus, citadelle cathare imprenable, véritable frontière entre les côtes du Roussillon et les Corbières.

GEOLOGIE

C’est l’une des plus complexes de France et du monde. On y trouve dans le nord-ouest du département (secteur des Fenouillèdes) des schistes noirs ; des sols d’arènes granitiques et gneiss au sud de ce secteur, vers Latour-de-France et Caramany. Sur Rivesaltes, ce sont des sols caillouteux des basses terrasses. Vers Thuir, ce sont des sols caillouteux typiques de ce secteur. Sur Argelès et Sorède, ce sont des sables caillouteux du piémont des Albères. Dans la vallée des Aspres, c’est un mélange de limon et d’argile. En général, dans les plaines, l’argile rouge domine.

CLIMAT

Le Roussillon a l’hydrométrie la plus basse de France : entre 500 et 600 millimètres d’eau par an, mais très mal réparties. En effet, l’ensemble des pluies tombe en 100 jours, soit entre octobre et décembre. Pour le soleil, c’est aussi l’un des plus importants de France avec plus de 2.500 heures de soleil par an, avec en été une température moyenne de 23,9 ° ! La topologie de la région influe aussi sur le climat. Amphithéâtre tourné vers ma Méditerranée, avec au nord le massif des Corbières, au sud les Albères et le Canigou à l’ouest, les vents s’en donnent à cœur joie ! Tramontane, Canigounenc, vent du nord, Marin, vent d’Espagne, Norbonnais et levant accélèrent l’évaporation au niveau de la plante et du sol. Cela a pour effet d’empêcher toute pourriture sur les raisins, entre autres.

CULTURE

La vigne est taillée en gobelet, à cause du vent, mais aussi par tradition. De plus en plus les vignes sont conduites par palissages, afin de faciliter le travail mécanique mais aussi d’augmenter la qualité des vins.

L’encépagement est le suivant :

LE GRENACHE NOIR apporte alcool, richesse et moelle, mais vieillit rapidement et mal, car tendance à oxyder. Il a besoin de beaucoup de soleil pour mûrir.
LA SYRAH apporte couleur, tanins et beaucoup d’arômes. Il augmente la longévité du vin mais c’est un cépage fragile à la sécheresse et à la pluie.
LE MOURVEDRE est un cépage tardif qui se plait bien dans cette région. Son pouvoir antioxydant en fait un allié de choix pour le grenache. Il apporte tanins, une palette aromatique intéressante et adore l’élevage sous bois. C’est un cépage originaire de la côte catalane.
LE CARIGNAN excellent cépage de coteaux, donne des vins de qualité à condition que son rendement soit limité. La macération carbonique lui convient à merveille.
LE CINSAULT n’a jamais connu une grande extension en Roussillon. Précoce, de vigueur moyenne, il donne des vins très fruités et peu colorés.
LE LLADONER PELUT est très semblable au grenache noir, si ce n’est qu’un degré alcoolique inférieur, et il est plus régulier dans sa production. De plus, son état sanitaire est meilleur. On le différencie du grenache à ses grains elliptiques, et à ses bourgeons velus, d’où son nom qu’on peut traduire de « grenache poilu ». C’est un cépage traditionnellement catalan.

Pour l’élaboration des vins, un assemblage de trois cépages minimum est obligatoire. Le carignan, vinifié en classique ou en carbonique, ne peut dépasser 60 %. Les cépages principaux sont aussi le grenache noir, le lladoner pelut et le cinsault. Les cépages secondaires sont la syrah, le mourvèdre et le macabeu. Ce dernier cépage, quoique blanc, peut entrer jusqu’à 10 % dans l’assemblage final en appellation côtes du Roussillon. Inutile de dire que ce n’est jamais le cas.

Au niveau terroir, on peut dire en généralité que le terroir de Lesquerde, reposant sur des arènes granitiques, produit le plus fin des villages ayant droit à la mention sur l’étiquette. Ensuite, Caramany, avec ses sols de gneiss, produit lui aussi des vins fins et fruités, dans un registre plus rond. Latour de France, avec son terroir de schistes bruns, est dans un registre de moyenne puissance, en harmonie, avec des notes typiques de grillé et de fumée, qu’on retrouve aussi dans les Fenouillèdes (terroirs de schistes noirs). Latour de France est actuellement le village qui progresse le plus, ayant été il est vrai quelque peu à la traîne. Tautavel est le plus puissant, avec un caractère viril, assis sur ses terres argilo-calcaires. Des années sont nécessaires à sa pleine expression.

Autre point important : dans les côtes du Roussillon villages « Caramany », « Lesquerde » , « Latour de France », et pour 50 % en « Tautavel », le carignan doit être vinifié en macération carbonique.

La sécurité impose le respect des panneaux de signalisation. Là, il faut marquer l’arrêt.

DEGUSTATION

L’ensemble des dégustations ont eu lieu soit in situ, soit chez moi. Les notes sont personnelles.

Domaine ARGUTI - côtes du Roussillon village rouge “le Grand A” 2005 (secteur Fenouillèdes) ***
Le nez est végétal, frais, typique de cette haute région du Roussillon, avec des notes complexes de sucre roux, de truffe, avec de jolies notes florales évoquant la lavande. La bouche est tendue, vineuse, avec une jolie acidité mais avec un boisé entêtant. La longueur est moyenne, l’alcool est un peu trop marqué, le tout terminant assez long. Perfectible.

Domaine ARGUTI - côtes du Roussillon blanc “le Grand A” 2005 ****
est constitué à moitié de grenache gris et blanc. Sous un nez miellé, riche, boisé, se découvre un vin ample, riche, généreux, profond, sapide. Une grande bouteille de caractère où le plus difficile sera de supputer sa durée de vie.

Domaine BOUDAU - côtes du Roussillon villages rouge “cuvée Henri Boudau” 2005 ****(*)
Tellement savoureuse. La syrah s’exprime bien dans cet assemblage où entre aussi le grenache et le carignan. La bouche est concentrée, savoureuse. Un grand vin à un prix modique

Domaine BOUDAU - côtes du Roussillon rouge “Héritage” 2005 ***(*)
issu de tout vieux grenaches de près de 100 ans, en élevage court. C’est un vin excitant, en rien comparable. Le nez est multiple, avec des notes de prunes mûres, de garrigue, de thym, avec des parfums de noyau. La bouche ne présente que peu de tanins, mais une matière et un caractère indéniable. Pour surprendre et se laisser surprendre, mais difficile en gastronomie.

château de CALADROY - côtes du Roussillon village rouge “cuvée des Schistes” 2005 ****
A dominante syrah. Il présentait un beau nez discret mais agréable, avec de la fraîcheur, des parfums de pâte de fruits. La bouche est bien plus expressive, profonde, longue, avec de jolies notes cacaotées. Une pointe d’amertume en finale vient ajouter un sérieux à cette jolie vinification.

Domaine CAZES - côtes du Roussillon village rouge 2003 ****
Vraiment superbe. Un nez complexe de réglisse, de cuir et de tabac. La bouche, dotée d’une structure tannique impressionnante, donne une sensation d’ampleur et de longueur hors du commun.

Clos des Vins d’Amour - côtes du Roussillon village rouge “cuvée 1 + 1 = 3″ 2005 **
A forte dominante grenache, le vin présente un nez agréables de fruits rouges, avec des notes minérales. Cependant, une impression acide déjà au nez se confirme en bouche, avec un fruit aigrelet. La bouche est moyenne sans plus. La note eut été meilleure sans cette vilaine acidité.

Domaine de la Coume Majou - côtes du Roussillon village rouge “cuvée Coume Majou” 2005 **
A grosse dominante de grenache noir. Le nez présentait des notes curieuses de goudron, de brûlé, de fruits pas mûrs. La bouche présentait un léger perlant à l’attaque, avec un ensemble peu agréable. Pas de rondeur et une longueur moyenne.

Mas de la Devèze - côtes du Roussillon village rouge “la 66″ 2005 ***
Issu de rendements faibles, l’élevage est traditionnel. Le nez présente des notes d’amandes fraîches et de groseilles, avec des arrière notes d’iode. Les parfums sont plutôt discrets. L’attaque en bouche est bonne, développant sur des notes chocolatées. Belle expression de matière, bien meilleur en bouche qu’au nez.

Domaine GARDIES - côtes du Roussillon village rouge “la Torrè” 2005 *****
Simplement incommensurable. Sous un nez complexe de prune rouge fraîche, de torréfaction, de cuir, de garrigue, une bouche vous invite à la sensualité, à la profondeur, à la réalité d’un grand terroir. La concentration est hors norme, l’impression gustative exceptionnelle, la longueur comme un final de Verdi. Parmi les meilleurs vins que je n’aie jamais dégustés.

Domaine GARDIES - côtes du Roussillon blanc “les Glaciaires” 2006 ****
Au nez de pommes vertes, de raisin, avec des notes vanillées légères. La bouche est équilibrée, avec un gras et un boisé chic rares dans cette région. C’est un vin gastronomique.

Domaine GARDIES - côtes du Roussillon rouge “les Tertiaires” 2005 ****
Est bien fait, avec un fruité net, des notes torréfiées et de terre fraîche. La bouche est équilibrée, harmonieuse et finit long. Beau pour une entrée de gamme.

Domaine JOLIETTE - côtes du Roussillon rouge “cuvée André Mercier” 2002 **(*)
A la robe légèrement tuilée et au nez de prunes et d’épices. La bouche dominée par les tanins trouve rarement un bon équilibre. La concentration est quand même intéressante.

Domaine JOLIETTE - côtes du Roussillon village rouge “cuvée Romain Mercier” 2005 ***
Bien meilleur que le précédent. Le nez étant dominé par des parfums fruités nets (myrtilles), avec des notes de sucre roux. La bouche dispose de tanins bien maîtrisés, qui viennent étayer l’ensemble. Beau boulot.

MAS AMIEL - côtes du Roussillon village rouge “Carrérades” 2005 *****
présente un nez subtil, complexe, profond, avec des notes de cannelle, de sucre roux, des notes beurrées, le tout sur un beau boisé chic. La bouche est belle, complète, riche, avec une pointe d’alcool bien présente mais qui devrait se fondre avec le temps. Rond, beau, long et vibrant.

Château Saint-Roch - côtes du Roussillon village rouge “Kerbuccio” 2003 ***
Millésime délicat pour ce domaine ayant déjà la main lourde sur le boisé. Dans ce cas, même si le nez reprend bien les arômes du mourvèdre (minéral, terre, prune) qui s’avère superbe, la bouche déçoit par une matière trop compacte, trop boisée, et asséchante en finale. Le millésime n’arrange rien.

Clos MASSOTTE - côtes du Roussillon rouge “Corail d’Automne” 2004 ****
Exception pour ce simple CDR. Même si le nom n’est pas des plus judicieux, le vin est impeccable. Marqué au nez par les fruits à l’alcool, des notes torréfiées, de garrigue, de cerises, la bouche est complète, structurée, épicée, riche, avec en milieu de bouche le fruit qui donne son gras et sa rondeur. Une gourmandise, un bonheur. Pourvu que Pierre-Nicolas transforme cet essai en pays d’ovalie.

Olivier PITHON - côtes du Roussillon village rouge “Saturne” 2004 ***(*)
Intéressante, plus complexe, plus cérébrale que la moyenne dégustée, et difficilement accessible. C’est un vin de patient, ou d’intellectuel. A revoir car le potentiel semble énorme.

Château PLANEZES - côtes du Roussillon village rouge 2005 ****
Belle réussite pour ce vin de coopérative. J’ai trouvé un vin bien fait, avec un joli nez, large, épicé, aux arômes de fraises et des notes évoquant le bourbon. La bouche est bien faite, ample, large, charnue, mais les tanins finissent hélas un peu sec. Très belle bouteille quand même. Il semble pouvoir tenir quelques années.

Domaine SARDA-MALLET - côtes du Roussillon rouge “Terroir de Mailloles” 2004 *****
J’ai été époustouflé. Pas d’autre mot possible ! Des notes de cacao, de cerises à l’eau-de-vie, de garrigue, avec pour survoler tout ça des arômes de truffe et des impressions minérales. Toute grande cave se doit d’avoir ces perles noires (ou rouge foncé). Un vin de connaisseur avisé.

Domaine SEGUELA - côtes du Roussillon village rouge “Candalières” 2004 ***(*)
Au nez opulent de cannelle et prunes, avec une bouche grasse et structurée, finissant rond et bien.

Domaine SEGUELA - côtes du Roussillon village rouge “Jean-Jullien” 2004 *****
Superbe ! Le nez évoque les fruits murs (prunes, fraises) ainsi que les fleurs (violette). La bouche est structurée, équilibrée, et dotée d’une belle trame tannique.

Domaine SEGUELA - côtes du Roussillon village rouge “Planète” 2004 ****
Corsée, difficilement dégustable dans sa prime jeunesse. La présence de mourvèdre ne facilite pas la chose. Le vin est corsé, boisé, et doté de tanins puissants. Il faudra le goûter à nouveau après quelques années de garde pour se faire une idée plus précise. Mais il y a du vin, de la matière, et un potentiel stratosphérique.

Jean-Louis TRIBOULEY - côtes du Rousillon village rouge “l’Alba” 2005 X
Dieu que le vin naturel peut agacer quand il est comme ça. Ce vin présentait lors de la dégustation un nez tellement mauvais : scatologique, pommes pourries, vieux cidre, que l’aventure n’a pas été poussée plus loin. Je pense que ce vigneron veut faire partie de la mouvance des « vins naturels », élevés et embouteillés sans soufre. Je ne suis pas du tout convaincu par cette méthode ; le résultat que j’ai eu dans mon verre tant ici que chez bien d’autres vignerons de cette même « tribu » me le confirme. Ce sont des vins qui peuvent bien jouer à domicile, mais qui s’effondrent à l’extérieur.

Les Vignerons de Caramany - côtes du Roussillon village rouge “Huguet de Caraman” 2005 ****(*)
Magnifique réussite pour cette coopérative habituée aux médailles et éloges pour cette cuvée. Sous une robe sombre noir, développe un nez de prunes, de vanille, de caramel, de porto. L’alcool ne domine pas le vin élégamment habillé d’un joli boisé. La bouche est large, avec toujours ce joli boisé. L’amplitude est très bonne, dotée aussi d’une belle longueur. Très joli vin.

Une photo partielle des participants aux dégustations. Qu’on aime ou qu’on déteste, Mas Amiel est indéniablement une locomotive pour les Maury en vins doux naturels, mais s’est imposé aussi avec ses vins classiques.

Patrick Maclart

I migliori crù al Benvenuto Brunello 2009

Posted By Franco Traversi on marzo 7th, 2009

Mastrojanni - Schiena D’Asino 2004:

rubino leggermente acceso, floreale viola e rosa canina,  fruttato ciliegia, amarena, mora, ottima balsamicità e speziatura molto fine, equilibrato e persistente, con tannino presente ma non  sbilanciato. 

 

Il Marroneto - Madonna delle Grazie 2004:

colore abbastanza consistente, macchia mediterranea e terrosità, ricco e strutturato, ancora non perfettamente integrato l’alcol con l’acidità, con dei tannini fini e setosi.

 

Tiezzi - Vigna Soccorso 2004:

proviene da una vigna vecchia e in altura, non molto marcato al colore, dimostra ottimo carattere, una corposità media, ottima mineralità e sapidità, un tannino ben bilanciato.

 

Collelceto - Elia 2004:

potente e strutturato, con una ottima speziatura e alcuni sentori di cioccolato e caffè, ancora del legno da assorbire, ma sicuramente la bottiglia gli gioverà molto.

 

Mocali - Vigna Raunate 2004:

vino che si basa sull’eleganza e un buon connubio di fiori e frutta, lieve speziatura e un giusto equilibrio in tutte le sue componenti.

 

Sesti - Phenomena 2003:

rubino acceso, frutta di sottobosco, molto intenso e persistente, terroso e cioccolatoso, con la venatura dolce e appagante, comunque sostenuto da una buona acidità, il tannino molto setoso.

 

Lisini - Ugolaia 2003:

rosso leggermente granato, profumi eleganti e marcati, morbido ma strutturato e equilibrato, non è a livelli del 2001 ma un’ottima interpretazione dell’annata, finisce con dei tannini mai aggressivi.

 

Il Poggione Riserva 2003:

sempre un grande equilibrio e pulizia di un’azienda che mantiene le tradizioni del sangiovese fatto in grandi numeri, ma con grande attenzione alla qualità.

 

Col D’Orcia - Poggio al Vento 2001:

rubino intenso con dei riflessi granati, un continuo passaggio di fiori, frutta e spezie fini, intenso e carnoso, con una pulizia e un bilanciamento che sono incredibili, veramente sinuoso, con tannini finissimi anche se presenti, tenetelo in cantina e stappatelo fra 15-20 anni.

 

Per quanto riguarda i Rossi si Montalcino del 2007, alcuni veramente straordinari, dei piccoli capolavori, quasi dei Brunello:

Le Macioche

Piancornello

Uccelliera

Salvioni

 

Seguono a ruota:

Tenuta Friggiali

Argiano

Capanna

Caprili

Col D’Orcia

Il Poggione

Canalicchio di Sopra

Quercecchio

Colombaio

Pacenti Franco-Canalicchio

Sesti

Siro Pacenti

Talenti

Lambardi

Lisini

Mastrojanni

Sesta di Sopra

Mocali

Ferrero

Col di Lamo

Castello della Velona

Pian delle Querci

Il Poggione

Pietroso

Poggio dell’Aquila

Le Potazzine 

Stella di Campalto San Giuseppe 2006

Poggio di Sotto 2006

Pian Dell’Orino 2006

 

Aziende emergenti al Benvenuto Brunello 2009

Posted By Franco Traversi on marzo 6th, 2009

Pian delle Querci:
Si trova nella zona nord di Montalcino, ad un’altitudine di circa 250 m.s.l.m. ha 8 Ha di vigneto dei quali 6 a Brunello, l’allevamento della vigna è a cordone speronato basso, 70 cm, il terreno tufaceo-argilloso molto ricco di scheletro, è un’azienda a conduzione familiare ma con un vignaiolo di grande esperienza come Pinti Vittorio.
In cantina non vengono usati nessun tipi di lieviti, fermentazioni controllate in acciaio, molto lunghe, poi botti grandi da 50 Hl di Garbellotto, i loro vini sono il risultato di ciò che la terra in quella zona può dare.
Il Brunello del 2004 si presenta con un bel rubino brillante, un connubio di fiori e frutta di bosco, molto elegante e pulito, una lunghezza media, ottima mineralista e sapidità, con un tannino ben integrato, non ha la potenza dei Brunelli della zona sud, ma l’eleganza e la sua dote.

Poggio dell’ Aquila:
Questa azienda è nata dalla scissione o divisione con Il Poggiolo, è situata nella zona sud-est a un’altitudine di 450 m.s.l.m.Renzo Cosimi usa botti grandi e tonneau da 500 lt.
Il suo Brunello 2004 è di un rubino medio, sentori di frutta rossa sotto spirito, balsamico, un accenno di liquirizia, corposo e lungo, con dei tannini ben amalgamati.

Ferrero:
Claudia Ferrero non ha bisogno di presentazioni è una bravissima produttrice e enologa, del resto con un marito come Pablo Harri è difficile sbagliare un vino.
Il suo Brunello 2004 si presenta con un colore rubino medio, ottimo frutto fresco e un bilanciamento fra lunghezza corposità e integrità, molto pulito come sempre, un tannino ancora presente ma è poco che è in bottiglia.

Quercecchio:
Posta a sud-ovest di Montalcino verso Camigliano.
Il Brunello del 2004 ha un rubino brillante fiori pansè, frutta marasca, pulito, abbastanza corposo una buona sapidità, degli accenni tartufati, un tannino ancora presente.

Castello della Velona:
(da non confondersi con La Velona-Monade 90)
Si trova a sud-ovest di Montalcino, 5 Ha di vigneto diviso in vari appezzamenti, sesti d’impianto 180×0,80° cordone speronato 4-5 capi a frutto, in cantina si usano botti da 25/30 Hl.
Il Brunello 2004 è rubino medio, profumi di fiori come la viola, frutti rossi maturi visciola, corposo e speziatura fine e elegante, molto maschile con dei tannini setosi.

Stella Viola di Campalto San Giuseppe:
L’ho lasciata per ultima solo perché questa bravissima produttrice è una realtà ormai affermata, che dire di Lei, che mi sorprende sempre di più, data la sua bravura e passione che ci mette nella vigna e ne i suoi vini, essi sono il frutto di tanti sacrifici, si perché Stella si occupa a tempo pieno di tutto, è Lei il braccio e la mente dell’azienda e i suoi vini non sono altro che il risultato finale.
L’azienda San Giuseppe consta di circa 15 ettari fra bosco e vigneti circa 6 ettari, con densità di circa 5.500 ceppi per Ha . Le vigne sono:
Vigna al Leccio sud-ovest 340 s.l.m. iscritta Brunello, Vigna Curva sud-ovest 320 s.l.m. Brunello, Vigna al Sasso sud-est 290 slm Brunello,Vigna Bassa sud 270 s.l.m. Brunello, Vigna all’Ulivo ovest 280 s.l.m. iscritta per 800 metri a Brunello e per 5000 metri Rosso di Montalcino Vigna al Bosco sud 240 s.l.m.
Ognuno dei sei vigneti può considerarsi un piccolo Cru con una propria personalità e un proprio carattere: che viene quindi vendemmiata e vinificato singolarmente depositato singolarmente in uno o più tini. Perciò le vigne vengono curate con attenzione che merita il voler preservare l’ecosistema che circonda i vigneti e l’azienda.
L’ azienda è certificata BIO dal 1996 e applica metodi biodinamici dal 2002.
Quest’anno è uscito il suo primo Brunello, ma da assaggi effettuati in cantina avremo per alcuni anni dei vino straordinari, a me in modo particolare mi affascina il Brunello del 2005.

Il Brunello del 2004 si presenta con:
di un colore rubino come una pietra preziosa, profumi di viola, iris, giaggiolo, frutto fresco di bosco ribes, lampone, fragolina, ciliegia, minerale, terra, carne, leggere note balsamiche, un tocco di ginepro e mirto, con una venatura leggermente dolce, il tutto con estrema pulizia e un bilanciamento perfetto, tannini setosi.

Benvenuto Brunello 2009

Posted By Franco Traversi on marzo 2nd, 2009

Come consuetudine cerco di poter degustare tutti i vini che vengono presentati ad ogni edizione, pertanto il mio giudizio si basa su di una percentuale di circa 85% dei produttori, alcuni non partecipano al Benvenuto Brunello tipo Biondi-Santi, Case Basse, Cerbaiona, Costanti, Val di Cava, ne consegue che cercherò di assaggiarli in altre sedi.

I rimanenti, non presenti sono stati degustati ad altri incontri, fra questi, Pian dell’Orino, Salvioni, Podere Salicutti, Stella Viola di Campalto San Giuseppe. L’annata 2007 sarà veramente interessante visto l’assaggio dei Rossi di Montalcino. L’annata del Brunello di Montalcino 2004: in questo momento ho trovato dei vini molto indietro e chiusi, di conseguenza non pronti, sarà pure una fase statica per la materia. La temperatura di servizio non è stata ottimale, vini freddi al mattino, maggior tannino, vini molto più caldi al pomeriggio, frutto maturo e quasi evoluto, note terziarie, infine le luci non adeguate che falsavano il colore. Ho notato che probabilmente qualche Brunello è stato troppo in legno, diciamo stanchezza, l’acidità c’è, ma il tutto ancora non ben assemblato, nel tempo tutto si legherà equilibrando, magari con un maggior affinamento in bottiglia. Inoltre tanti cambiamenti positivi per il nostro amato Brunello.

Per quanto riguarda il Brunello 2004 mi sono particolarmente piaciuti:

Uccelliera: vera espressione di sangiovese maschio, ha tutto, frutto, struttura, carnosità, lunghezza, grande potenzialità, quella venatura dolce che è la caratteristica della zona di Sesta, tannini presenti ma fini, per i miei gusti il miglior Brunello della manifestazione.

Piancornello: floreale, corposo, sapido, lungo, con tannini ben bilanciati.

Pian Dell’Orino: molto equilibrato, pulito, media struttura, ma soprattutto elegante.

Poggio di Sotto: terroso, fine, pulito, e la solita eleganza di beva.

Salvioni: bel colore rubino, frutta fresca, strutturato e elegante, con tannini fini.

Sesta di Sopra: floreale, iris, pansè, frutto, marasca, macchia mediterranea, sapido e minerale, molto lungo, tannini ben integrati.

Sesti: fiori e frutto, corposità e lunghezza, nota dolce territoriale, buon bilanciamento dei tannini.

Lisini: pulito e preciso, con bilanciamento fra fiori, frutta fresca, balsamicità, e tannini finissimi.

Talenti: non delude mai, e soprattutto prevale la mano del produttore, vino che ha un equilibrio intrigante, estremamente pulito, elegante, e un tannino già integrato.

Tenuta di Sesta: adoro l’espressione del sangiovese che dà questa azienda, non sembra di stare a Sesta, trovo un’assomiglianza al “barolo”, non so se dipende dai cloni che hanno queste due aziende sorelle, l’altra è Collosorbo, che non era presente, i suoi vini sono riconoscibilissimi, cremosi, ferro-rugginoso, pietra focaia, leggera anguria e arancia, sembra evoluto ma non lo è, mantiene sempre queste caratteristiche, inoltre dei tannini finissimi e eleganti.

Siro Pacenti: i suoi vini non tradiscono mai, sono di una precisione maniacale e matematica, il tutto con equilibrio.

Mastrojanni: anch’esso molto equilibrato fra fiori e frutta, buon corpo e molto elegante, tannini fini.

Fossacolle: non è una sorpresa per me, conosco la bravura di Adriano, e dà i suoi maestri ha appreso il meglio, sa lavorare in vigna e in cantina è molto attento, i suoi vini sono sempre curati da una scelta delle uve, una tecnica non invasiva, ne consegue un vino bilanciato e corposo, balsamico, con dei tannini sempre fini e mai eccessivi, un bilanciamento perfetto.

Il Colle: si basa sull’eleganza, buon connubio fiori-frutta e grande mano del “maestro”.

Le Macioche: è un voto su la fiducia, il vino è ancora scomposto con alcuni sentori di pesca, non nitidissimo, ma quasi mai in questo periodo è pronto.

Mocali: pulito e equilibrato, non ha una grande struttura ma molto elegante.

Pacenti Franco- Canalicchio: una noticina verde e un tantino esile, ma siamo a nord dove predomina eleganza e mineralita.

Le Potazzine: anche se chiuso si intravedono le sue potenzialità, fiori e frutta coperti, salsa di soia, corpo lineare, tannini setosi.

Fattoi: ben bilanciato e fine, alcune note tartufate, ma non evoluto, ancora chiuso.

Podere Salicutti: un voto alla fiducia di un bravissimo produttore, in questo momento e un vino chiuso, ma conoscendone le caratteristiche lo aspetto.

Agostina Pieri: un bel ritorno di un produttore che si era un po’ perso, ma l’eleganza bilanciata con la corposità è una bella nota, un tannino ancora aggressivo, ma la bottiglia gli farà bene.

Fuligni: sempre una realtà della zona nord, dove finezza e mineralista vanno a nozze.

Il Poggione: non è facile fare 200.000 bottiglie di questo livello, ma il Sig. Bindocci ci mette tutta la sua passione e competenza, conosce a menadito le sue vigne e si dice che ci dorma pure in mezzo ai filari, meno male che ci ha pensato la moglie ad allevare i figli.

Caprili: un voto alla fiducia per un bravo produttore, vino chiuso, un tannino ancora presente, forse botte nuova.

Capanna: anch’egli deve aver usato botti nuove, vino ancora chiuso ma si sente che c’è materia fresca.

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